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Aprile 2016

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]O[/miptheme_dropcap]ggi è un bel giorno per nascere. Oggi nasce Il Tiro. Un luogo di incontro,di confronto, anche di scontro se necessario, sui tanti aspetti della vita del nostro tempo, con uno sguardo attento sul futuro che ci aspetta. Un luogo aperto a tutti coloro che non hanno smarrito la voglia di capire, di essere curiosi, e perché no di indignarsi di fronte alle ingiustizie grandi o piccole. In un momento di straordinari, profondi, a volte sconvolgenti cambiamenti, di cui spesso non capiamo le cause e che viviamo in solitudine, abbiamo sentito il bisogno di luogo in cui riconoscersi e ritrovarsi. Quel luogo non c’era. Per questo ce lo siamo costruito. Lo mettiamo a disposizione di chi vuole ritrovare il gusto di un impegno civile e culturale lontano da un dibattito spesso superficiale, vuoto, autoreferenziale. Partiamo oggi il 1° maggio, festa del lavoro e dei lavoratori.La festa che più di altre segna il riscatto di tutti coloro che grazie al loro impegno, talento, fatica,vogliono conquistarsi la possibilità di una vita degna di essere vissuta. Noi siamo da quella parte li. Siamo i figli ed i nipoti di coloro che tutto l’anno vestivano i panni del lavoro ma che il 1° maggio tiravano fuori il vestito buono perché ” tutti siamo signori e signore”. Anche in questo mondo cosi diverso e lontano da quello di allora sentiamo il bisogno di avere radici forti, valori solidi. Perché siamo consapevoli che senza radici e senza valori “sei come piuma al vento”. Per questo il Tiro. Un punto di riferimento capace di colpire, di mirare ai problemi, di tirare dalla parte giusta. Ecco perché ci siamo buttati in questa avventura. Con la voglia anche di divertici, anzi sopratutto di divertirci. Perché come ha detto lo scrittore indiano Tarun Tejpal ” due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili”. Noi siamo partiti voi chiedete il tiro e noi vediamo di aprirvi.

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]N[/miptheme_dropcap]on siamo giornalisti. Anzi, non facciamo i giornalisti e non scimmiottiamo i giornali. Proviamo a fare un’altra cosa, proviamo a creare un gruppo, una comunità, una palestra, un luogo dove chi ha voglia di raccontare la città, la regione, il nostro paese e gli altri paesi sia il benvenuto. Un posto dove ognuno deve trovarsi a casa. E spera di trovare qualcuno dall’altra parte della porta che abbia la stessa voglia di suonare, di leggere, di curiosare tra le cose del mondo.

Non siamo giornalisti (anche se qualche giornalista c’è) perchè siamo coscienti che fare informazione richiede una profesionalità specifica che non s’inventa. Ma, allo stesso tempo, sappiamo bene che sempre di più giornali e giornalisti lasciano aperte praterie dove si può fare informazione e riflessione. E’ in quelle praterie che si trova IL TIRO. Flash, lente d’ingrandimento, una porta che si apre: appunto. Questo vuole essere, senza confini di tempo, di luogo e di argomenti. Infatti ci sarà dentro di tutto: dalla politica al calcio, dalla cucina alla storia, dalla fotografia alla letteratura, da Bologna al mondo. Qualche curiosità, qualche chicca che da altre parti non si trova, qualche opinione che val la pena di leggere. Ci saremo dentro noi, ognuno con le proprie esperienze, con le proprie sensibilità, con le proprie competenze, con la propria visione della società e della politica. E’ chiaro che questa possibilità ci è data dal web, perchè anche solo 10 anni fa, fare questa stessa cosa, mettendosi lì a scrivere e stampare un giornalino, sarebbe stato impensabile. Invece un sito immateriale è possibile. Ma, come si diceva prima, l’ambizione è poi quella di passare dal giornale immateriale, dall’etereo blog, alla concretezza di una comunità di persone in carne e ossa che non si accontenta del virtuale.

Al di là di un po’ di retorica e di qualche parolone che scappa sempre in queste occasioni, è una piccola scommessa che val la pena di fare. Dietro di noi non c’è nessuno. Nel senso che non abbiamo sponsor, gruppi di pressione, partiti, linee politiche da difendere o propagandare. E’ per questo che davanti abbiamo solo la libertà di fare una cosa che ci piace e ci diverte. Speriamo che possa piacere, devertire ed essere utile anche a qualcun altro.

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]25[/miptheme_dropcap] aprile 2016. A Bruxelles riaprono finalmente tutte le stazioni della rete metropolitana. Tutte le stazioni, inclusa Maalbeek, dove lo scorso 22 marzo un terrorista islamico si fece esplodere causando 16 morti e decine di feriti. Dopo settimane di servizio parziale, la MIVB/STIB, società del trasposto pubblico brussellese, ha avuto il nulla osta dalle autorità di sicurezza per riaprire a pieno regime tutte le linee del metro. Se molto probabilmente per i belgi il 25 aprile fino ad oggi era una data come un’altra, a noi italiani questa coincidenza di date non può lasciare indifferenti.

Forse questo 25 aprile brussellese è stato quest’anno un po’ come la nostra festa della liberazione. Di nuovo liberi di andare in metro dopo le 22, di nuovo liberi di scendere o salire a Maalbeek, liberi di prendere il treno per l’aeroporto.

Magari non entrerà nei libri di storia belga come il nostro 25 aprile, ma questa giornata assume nella recente vita di Bruxelles un significato particolare, lontanamente simile a quel 25 aprile del 1945: la possibilità di tornare ad una vita normale. Né più né meno di prima. Come nell’immediato dopo guerra, quando ancora soldati alleati pattugliavano le strade italiane, anche qui a Bruxelles vediamo ancora militari che continuano a vigilare i luoghi pubblici più frequentati o gli obiettivi più sensibili: d’altronde, l’allerta terrorismo rimane alta. Ma le strade piano piano ricominciano a brulicare di lavoratori e automobili (troppe come prima), i bar e i ristoranti ritornano poco a poco a riempirsi e anche qualche turista fa finalmente capolino alla Grande Place. Parlare però di normalità nel settore turistico forse è ancora presto come dimostra l’iniziativa che l’Associazione degli hotel di Bruxelles ha lanciato per il prossimo weekend di ponte (nel nord Europa il 5 maggio è l’Ascensione) per attirare turisti nella capitale belga: chiunque si presenterà al check-in in pigiama potrà pernottare a metà prezzo.

