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Gennaio 2016

I paesaggi forestali intatti, ovvero le foreste incontaminate che ospitano una ricca biodiversità nativa e occupano almeno una superficie di 500 chilometri quadrati,stanno continuamente calando.Un paesaggio forestale cessa di essere intatto quando viene contaminato da strade o altra opera antropica.I paesi che hanno perso più foreste sono la Russia il Brasile e il Canada.La continua espansione dell’uomo ne è la causa.Queste aree, oltre che meravigliose, hanno un valore inestimabile, sono infatti fondamentali per lo stoccaggio del carbonio, ospitano oltre l’80 per cento delle specie terrestri animali e vegetali, regolano i regimi idrologici, e forniscono preziosi servizi ecosistemici. Eppure stiamo distruggendo i paesaggi forestali intatti ad un ritmo vertiginoso.

Il memoriale della Shoah ,sorto nella nuova piazza all’angolo di via Carracci ,a Bologna ,tutto in acciaio cor-ten che si corrode nel tempo,è stato pensato come un magnete: vuole attirare le persone, farle riflettere, discutere, pensare su quanto è accaduto nella storia: sulla Shoah e sui nomi che lo sterminio ha assunto nelle diverse lingue e culture che ha cercato di estinguere. Il simbolismo gioca un ruolo importante nel monumento. Non ci sono scritte – eccetto una targa con i benefattori che l’hanno reso possibile – ma è il luogo stesso a parlare: una piazza immacolata, sorta sopra la nuova stazione dell’alta velocità.

Spagna e Italia, i due paesi dove si producono la maggior parte dei prodotti freschi consumati in Europa durante l’inverno, a causa del gelo, della neve e della scarsità di luce solare di queste ultime settimane, causeranno l’aumento dei prezzi di frutta e verdura. Una delle zone più colpite dal brutto tempo delle ultime settimane è quella di Murcia, nel sud della Spagna, dove si produce circa l’80 per cento della frutta e della verdura fresche che vengono consumate in Europa durante l’inverno.

In Italia la zona più colpita è la Puglia dove il 70 per cento delle consegne è stato soppresso.Una catena di supermercati britannica, per fronteggiare la scarsità di prodotti,  sta importando insalata e altri prodotti freschi dagli Stati Uniti

I meravigliosi cani che aiutano a salvare tante vite, tra macerie e valanghe hanno giocato a salvare degli umani. Perché per i cani da macerie o i cani da valanga è un gioco trovare donne, uomini, bimbi sepolti ancora vivi o, a volte, purtroppo già morti. Imparano da cuccioli che non devono farsi distrarre: l’obiettivo è trovare l’essere umano. È dai primi del Novecento che la Croce Rossa arruola cani per compiti di supporto ai soccorsi.

Gli elementi base sono due, gli operatori e i cani ben addestrati. Il punto di partenza è il loro olfatto. Nonostante il fatto che il processo sia ancora sotto investigazione scientifica, si sa che i cani hanno una straordinaria capacità di fiutare l’uomo. Possono essere pastori tedeschi, border collie, golden retriever, schnauzer, pastori belga.
I più bravi riescono a sentire uomini sprofondati anche quattro metri sotto la neve. L’avvio dell’addestramento è da piccoli, già da cuccioli di 10 settimane, poi c’è un anno – un anno e mezzo di lezioni insieme all’addestratore, e infine da cinque a dieci anni di servizio, a seconda degli impieghi e delle caratteristiche dell’animale. Ennesimo, emblematico caso in cui la comunicazione tra uomo e cane, un rapporto magnifico, millenario, misterioso, realizza una missione comune di convivenza, di altruismo e di generosità.

La fiamma molto più luminosa di quanto si possa pensare, crea una realtà fantastica, una vibrazione onirica.

Nino Migliori

 

In questi giorni, nell’Oratorio di Santa Maria della Vita a Bologna, è possibile vedere la serie di foto fatte da Nino Migliori al Compianto di Nicolò dell’Arca utilizzando la sola luce di poche candele.
Di questa impresa Eugenio Riccomini ha così scritto: “Nino non ha certo voluto, o tentato di trarre qualche recondito significato, magari per accentuare, con l’oscurità, il nero gorgo del dolore senza fine, né scopo. E’ l’erede di quei pittori che dipingevano su fondi di buio, perché, si diceva, compito di chi ritrae il mondo è quello di illuminare ciò che gli occhi vedono. E così fa anche lui, con la candela in mano “

Si sono raccolti tanti soldi, ma poi si dimentica che il governo e le regioni hanno un progetto che si chiama Strategia Nazionale delle Aree Interne: bisogna dare un impulso immediato a questa strategia di cui non sa niente nessuno. Bisogna coinvolgere le popolazioni dell’Appennino su cosa fare per restare in quei luoghi. Non ci vuole chi gli va a montare le catene, possono farlo benissimo da soli. Ci vuole che l’Italia si ricordi che è un paese di paesi e di montagne. Dove d’inverno può arrivare tanta neve e dove la terra può tremare ogni giorno. In ultimo bisogna ricordare che le valanghe sono molto più veloci delle nostre manfrine burocratiche, fanno in una notte quello che non riusciamo a fare in tanti anni. 

