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Luglio 2016

Il quotidiano La Repubblica, in occasione della ricorrenza, ha pubblicato la famosa intervista ad Enrico Berlinguer di 35 anni fa, in cui il segretario del PCI denunciava la c.d. “Questione morale”. A rileggerla oggi mantiene tutta la sua straordinaria capacità di denuncia e, in parte, di attualità.

Per le conseguenze che quella intervista ebbe sui partiti, principalmente di sinistra, ci si deve augurare che la Repubblica, ed altri, ne approfittino per andare oltre la celebrazione ed il lamento . Sul giornale, a parte un lodevole e troppo breve intervento di Piccolo , non sembra si voglia andare oltre la celebrazione delle qualità giornalistiche di Scalfari (anche i giornalisti fustigatori dei costumi italici tengono famiglia).

Per il resto, l’intero articolo di accompagnamento  era costruito sull’assioma che “oggi la situazione è peggiorata”.

Ma ci sono state diverse cose cose che, rileggendola, mi hanno colpito di quell’intervista. Provo brevemente a spiegare quali, tralasciando ovviamente le parti con le quali concordo totalmente.

A) La prima sorpresa (a quel tempo mi era totalmente sfuggita) è la risposta che Berliguer da’ alla domanda sul perché nonostante la corruzione dilagante il popolo alle Politiche voti in massa per il Pentapartito (nb: a quel tempo il dato dell’astensione era piuttosto irrilevante).

Berlinguer dice che la risposta è complessa, poi in  realtà da’ una spiegazione semplice, attribuendo il merito del fenomeno unicamente alle capacità corruttive del Sistema di Potere in atto .

Non fa nessun accenno all’insormontabile muro costituito dalla divisione in due dell’Europa e del legame del PCI con l’Unione Sovietica. Eppure lui era consapevole degli steccati  internazionali e della necessità di liberarsi dell’ipoteca Sovietica per costruire una reale alternativa di governo. L’alternanza di governo è infatti la misura nei regimi democratici che, insieme all’efficacia del sistema giudiziario, consente di tenere la corruzione entro limiti minimi.

Un governo eletto democraticamente con la partecipazione di un partito Comunista in Occidente  avrebbe costituito una prospettiva di instabilità internazionale tale da spaventare qualsiasi elettore moderato, paura da aggiungere  ai sentimenti anticomunisti che  erano estesi anche fra gli strati popolari. Su queste considerazioni  fra l’altro lui stesso basò l’analisi che lo portò nel decennio precedente alla proposta di “Compromesso Storico”.

In sintesi: sia l’intervistatore che l’intervistato prendono per buono il fatto che gli italiani votassero così unicamente perché legati al carro.

Nonostante fosse vero che il Pentapartito avesse una capacità di condizionamento e di persuasione che poggiava su clientelismo e favoritismo è tuttavia accertato che con la caduta del Muro di Berlino ed il dissolvimento del blocco di Varsavia, gli elettori liquideranno il Sistema DC-PSI in poco più di un anno.

Verrebe da concludere che i geni  del popolo Italiano siano migliorati molto visto che oggi tutti, elettori ed eletti, fanno a gara nel chiedere pulizia.

B) Un secondo punto in cui Berlinguer, forse per necessità di sintesi, eccede nella semplificazione è laddove fa tutt’uno tra presenza dei partiti nei vari livelli di governo della sfera pubblica e la deriva corruttiva che minava istituzioni ed imprese. Quasi che la causa fosse  da ricercare unicamente nel ruolo dei Partiti.

Una identificazione errata, che continua ad essere largamente praticata.

In Germania, Francia, Svizzera per fare degli esempi, è normale che divengano Sindaci, Assessori, Presidenti di Aziende Locali e non, i quadri provenienti dalla gavetta della politica, del sindacato e dell’Associazionismo. Anche molti ruoli tecnici vengono affidati a persone impegnate politicamente.

E’ difficile immaginare un tecnico neutrale quando deve fare ed attuare politiche del Traffico, del Welfare, delle Abitazioni Popolari oppure dell’Ambiente. Sono materie in cui competenza ed appartenenza convivono. Per questo è stato inventato il c.d. “Spoil Sistem”. Un sistema che deve essere ovviamente limitato nei numeri, nelle circostanze e nelle conseguenze.