Ma si sa, le cose non cambiano da un giorno all’altro, anzi. Anche nell’Italia del 1945 le cose non cambiarono immediatamente ma ci vollero ancora mesi perché il Paese tornasse alla normalità. Ma il 25 aprile fu l’inizio della rinascita da un periodo buio. E anche questo 25 aprile 2016 è un po’ la rinascita di Bruxelles. O perlomeno della sua metropolitana.

«Bella vez, come stai?»
«Todo bien e tu?»
«Tutto bene, tutto bene. News?»
«Non saprei, solita vita, tu?»
«Io bene. Ieri sono venute due tipe di un giornale a chiedermi due storie sullo slang di Bolo»
«Che storie?»
«Boh, sullo slang bolognese nei giovani. Tipo un’intervista»
«Ma chi erano? Eran prese bene?»
«Sìsì, ci stavano dentro, belle serie. Volevano sapere cosa vuol dir balotta, quelle robe lì»
«Pensa te. Ma ti hanno inchiodato?»
«Ma no dai, mi son anche fatto due ghigne, eran da balotta. Poi la mia intervista andrà su un giornale online»
«Indegno! Ma che storia è?»
«Sì, è figo, in pratica loro vanno in giro e analizzano in losco diverse realtà di Bologna e in antisgamo scrivono sul giornale»
«Che brensata! Quindi pure un geppo come te va su un giornale? Ma dai»
«Guarda che è tanta roba, vez. E io ne so a tronchi…Oh, hai una mappa in bazza che tiro su una paglia?»
«Che scesa vez! No, non ce l’ho. Te proprio zero ghelli, as usual»
«Griccio sei, te ne ho chiesta una! Preso muccaa»
«Oh  polleG  eh , non è che vivo per darti l’appiccio, la paglia, bussarti il posach…Già che ci sono te la fumo così non ti sbatti!»
«Sei furente, che presa male c’hai addosso??»
«No, rega, è che non ne ho mezza, son asfaltato. Ieri sono andato al Link a fare due balunch coi regaz e abbiamo trincato a nastro»
«Com’era la situa là?»
«Gran place, mi sono divertito un vallo. All’inizio c’era un po’ di disagio perché sono arrivati degli over fifty»
«No che storia»
«Ma poi han pinzato da bere e via andare. E comunque c’ho una piomba… Ho bisogno di ribeccarmi»
«Io ieri ziccara. Non c’ho pilla, non riesco neanche a far broda al ferro»
«Che crigno. Ecco perché tiri sempre il pacco»
«Claro. Al massimo la sista mi dà un carro se mi va di lusso»
«Che presa male»
«Oh comunque alla fine è la sista che mi ha fatto conoscere ‘ste due tipe»
«Sì vabbè vez hai reso, smettila di molestare con ‘sta storia»
«Oh che ammazzabalotte, non ti si può dire niente»
«No, sei te che sei tristo oltre che griccio. Fatti una vita! Non hai neanche un ghello per imbrescarti»
«Non voglio mica fare come te che sbarelli con una birra»
«Sempre meglio che stare in branda tutte le sere!»
«Oh dai su vez, ero in gag. Ribeccati!»
«Che scesa però anche tu con ‘sta storia che non esci perché non hai i cash! Cristo, datti uno slego!»
«Guarda vez, che io il primo maggio sto sul giornale con la mia intervista. E te invece? Ziccaraaaaa»
«Senti questo… sta sempre a gubbiare, una volta tanto che gliene hanno fatte sparare due, si prende bene e…»
«Guarda che ‘sta intervista spacca»
«Seee il solito sottone. E che gli avrai mai detto?»
«Tutti i termini dello slang di Bolo. Storie prejiate. E poi anche un dizionario»
«Un dizionario?»
«Sì con tutti i termini. E’ importante. Così uno cerca il termine e capisce subito, zero sbatti»
«Ma sentiti. Mi fai sbragare»
«E’ una bomba»
«Se diventi famoso si esce a festeggiare, maxi colla e si va giù di ignoranza»
«Tutta la vita.»
«E comunque fai poco il bomber va! Scommetto che non sai neanche che festa è il primo maggio!»
«Eh?»
«E’ la festa dei lavoratori, proprio la tua festa, vez, che non combini mai un ghello»
«Ma che ammazzabalotte, Vai in polleg. E piuttosto tirami su un drum»
«Beh va bene, chioda sei!»
«Ti voglio bene vez. Merci!»

MINI-DIZIONARIO PER UNA VELOCE CONSULTAZIONE
(termini in ordine di apparizione):

Balotta (fare): incontrarsi, beccarsi, divertirsi, fare gruppo (possibili variazioni: fare balunch°)
Indegno: spettacolare, figo! (possibili variazioni: brensata*)
In antisgamo: senza farsi beccare
Brensata!*: che cosa fantastica! (deriva da brenso: breve ma intenso)
Geppo: sfigato
Avere una mappa in bazza: avere una cartina in più da dare all’amico che non ne ha.
Che scesa: che palle!
Zero ghelli: non avere un soldo
Griccio: scarso, dicesi di persona ammazzabalotte**
Preso mucca: preso male, girato storto
PolleG: tranquillo! (deriva da stare polleggiato/in polleG: stare calmo)
Bussare il posach: passare il posacenere
Avere addosso una presa male: essere fuori di testa/preso male
Far due balunch°: variazione di fare balotta (=divertirsi)
Un vallo: molto
Over fifty: vecchi (dai 30-40 in su)
Ribeccarsi: riprendersi
Ziccara: zero
Non avere pilla: non avere un soldo (o ghello)
Far broda al ferro: fare benzina al mezzo di locomozione (motorino, auto…)
Crigno: tristo, preso male
Tirare pacco: dare buca
Sista: sorella
Dare un carro: dare un passaggio in macchina.
Ammazzabalotte**: preso male, che ti fa scendere ogni entusiasmo (= ogni presa bene)
Essere in gag: scherzare
Non avere i cash: non avere un soldo
Darsi uno slego: muoversi!
Gubbiare: dormire (possibili variazioni: cacciarsi una gubbiata)
Sottone: uno che non ce la può fare ma, sotto sotto, la sa.
Prejiato: figo, di valore.
Sbragare: morire dal ridere.
Maxi colla: grande colletta
Si va giù di ignoranza: ci si diverte
Fare il bomber: fare il figo.
Tirare su un drum: farsi fare una sigaretta
Chioda: pesante.

 

Ecco un paio di ricette semplici da gustare in occasione del Primo Maggio.

 

il tiro - spinancinoINSALATA DI SPINACINO FRESCO

 

Ingredienti:

– Spinacio fresco di campo

– Noci sgusciate

– Parmigiano Reggiano

 

Preparazione:

Mondare e lavare bene gli spinaci, secondo grandezza foglia spezzettare o lasciare intero lo spinacio, tritare le noci e grattugiare il parmigiano. Condire il tutto, condire con sale e olio extra vergine d’oliva!