Ci vuole un cantiere per l’Appennino, bisogna dire a tutti i giovani che ci sono che avranno lì lavoro per almeno dieci anni, perché l’Italia e il mondo devono salvare l’Appennino, perché è una terra sacra, è una terra che ha un patrimonio naturalistico e culturale unico al mondo.” Franco Armini è iniziato il quarto anno della programmazione europea 
e abbiamo speso il tre per cento dei soldi disponibili.

” Umanamente è una grande lezione, come tutte le sconfitte. Sa cosa mi spiace soprattutto? Non essere riuscito a far capire quanto fosse importante per l’Italia questa riforma. Abbiamo perso un’occasione che per decenni non ricapiterà. Ma nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire “.

Quindici anni fa lo psicologo inglese Cliff Arnal stabili che il terzo lunedì di gennaio era il giorno più triste dell’anno. Le motivazioni, oltre che climatiche, prendevano in considerazione le feste passate, il senso di colpa per il denaro speso e la ripresa del lavoro a pieno ritmo. Certamente le scarse ore di luce erano un altro motivo di malinconia. In Gran Bretagna è il giorno in cui ci sono più assenze dal lavoro.

In questi giorni un fenomeno, fortunatamente raro, ha creato gravi disagi alla circolazione e anche solamente ad uscire di casa :il gelicidio.

Quando sono in atto precipitazioni esse si trovano ad attraversare un spesso strato d’aria a temperatura positiva (come in questo caso in alto Appennino), i cristalli di conseguenza si fondono trasformandosi in gocce di pioggia. Se al suolo esiste uno strato d’aria fredda con una temperatura negativa di almeno 1-2 gradi, o più, le goccioline d’acqua, giungendo negli strati prossimi al terreno, pur trovandosi improvvisamente ad una temperatura inferiore allo zero, restano allo stato sopraffuso.  A quel punto esse congelano solo al momento dell’impatto con il terreno o con qualsiasi superficie esposta all’aria e formano uno strato di ghiaccio sottile e trasparente.

Haruki Murakami – Kyoto, 12 gennaio 1949

“Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.”
(Kafka sulla spiaggia)
Fin dal suo primo romanzo, “Ascolta la canzone del vento”, del 1979, Murakami si è imposto sulla scena letteraria giapponese come uno scrittore di primo piano che non sembrava appartenere alla tradizione nipponica. I suoi scenari metropolitani e i riferimenti alla cultura popolare occidentale (da Michel Polnareff ai Beach Boys, dai film di Peckinpah a Jean Seberg), perfino la forma della scrittura, debitrice a Fitzgerald e a Capote, piú che a Kawabata o Tanizaki, proiettavano la letteratura giapponese in spazi nuovi e inattesi. L’influenza della cultura occidentale su uno scrittore giapponese nato nel 1949 non era certo cosí sorprendente di per sé, anzi rispecchiava una formazione comune a un’intera generazione di giovani; ma era la prima volta che queste atmosfere venivano rappresentate nell’ambito della letteratura «alta». Alla sua attività ricca e costante di narratore e saggista, Murakami ha affiancato il lavoro di traduzione letteraria facendo conoscere in Giappone l’opera completa di Raymond Carver, oltre a numerosi racconti e romanzi di Francis Scott Fitzgerald, Truman Capote, Tim O’Brien, John Irving.

L’operazione Eye Pyramid  ha portato all’arresto di Giulio Occhionero, ingegnere nucleare  con la passione per l’hackeraggio, e sua sorella Francesca Maria Occhionero .

I due sono accusati di aver istituito «un centro di cyberspinonaggio per monitorare le istituzioni, il governo, esponenti di spicco della società e imprenditori» e di aver catalogato illegalmente per 5 anni «informazioni riguardanti lo stato di sicurezza» per creare dossier su politici, manager e banchieri, grazie a delle mail di phishing e ad un malware che permetteva a Occhionero di «ricevere regolarmente sul proprio personal computer tutti i dati carpiti dai computer delle vittime, inviandoli poi a un server