 

il tiro - tortaTORTA SALATA CON ASPARAGI FRESCHI

 

Ingredienti:

– Pasta sfoglia

– 1 Mazzo di asparagi freschi

– 2 Uova

– 50 gr di parmigiano

– 150 dl di panna vegetale

 

Preparazione:

Lavare e pulire gli asparagi, (se asparagina lasciare crudo, se asparago normale scottarlo al dente)

Stendere  la pasta sfoglia e foderare una tortiera precedentemente unta o coperta con carta da forno.

Disporre gli asparagi a raggiera con punte verso il centro, riempire con il composto preparato di: uova, panna, parmigiano e sale a piacere. Modellare il bordo della tortiera, coprire con carta stagnola ed infornare per 20 minuti a forno pre-riscaldato a 180 gradi. Gli ultimi 10 min togliere la stagno,a ed ultimare la cottura.

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]V[/miptheme_dropcap]ivreste mai con il vostro partner in una comune? Tutti assieme in un grande spazio, magari con del verde –un orto!- tante stanze, tutti a dividersi le spese, ognuno fa a turno pranzi cene e pulizie, poi c’è chi si occupa della contabilità, chi è incaricato degli eventuali acquisti – ma stiamo nella stessa casa e viviamo con il nostro amore e i nostri amici. Sembra bello, e inizialmente lo è per i protagonisti del film “La comune” del danese Thomas Vinterberg (lo stesso di “Festen”, e il “Il sospetto”, uno che di dinamiche relazionali ne capisce, diciamo). Siamo negli anni ’70 in Danimarca, e la coppia che sceglie di condividere l’enorme casa con qualche amico e qualche sconosciuto è composta da Erik, architetto docente all’università e Anna, giornalista della televisione molto apprezzata e conosciuta. I due, che non sono proprio giovanissimi e hanno già una figlia adolescente, la dolce Freja, si buttano nell’impresa seguendo il classico modello sociale collettivista in voga in quell’epoca nei paesi nord europei – e che sta tornando ora di moda in tutta Europa- una con grande entusiasmo (Anna) e l’altro con qualche lieve perplessità (Erik). All’inizio tutto va a gonfie vele. La scelta dei coinquilini è bizzarra e divertente, il clima è complice e festoso. Ma poi c’è qualcosa che si incrina e gli equilibri si spezzano. Erik tradisce e confessa tutto alla moglie. E lei, nonostante l’enorme sofferenza, propone una convivenza forzata. Ma l’esperienza si rivelerà difficile – per i coinquilini, la figlia e per la moglie. La comune si sgretolerà?
Curiosamente nei film nord-europei – non so se succede così anche nella vita reale- l’amore sembra sempre dipendere dall’elemento femminile. E’ la studentessa che inizia la relazione con il suo professore, è Anna che propone la convivenza che per molti (italiani e italiane) sarebbe al limite del surreale, sarà la timida Freja a scegliere il suo “amore” e gli uomini, nonostante siano dotati di personalità forti, sembrano sempre passivi di fronte a queste scelte. Forse per questo, sotto sotto, non capiamo perché Anna, nonostante l’età che avanza e che dopo “il confronto” sente improvvisamente pesare, si strugge per un uomo –di cui potrebbe benissimo fare a meno. Ma forse lo sappiamo solo noi perché l’amore non si spiega.
Lo sguardo del regista di “Festen” sempre introspettivo e psicologico, si addentra più che nelle dinamiche della vita nella comune, in quelle della vita di coppia. E l’amore ne esce sconfitto e bastonato. E’ l’amore che rovina gli equilibri. E’ l’amore che mette in crisi l’impresa della comune. E’ l’amore che altera i rapporti con le persone. E’ l’amore che fa male da morire.

Dopo questo film mi è venuto in mente che a Bologna è stato lanciato dal Comune e da ASP un progetto di co-housing nel quartiere Porto. Si chiama Porto15, appunto, ed è una residenza definitiva “collaborativa” per giovani fra i 18 e i 35 anni. Un tempo era il Palazzo dell’Istituto di Aiuto Materno e di Assistenza ai Lattanti, ora è stato ristrutturato da Acer ed è un edificio con 5 piani e, ovviamente, spazi comuni. C’è l’atrio che molto utopisticamente dovrebbe diventare “il baricentro della vita collettiva attorno al quale sviluppare attività sostenibili come gruppi di acquisto solidale e – forse più realisticamente- bacheche per le comunicazioni” ed altri locali comuni tipo la lavanderia e il ballatoio. E poi ci sono 18 appartamenti dove coppie, single e famiglie (basta che siano giovani) possono mantenere intatta la loro privacy (speriamo senza ignorare bellamente gli spazi comuni) e pagare un canone d’affitto agevolato dai 290 ai 390 euro. Un mio amico e la sua ragazza – rigorosamente under 35 e molto socievoli e aperti ad iniziative del genere- hanno fatto domanda e attendono di sapere gli esiti del bando che usciranno a maggio. Ma chissà forse questa non è proprio la comune di Vintenberg, anche se sicuramente sembra più vivibile, almeno secondo i nostri canoni da “italiani”.

Francesca Mezzadri

Questo strumento musicale popolare a fiato, appartenente alla famiglia dei flauti è  un flauto globulare di terracotta a forma ovoidale allungata, proprio come una piccola oca senza testa, con un’imboccatura a lato e vari fori nel corpo che, scoperti gradualmente mentre contemporaneamente si soffia nell’imboccatura, danno l’estensione fino all’undicesima nota.Il suo inventore,Giuseppe Donati nato a Budrio il 2 dicembre 1836,la pensò inizialmente per fare uno scherzo che però piacque ai musicisti di Budrio e da lì  ,dopo varie correzioni,nacquero i “Concerti delle Ocarine”Il loro repertorio dapprima non comprendeva che musica da ballo, poi assurse anche alla musica da opera.Da allora tanti produttori di ocarine si sono succeduti e in alcuni paesi il suo suono è diventato mitico,uno per tutti il Giappone primo cliente estero, dove l’attuale ocarina di Budrio di Fabio Menaglio è molto apprezzata e commercializzata da case leaders di strumenti musicali. Altri paesi con i quali ha consolidato in questi anni costanti rapporti di fornitura della propria ocarina sono la Germania, l’Austria, la Svizzera, l’Olanda e il Canada.

In questi giorni,come ogni anno ,si tiene il festival delle ocarine a Budrio con vari concerti e intrattenimenti ,una occasione unica per sentirla suonare.
In foto le Torri dell’acqua di Budrio,uno dei luoghi dove si terranno i concerti 

Questa sera un bel film di Fantascienza, una commedia all’italiana (o almeno il tentativo) e un classico dell’Thriller. C’è anche un documentario sul quadro più famoso al Mondo e un suggerimento per la seconda serata.

Ricordo le regole del gioco: scelgo i film a mio avviso guardabili, tutti in prima serata salvo pellicole eccezionali , le reti sono quelle disponibili sul digitale terrestre, non tratto le serie, suggerisco trasmissioni di altro genere se a mio avviso interessanti, siete invitati a fare commenti ante e post la visione, rispondo a tutti.

Ecco la lista di questa sera 28 aprile 2017

1) Rai2 ore 21,20 ELYSIUM – In un futuro non augurabile i ricchi vivono in un gigantesco satellite che ruota attorno ad una Terra sempre più malata, si chiama Elysium e lì ci si diverte ci si può curare, l’aria è pura basta solo uccidere tutti quelli che cercano d’immigrare. Max Da Costa/Matt Damon è un meccanico riparatore un giorno viene contaminato dalle radiazioni e non vuole morire quindi… Effetti speciali spettacolari e Matt è sempre Matt.

 

2) Rai5 ore 21,15 CODICE MONNA LISA – La Storia, le interpretazioni critiche, la genesi de La Gioconda di Leonardo Da Vinci non con le minchiate di Dan Brown, ma attraverso  la cultura e la divulgazione critica di Andrew Graham-Dixon che, se seguite questa rubrica, conoscete come l’autore di “I Buongustai dell’Arte” e “l’Arte di…” sempre su Rai5

 

3) RaiMovie ore 21,20 CI VEDIAMO A CASA – Tre coppie tre storie della ricerca di una casa dove abitare.

 

 

 

4) RaiStoria ore 21,05 CONTEMPORANEA  FREAKONOMICS – Da questa sera una serie di documentari che analizzano il Mondo contemporaneo tentando una chiave di lettura insolita. La prima puntata è quanto l’Economia entri nelle piccole cose quotidiane e di come tutti cerchino strade molto personali per affrontare la crisi e l’emarginazione. Lo consiglio perché veramente interessante e non “pesante”.

 

5) La7 ore 21,10 IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI – Un classico del Thriller a cui si deve la diffusione del termine “serial killer”. Jodie Foster bravissima, ma Anthony Hopkins resta nella Storia del Cinema per Hannibal Lecter

 

 

6) TV8 ore 23,15 IL TESTIMONE – Sì lo so non è in prima serata ma lo suggerisco lo stesso perché Pif è davvero il Gregoretti del Terzo Millennio per temi, mezzi e ironia

IL RESTO È

Italia1 ore 21,20 FAST & FURIOUS  SOLO PARTI ORIGINALI Altro capitolo delle macchine (praticamente) volanti

Italia2 ore 21,10 SCUOLA DI POLIZIA 7  MISSIONE A MOSCA Questo è il settimo e l’ironia subisce la settima diluizione

Iris ore 21,00 WE WERE SOLDIERS  FINO ALL’ULTIMO UOMO Harold Gregory Moore (quello vero) è morto il 10 febbraio di quest’anno e credo che si sia assai stupito delle riduzione cinematografica del suo libro che definire fuorviante è un eufemismo. La tesi esplicitata da l’idea che gli USA in Vietnam hanno vinto(!)

La5 ore 21,10 VIZI DI FAMIGLIA Conoscete l’affetto e la stima che mi lega alle prove di Jennifer Aniston, è per questo che trovate qui questo insulso film. Ennesima “fatica” dell’attrice di Los Angeles

DMAX ore 21,10 ATTACK FORCE LA MORTE NEGLI OCCHI Questa rete propone settimanalmente le sfida a distanza tra due colossi della ripresa accelerata: Steven Seagal e Jean-Claude Van Damme. Questa sera tocca a Steven a cui hanno sterminato la squadra di spioni

Buona visione!

Trovate STA SERA IN TV anche su iltiromagazine.it

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]L[/miptheme_dropcap]e elezioni “primarie” sono ormai al termine. Hillary è certa della nomination (Sanders ha licenziato un centinaio di persone del suo staff, e sta concentrando gli sforzi solo in California per continuare a pesare alla convention democratica ), mentre la corsa di Trump sembra ormai vincente. Cruz e Kasich hanno fatto un accordo di desistenza negli stati residui per danneggiarlo, inoltre Cruz ha annunciato di scegliere come vice la signora Fiorina (sbeffeggiata con insulti sessisti da Trump nei primi test televisivi. Siamo alle ultime cartucce. I superpacs repubblicani stanno buttando letteralmente centinaia di milioni di dollari negli spot televisivi in Indiana nell’ultimo disperato tentativo di evitare la sua affermazione (se vince in Indiana con percentuali superiori al 50% la gara è finita).

Uno dei fratelli Koch (repubblicani texani, pro-gun e negazionisti del riscaldamento del clima, da sempre finanziatori dei Repubblicani) ha detto che in caso di affermazione dii Trump forse voterà per la Clinton !!!

Quanto questo sia utile ad Hillary resta da dimostrare. Intanto Donald ha iniziato a presenziare con “posture” più presidenziali ed attacca la candidata democratica come se ormai la gara sia fra loro due. Il primo attacco è chiaramente il più scorretto (quello che tutti gli esperti gli avevano sconsigliato): la attacca perchè donna.” Se non fosse una donna e se non avesse sposato Bill non sarebbe in corsa per la Presidenza!!!” . Altro che politically correct! . L’attacco e’ chiaramente politicamente motivato. Si vuole fare capire che lei fa parte dell‘establishment, fa parte di “loro”, quelli che ormai ci sono sempre e che comunque sono dei privilegiati . Appartengono all’apparato di chi comanda da sempre!!

Una ricerca da poco pubblicata (https://cepa.stanford.edu/sites/default/files/the%20continuing%20increase%20in%20income%20segregation%20march2016.pdf)( (riassunta dal NYTimes : http://www.nytimes.com/2016/04/27/opinion/campaign-stops/how-the-other-fifth-lives.html) dimostra che la “ghettizzazione” in USA ormai funziona anche per la upperclass. Non solo la ricchezza del rimo 10% della popolazione copre il 50% della ricchezza totale ed ha raggiunto il massimo da 100 anni, ma questo 10% si sta ghettizzando . Vive , consuma, legge, si comporta , si veste , studia ,lavora , viaggia (e si suppone “comanda”).al riparo dell’altro 90%.

Il populismo di Trump parte di qui: loro, i politici, gli intellettuali , i professionisti , vi hanno ‘spossessato’ della vs ricchezza . Il suo messaggio è: La vs ricchezza consisteva nell’essere Americani , oggi siamo invasi da clandestini e merci low cost che vengono dall’asia, io farò l’America di nuovo potente e voi la seguirete. Perché io, Donald, so come si negozia. Il muro lo farò pagare al Messico (altrimenti i messicani non potranno piu’ inviare a casa le loro rimesse) ai cinesi imporrò dazi doganali . E gli Europei se vogliono lo scudo Nato se lo dovranno pagare!! Altrimenti ce ne andiamo.

Come si vede una ricetta semplicistica ma con basi “credibili” per le classi medie che hanno subito una perdita di influenza a causa della globalizzazione.

La destra religiosa con Trump ha perso influenza perché lui è riuscito ad aggregare strati di popolazione su temi più propriamente economici. Da loro motivazioni piu’ pratiche e molto meno moralistiche.

Il confronto finale tra Clinton e Trump si giocherà su colpi bassi ( dove l’elettorato dem e’ piu’ vulnerabile) e temi piu’ propriamente politici , in cui globalizzazione, la diseguaglianza economica crescente, la ghettizzazione sociale saranno i campi su cui i candidati offriranno le loro risposte continuità e sicurezza (Hillary Clinton) vs sfida e novità (Trump).

Renzo Brunetti

 

La Giornata Mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro nasce  per sensibilizzare cittadini e istituzioni alle questioni della salute e sicurezza sul lavoro e diffondere la cultura della sicurezza e del lavoro dignitoso, richiamando l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli infortuni

Questa sera segnalo su NOVE ” Tre volte 10″ con e per Diego Armando Maradona. Dopo questa digressione vi ricordo un bellissimo film sulla delinquenza londinese, la fantascienza degli androidi, un melò  e la disputa non solo USA sull’origine e il perché della Vita. Un documentario e un imperdibile Concerto completano la lista.

Ricordo le regole del gioco: scelgo i film a mio avviso guardabili, tutti in prima serata salvo pellicole eccezionali , le reti sono quelle disponibili sul digitale terrestre, non tratto le serie, suggerisco trasmissioni di altro genere se a mio avviso interessanti, siete invitati a fare commenti ante e post la visione, rispondo a tutt*.

Ecco la lista di questa sera 27 aprile 2017

1) Rai3 ore 21,15 LEGEND – La storia (vera) dei gemelli Ron e Reggie Kray nella Londra violenta e beat degli anni’60. Due gangster che tra omicidi e cazzotti riuscirono ad “agganciare” anche Cosa Nostra (che a tutt’oggi rappresenta una delle voci principali del nostro export), ma la deriva psicopatica di Ron li perse entrambi. Nella pellicola si vede anche l’affiliato ai Kray “Jimmy the Dip” il padre di Patsy Kensit la cantante(?) dalla bretella facile e dal flirt vip ancor più facile. prima Tv

2) Rai4 ore 21,05 VICE – Vice è un resort particolare dove si possono fare le esperienze proibite altrove, basta pagare e puoi fare quello che vuoi degli androidi che hai noleggiato. Per colpa di un bug nel suo software Childers (una bionda vittima) porta a livello cosciente tutti gli orribili ricordi che ha accumulato in memoria e fugge. Le daranno la caccia, una caccia spietata perché la coscienza non è ammessa.

 

3) Rai5 ore 21,15 BEATRICE RANA: VARIAZIONI GOLDBERG – L’occasione di ascoltare gratis Beatrice Rana talento delle Puglie alle prese con le famose e meravigliose Variazioni Goldberg BWV 988 di Johann Sebastian Bach

RaiStoria ore 21,10 a.C.d.C. : PECHINO  SULLE ORME DI MARCO POLO – La seconda puntata della nascita, distruzione e ricostruzione della capitale della Cina.

Canale5 ore 21,10 ADALINE – L’ETERNA GIOVINEZZA  – Melò all’americana con pregi e difetti d’origine. Adaline, in seguito ad un incidente automobilistico e ad una simultanea  tempesta, non invecchia più. Questa incredibile facoltà però non impedisce che il mondo attorno a lei invecchi compresa sua figlia Flemming. Adeline quindi ogni dieci anni trasloca per non avere legami sentimentali sino a che…prima Tv

 

Iris ore 21,00 CONTACT – Creazionismo o Evoluzione? Siamo soli o ci sono infiniti mondi con forme di vita senzienti o meno? C’è pure Bill Clinton (quello vero) vi basta?

 

 

CIELO ore 21,15 A GOOD MAN –  Perché rinunciare a Steven Seagal un attore che è anche nella lista dei rallentatori della connessione dei computer con ben 2,31 secondi. Qui è un exsoldato schifato dalla guerra in Iraq che aiuta un amico cinese a liberarsi dalla Triade e a liberare la sorellina. Come si vede una trama complessa.

 

IL RESTO È

RaiMovie ore 21,20 POMODORI VERDI FRITTI ALLA FERMATA DEL TRENO Quattro donne, quattro storie  e due generazioni a confronto

Rete4 ore 21,15 SPEED 2 – SENZA LIMITI Non più in autobus ma in mare Sandra Bullock si deve fermare 😉

Italia2 ore 21,10 THE FINAL DESTINATION Più che guardarlo toccatevi.

La5 ore 21,10 BOYGIRL – QUESTIONE DI… SESSO Guardate questo film se avete la pulsione di andare a vedere Favino in “Moglie e Marito”. Risparmiate i soldi.

Paramount ore 21,10 L’ULTIMA VACANZA Un’impiegata di un Grande Magazzino crede di essere ai suoi ultimi giorni e quindi decide di passarli in Europa dal suo cuoco preferito. Sboccato come solo una black comedy riesce ad essere

TV8 ore 21,15 INDIAN – LA GRANDE SFIDA La fissa di una vita: il record di velocità con una moto sul Lago Salato di Bonneville

Buona visione!

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Negli anni ’80 (già da prima, invero, e con molta più festosa inventiva, ma fu negli ottanta che  l’immaginazione, seppur per un breve fugace illusorio momento prese il potere) fino a sconfinare alla metà degli anni ’90, Bologna era un fermento di idee luoghi situazioni personaggi, il crocevia privilegiato di incontri e scontri, conoscenze ed abbandoni, intelligenze ed improvvisazioni, speranze utopie ed illusioni (seguite, ça va sans dire, da disillusioni e rimpianti e rimorsi alle volte cocenti, ustionanti persino, ma pur sempre formativi).

Da vecchio, scafato, e ormai da tempo arenato, navigatore, io la vissi, in parte, quella Bologna, in parte vivendola da, se non proprio protagonista, quantomeno buon comprimario, in parte solo sognandola, in parte ancora sogguardandola di nascosto. Compagni di strada, di strade sarebbe più giusto dire, ne ho avuti tanti. E tanti, per dirla con il cantore, sono andati, alcuni per età, alcuni perché fattisi dottori. Alcuni altri, invece, ancora continuano a viverla, no non a viverla Bologna, a vivere loro come se tutto ancora fosse cristallizzato a quei tempi. E non so, davvero, cosa sia più augurabile. Ma tornando a noi, ad allora, tante e tante erano le possibilità, le occasioni, le coincidenze, fortunate, che potevano capitare. E così, ad un corso seguito da uditore poteva seguire un corso tenuto da docente. Le capacità erano riconosciute, io imparavo da te cose che non so, lui imparava da me ciò che non conosceva e alla fine tutto tornava, eravamo tutti più ricchi, di stimoli, idee, inventive. Funzionava così tra privati, ma più nella cosa pubblica. Erano i tempi di un assessorato alla cultura che funzionava, c’erano teste, e idee, e volontà voglie entusiasmi a farlo funzionare. Erano i tempi dei CentriGiovanili. Erano i tempi dei laboratori autogestiti, dell’assoluto possibile. Erano i tempi che (si dice in cui, lo so, ma così è più … come a quei tempi), normalmente, potevi incontrare li Living al completo che sonnecchiava (un unicum a più teste) nel giardino di una biblioteca in periferia e se avevi pazienza e lo (li) aspettavi poi finivi la serata a bere vino e ascoltare racconti di un altro modo, o mondo?, di fare teatro. Erano i tempi che (idem come sopra) passeggiavi, normalmente, sotto i portici con Squarzina e Eco e Meldolesi e Fink e Dionigi (Roberto) e LaPolla e. Erano i tempi che prendevi un treno per andare a Porretta o Ravenna (vabbè vabbè, era il ’78, ma i tempi, lo spirito erano ancora quelli) e ti ritrovavi all’interno di una macchina sonora gioiosa e fantasiosa, ritmica e musicale con John (Cale) e Demetrios (Stratos), Tito (Gotti) e Giampiero (Cane), Juan (Hidalgo) e Daniel (Charles). Erano i tempi che, normalmente, riportavi Bene a braccia in albergo (lo avevi aspettato all’uscita del Duse e poi si finiva a rovinarsi di whiskey a casa di qualcuna delle sue tante … ammiratrici).

Erano gli anni, dicevo, dei CentriGiovanili. E di quello, in particolare, dei FratelliRosselli. All’interno del quale c’era una fucina, una factory potremmo dire, di giovani, allora,  menti creative: fotografia, scrittura, arti, musica, teatro. E io che mi occupavo allora (con Marco Lambertini, Oscar Ferrari, Stefano Zuppiroli e Willy Cremonini a formare una sorta di collettivo conosciuto come RosBros) all’interno della struttura di CombatPhoto (la chiamo così, così mi piace chiamarla, quella esperienza di fotografia portata fuori dalle angustie di una camera oscura o una sala di posa per essere esposta, dimostrata, condivisa con la gente nei luoghi più impensati, più diversi. Facile a dirsi oggi, quando giustamente si potrebbe liquidarla, l’esperienza, con un già visto, già fatto. Allora, però, era nuova, l’esperienza, quantomeno inesplorata, in città) fui testimone, come fotografo, spettatore, complice e quasi amico, della nascita di quella che sarebbe divenuta una meteora sfavillante nel panorama asfittico e nebuloso del nuovo teatro italiano, Pietro Babina (bolognese, classe ’67) e il suo TeatrinoClandestino. Intendiamoci. Bologna aveva visto, in anni passati, Carmelo Bene preparare una indimenticabile versione di “Pinocchio”. In quegli anni, Leo (DeBerardinis) aveva trovato ospitalità al SanLeonardo, Cherif era ospite fisso dell’ArenaDelSole, Andrea Adriatico diede vita ai suoi “TeatriDiVita” e ThierrySalmon aveva iniziato un percorso che lo avrebbe portato, prima di diventare un faro del teatro internazionale, a collaborare con l’ERT a Modena e poi con la stessa Arena.

Eppure, eppure, la scena teatrale alternativa (se ha un senso parlare di alternatività …) stava prendendo la strada delle Romagne. Esperienze come la SocietasRaffelloSanzio di Romeo e Claudia Castellucci e Chiara Guidi o come il TeatroDellaValdoca di Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri a Cesena o il TeatroDelleAlbe di Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni a Ravenna o ancora Motus di Enrico Casagrande e Daniela Francesconi Nicolò a Rimini erano i nomi, grandi nomi, che monopolizzavano l’attenzione non solo nazionale sul giovane (ancora quest’aggettivo, ma qui utilizzato solo per  distinguerlo e separarlo da quello dei parrucconi tromboneschi e declamanti ancora oggi a volte in auge nella tradizione) teatro italiano.

Nel suo piccolo, anche a Bologna e dintorni, però, qualcosa si muoveva. Piccole esperienze, piccole compagnie, all’inizio almeno, che nel tempo si sarebbero fatte conoscere come espressioni intelligenti e creative nel panorama teatrale anche di fuori regione (penso, anche se in anni decisamente successivi, al lavoro del TeatroDelleAriette di CastelloDiSerravalle o a Laminarie di Bologna).

Ed è appunto in questo clima, in questa ambiance, che a Bologna, e proprio al FratelliRosselli (ecco l’aggancio al lungo preambolo), nasce in quegli anni il TeatrinoClandestino di Pietro Babina e Fiorenza Menni (esperienza conclusa nel 2010 dopo un ventennio di teatralità questa sì combattiva). Un’esplosione di creatività, innovazione, anche incongrua, anche velleitaria alle volte. Ma quanta potenza. Quanta visionarietà. E mentre la loro visibilità cresceva dai pochi, pochissimi, scomodi posti della sala prove situata al 1° piano dell’ex Forno del Pane (sì, sì, proprio la sede dell’attuale MaMBO. Allora si entrava dal retro, l’angolo che da sulla discesa che porta alla Salara, c’era un portoncino, sulla destra la nostra sala di posa, poi le scale che portavano al 1° piano, la sala prove teatrali, e poi in fondo le camere oscure ed i laboratori delle arti visive; bei tempi) ai palcoscenici e alle collaborazioni più importanti e prestigiose (con il Teatro Stabile dell’Emilia Romagna per “Tempesta-melologo” o “Si prega di non discutere di casa di bambola” o con la Biennale di Venezia in occasione di “Hedda Gabler” o ancora con il Festival d’Autumne di Parigi, con il Ravenna Festival, il RomaEuropaFestival, il Kunsten Festival Des Arts de Bruxelles, Le Maillon di Strasburgo) culminate nell’assegnazione del PremioUbu (il premio riguardante il teatro sicuramente più importante in Italia fondato da Franco Quadri nel 1978 e che ha visto succedersi autori premiati come Strehler e Ronconi, Tiezzi e Cobelli, Carmelo Bene e Massimo Castri, Castellucci e Martinelli, Leo De Berardinis e Thierry Salmon).

Ma perché dico tutto questo? Agiografia allo stato puro nei confronti di Babina? No. Dico questo solo perché, a conclusione, per ora, del lungo percorso autorale, solo il mese scorso ha esordito a Bologna nella regia dell’opera lirica con una curiosa versione della “Carmen” di Bizet. Curiosa dicevo. Infatti, per chi conosce, apprezza e ha seguito nel tempo la poetica di Babina, curioso è stato l’uso e l’organizzazione dello spazio scenico; curioso ed insolito. Non installazioni video che assumono ruoli preminenti sia drammaturgicamente che scenicamente. Non un’estetica associata ad una produzione visuale e materica con forte riferimento alle arti grafiche. Bensì una più equilibrata “… compartecipazione tra le varie componenti della macchina teatrale fino ad arrivare, coinvolgendole tutte, a far sì che la partitura si esprima nella sua pienezza in scena …”. Il risultato, certo, è riuscito. Soprattutto se si pensa allo svecchiamento proposto della solita Spagna stereotipata che alberga nell’immaginario collettivo quando si parla di Carmen. Come altrettanto certo è che la regia lirica, la figura del regista lirico, è alquanto, come dire, chiusa, introflessa in se stessa. I registi lirici, infatti, fanno parte di una sorta di compagnia di giro. Sono sempre gli stessi a succedersi gli uni agli altri. Le idee, stante la preminenza dell’opera, il bel canto, la partitura appunto, sull’idea registica (che sempre e comunque DEVE essere al servizio della musica autoreferenzialmente, impedisce una qualsiasi idea di rinnovamento, novità, rivisitazione della macchina registica stessa. Okkio. Sto parlando di REGIA, non mi avventurerò, mai lo farei, nella palude della critica lirica (qui, in questo campo, la situazione è anche più stagnante; sempre e solo i pareri di quei due o tre critici che si rincorrono in un giardino privato perseguendo e perpetuando una propria visione del mondo e del teatro che spesso e volentieri è, appunto, solo loro). Ma sto divagando. Tornando a questa “Carmen” di Pietro Babina, nonostante un forse impossibile da evitare ridimensionamento della propria ridondante energia registica, bisogna senza dubbio sottolineare la riuscita rappresentazione di un personaggio a forti tinte ed altrettanto forti motivazioni. Un personaggio che entra così fortemente in noi perché, in fondo e semplicemente, è solo ciò che noi vogliamo che quel personaggio sia. E riuscire in questo, credete, non deve essere stata impresa da poco.

Steven Duda

Nota: * trovandoci, io a scrivere e chi vuole a leggere, in una società quale quella nostra in cui il sentire dominante è quello dell’ “eternamente giovane” mi sia concesso l’aggettivo

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]C[/miptheme_dropcap]iao,

Sono una mamma da soli quattro mesi. Non pretendo di dare consigli o di dire come si fa. Anzi, dovrei imparare tantissimo e per tutta la vita. Non sono una mamma blogger e non conosco trucchi preziosi. In questo piccolo spazio vorrei semplicemente scrivere del percorso di studio che sto vivendo con la mia bambina in questi mesi. Di quello che avevo imaginato e di quello che è successo o sta succedendo e non avrei mai pensato fosse possibile. Vorrei scrivere di pensieri ed emozioni che riesco a sentire per la prima volta, non dovendo correre dietro un treno, un appuntamento o un impegno. Vorrei informare sugli eventi da e per bambini piccoli e grandi a Bologna e dintorni. Vorrei condividere momenti della mia vita di mamma ed anche quelli di altre mamme. Perché non esiste un libro, un blog o un articolo che ti possa preparare a questo viaggio. Si, ho letto tanto anche io e lo consiglio vivamente. Ma quel tipo di preparazione serve solo a farti sentire meglio. Non sai molto di più ma diventi consapevole del fatto che dovrai rimanere calma e ‘prendere’ tutte quelle botte che arriveranno, dalle piccole gambette che scalciano fino ai grandi problemi della vita di ogni genitore. Sai che sarà difficile, ma ormai sei pronta a tutto.

Vi invito quindi ad usare questo spazio insieme per condividere momenti, dubbi o semplici esperienze, senza dare lezioni ma cercando pian piano una lingua comune.

A presto,

Marija

 

Biografia

Mi chiamo Marija Belicheva. Sono macedone e vivo a Bologna da quatro anni. Sposata e da poco mamma della piccola Sophia. Mi occupo di Marketing e Commercio estero per una società emiliana. Ho studiato lingue, interpretariato e studi europei. Mi piace viaggiare, leggere e condividere.

Questa sera per quel che riguarda i documentari: la voce di Frank Sinatra, le lotte contro la mafia di Pio La Torre. I film invece spaziano dallo Spazio, appunto, a 007, al primo Trinità, all’avvocato Michael e ai delitti sessuali nella New York di Law & Order. Ma su tutti la torbida Isabelle Huppert.

Ricordo le regole del gioco: scelgo i film a mio avviso guardabili, tutti in prima serata salvo pellicole eccezionali , le reti sono quelle disponibili sul digitale terrestre, non tratto le serie, suggerisco trasmissioni di altro genere se a mio avviso interessanti, siete invitati a fare commenti ante e post la visione, rispondo a tutt*.

Ecco la lista di questa sera 26 aprile 2017

1) Rai4 ore 21,00 ENDER’S GAME – In una Terra a rischio d’invasione aliena si cercano i migliori elementi per guidare le battaglie che verranno. Tra tutti emerge Ender Wiggin sarà suo il compito di stratega ma prima deve affrontare tutti gli altri candidati. Con Harrison Ford,  Ben Kingsley e Asa Butterfield (quello di Miss Peregrine – la casa dei ragazzi speciali).

 

2) Rai5 ore 21,15 SINATRA: ALL OR NOTHING AT ALL – Bellissimo documentario sulla vita i successi e le cadute di The Voice. Dopo di lui nessuno più.

3) RaiMovie ore 21,20 007  IL MONDO NON BASTA – «Orbis non sufficit» Il motto della famiglia Bond. Qui alla penultima fatica di Pierce Brosnan nei panni di 007. Maria Grazia Cucinotta muore subito perché il suo inglese era troppo “siciliano”. Il contesto è la guerra per il gas e il petrolio del Mar Caspio. Un’Era fa con Gulfstream, Soutstream e tutti gli altri stream che ci portano il gas e l’oro nero. La colonna sonora dei miei amati Garbage. Lo sfondo di Istanbul con Erdogan Sindaco.

4) RaiStoria ore 21,10  PIO LA TORRE PER TUTTA UNA VITA – Quando il colore identificativo era il rosso e non il blu.

5) Rete4 ore 21,15 LO CHIAMAVANO TRINITÀ – Il primo, l’indimenticabile Western che, a distanza di anni dagli Spaghetti di Leone ed epigoni, rompeva ancora una volta gli schemi di una narrazione americana. E succedeva di nuovo in Italia per il Mondo.

 

 

6) Iris ore 21,00 MICHAEL CLAYTON – Grande prova di George Clooney (e di Pannofino) e Tilda Swinton (che si beccò l’Oscar). Un avvocato tuttofare bravo ma indebitato fino al collo deve seguire una causa abbandonata da un collega ed amico impazzito ed apparentemente suicida. Tutti sono ricattabili e pochissimi riscattabili, Michael Clayton prova ad uscire dallo sprofondo.

 

7) TOP CRIME ore 21,10 LAW & ORDER: UNITA’ SPECIALE  IL RIFUGIO DEI REIETTI – Derogo alla regola “no serie” perché L&O SVU è uno dei prodotti migliori del genere e la tematica importante e delicata. Negli anni ha davvero svolto una funzione di divulgazione per un pensiero corretto in materia di delitti a sfondo sessuale, tra l’altro ha spesso tratto spunto dalla vita reale per la sceneggiatura degli episodi. Queste oltre alle ottime interpretazioni, vere e proprie icone, sono le ragioni di un successo di 18 anni.

8) CIELO ore 21,15 MA MERE – Pierre adolescente francese scopre che il matrimonio dei suoi genitori è a pezzi. Il padre muore improvvisamente dopo essere tornato a casa. Pierre idolatra la sua Mamma che ritiene creatura purissima vessata da un marito schifoso. Invece… Per gli edipici ed i seguaci del privato di Macron.

 

IL RESTO È

Italia2 ore 21,10 TMNT Le Tartarughe Ninja tentativo di rinnovare i fasti di Godzilla. Il primo. Quello nippo-americano doc.

NOVE ore 21,15 MA TU DI CHE SEGNO 6 Penoso tentativo di Neri Parenti di fare il verso (anche dal titolo) ad un classico della commedia all’italiana

Buona visione!

[miptheme_dropcap style=”normal” color=”#222222″ background=””]U[/miptheme_dropcap]n Paese in fiamme di colori

La Macedonia non è mai stata così presente nelle cronache dei giornali italiani ed europei come in questo periodo. Non c’è giorno in cui non si abbiano notizie drammatiche provenienti dalla frontiera greco-macedone. Storie struggenti di donne, uomini, bambini in cerca di pace e di una speranza di futuro.

Un dramma, una crisi umanitaria e globale che ha paradossalmente posto un enorme velo sulla crisi politica interna che la Macedonia sta affrontando. Probabilmente la più grave dalla sua indipendenza nel 1991 e dopo la guerra civile sfiorata nel 2001 con la minoranza albanese.

Da più di tre mesi il Paese è retto da un governo tecnico promosso dal’azione delle istituzioni europee. Le dimissioni del Primo Ministro Gruevski, concordate con i principali partiti politici dell’arco parlamentare e che dovrebbero portare ad elezioni anticipate nei prossimi mesi, hanno interrotto il governo decennale del partito nazionalista VMRO DPMNE. Dimissioni resesi inevitabili dopo la diffusione di intercettazioni che hanno rivelato numerosi e continui crimini e abusi di potere da parte dell’allora governo in carica e posto in forte discussione la fragile e giovane democrazia macedone.

“Sono scioccato dall’attuale situazione, dall’atmosfera di paura, soppressione della libertà, dall’alto numero di persone attualmente detenute per il il semplice fatto di essersi opposte al governo o per il rifiuto di seguire le sue regole”, con queste parole il mediatore europeo, il belga Peter Vanhoutte, ha concluso il suo mandato lo scorso marzo ammettendo l’incapacità di raggiungere una mediazione ed una soluzione politica accettabile.

Rivoluzione colorata in Macedonia- Demostranti davanti all’Ufficio del Presidente della Republica.

E non è un caso se al termine della fallita mediazione di Vanhoutte, il Presidente della Repubblica Macedone, Ivanov, legato politicamente all’ex governo, abbia preso la scandalosa decisione di concedere la grazia a tutti i principali uomini politici coinvolti negli scandali di potere rivelati dalle indagini. Una scelta giustificata con la spudorata “motivazione” di voler revocare una decisione presa per calmare l’atmosfera bollente nel Paese e dare una nuova opportunità ai due maggiori partiti – socialisti e nazionalisti – di sfidarsi a nuove elezioni parlamentari il prossimo mese giugno (rispettando così la scadenza indicata nell’Accordo di Przhino mediato dagli ambascatori USA e UE).

Non c’e da stupirsi se in una situazione talmente degenerata, i cittadini si siano riversati nelle strade e nelle piazze per chiedere giustizia e la revoca della decisione con cui il Presidente ha prosciolto, tra gli altri, anche l’ex Primo Ministro, l’ex Ministro dei Trasporti e l’ex Ministro dei Affari Interni, su cui pendono le accuse maggiori.

La reazione e l’entusiasmo con cui i cittadini si sono mobilitati per la seconda volta in meno di un’anno è anzi l’unica vera buona notizia che per il momento riserva l’attualità. Una reazione non scontata e che mette in luce la voglia di “normalità”, di democrazia e di un futuro migliore.

L’indignazione si è spontaneamente riversata sui nuovissimi e costosissimi monumenti in stile neoclassico e barocco voluti fortemente dall’ex governo per “abbellire” la capitale, Skopje. Sacchetti di vernice di tutti i colori sono stati lanciati sui diversi palazzi istrutuzionali ed in particolare sugli uffici della Presidenza della Repubblica.

Una Revoluzione Colorata – come è stata rinominata – non solo per i tanti colori – diventati presto la principale caratteristica meditica – ma anche per le differenze di età, etnia, religione e classe sociale delle persone che sono scese in piazza per far sentire la propria voce.

Una nazione che non merita, come paventato, il ritiro dello status di “Paese candidato” all’ingresso nell’Unione Europea. Un ingresso che la Macedonia attende dal 2005. Una decisione che rafforzerebbe ulteriormente i nazionalisti e che darebbe un colpo importante alla giovane democrazia macedone.

(continua)