In Italia , anche per la lettura della denuncia berlingueriana, per resistere alle pressioni della pubblica opinione nel periodo di tangentopoli  fu inventata la figura del Tecnico neutrale, meglio se proveniente dal privato, poi successivamente si passò al Professore Universitario Esperto, meglio se proveniente dalla societa’ civile. Avere una tessera in tasca divenne pericoloso. Ricordo che un solerte funzionario del Pci-Pds regionale preparò un documento,cin previsione dell’arrivo a Bologna di Occhetto, in cui si chiedeva agli amministratori di sinistra degli Enti di Secondo grado di dimettersi all’istante (praticamente un’ammissione di colpa). Fortunatamente il Segretario Generale, come sempre generoso, andò oltre e chiese a tutti di dimettersi (la cosa fu percio’ accantonata). Non molto tempo dopo si inaugurarono giunte dove la sinistra fieramente sottolineava l’assenza di propri iscritti  tra i componenti.

Ovviamente i nuovi assessori, con pochissima esperienza politica, faticavano a distinguere un centro sociale da una polisportiva, un quartiere da una cooperativa.  Nella mia ultima esperienza amministrativa ho notato che adesso nelle realtà più drammatiche, su tematiche come la sanità o i bilanci, nelle regioni meridionali si ricorra spesso a nominare generali, prefetti ecc. (sempre col sottinteso: costoro non c’entrano con la politica)

Vale a dire che si alimenta per questa via l’idea che la militanza partitica  sia di per se degenerativa.

Forse Berlinguer avrebbe fatto bene a ricordare che la militanza è fatta di studio, passione e sacrificio. Almeno per riequilibrare il giudizio sui partiti in quanto strumento di democrazia politica.

Io ritengo  che sia un obbligo dei Partiti e delle alleanze elettorali fornire il personale per condurre le politiche per cui sono stati votati. Liberi gli eletti di ricorrere a Professori , Generali, Sindacalisti o Militanti di Partiti.

Sarebbe bene però che costoro, per legge, decadano con gli organismi da cui sono nominati e che il loro numero sia ben limitato e trasparente. Oggi giorno,  come ai tempi di Berlinguer, le cattedre universitarie, le carriere nei Corpi dello Stato spesso e volentieri non avvengono per merito e non c’è provenienza che garantisca capacità ed onestà di per se’. La ricerca di escamotages c.d. “apolitici” per condurre la cosa pubblica fa parte della tradizione culturale delle dittature.

C) Ora a me pare che la denuncia, giusta nei contenuti, si sia risolta per come è stata successivamente interpretata, in una indistinta condanna del sistema dei partiti. La corruzione, il clientelismo, la mala gestione nel settore pubblico, sono malattie connaturate alle attivita’ proprie dei sistemi democratici. La differenza con i sistemi totalitari consiste nella loro evidenza. E sono fenomeni talmente ovvii che tutte le democrazie hanno dovuto porre in essere strumenti legislativi, di contrasto e prevenzione per limitarli.

In Italia il fenomeno si presenta diffuso e pertinace in tutti gli strati sociali per motivi storici ( le aree geograficamente “protestanti”  sono ridotte ed i periodi  autofondativi e generativi  relativamente minoritari). Senza dubbio il Primo cinquantennio della Repubblica privo di alternanza ed al riparo della guerra fredda ha consentito una diffusione capillare del voto di scambio e di fenomeni di “patronage”. Affermare oggi che il Paese sia peggiorato, chiamare a soccorso di questa tesi Berlibguer e sparare a tutta pagina: “chi lo ha tradito?” è una operazione qualunquista e reazionaria.

Stiamo imparando adesso ad usare le Autorità Indipendenti, ad avere fiducia nella separazione dei Poteri (anche quando molti di essi invadono), a ricambiare rapidamente i gruppi dirigenti.

Certamente un percorso lento e faticoso, tuttavia io penso che rispetto ai tempi del pentapartito la situazione sia migliorata di molto.

“La democrazia ha bisogno di normalità”

30 luglio 1976 – 30 luglio 2016: un francobollo per il 40° anniversario del primo ministro donna. Riproduce il verbale del giuramento di Tina Anselmi, nominata Ministro per il Lavoro e la Previdenza Sociale dal Presidente Giovanni Leone, in occasione del terzo governo Andreotti.

“La Tina”, come la chiamavano familiarmente nel paese di nascita e nel partito, non fu solo la prima donna Ministro: fu prima in tante cose. Giovanissima staffetta partigiana, Presidente della Commissione P2, autrice della riforma del Sistema Sanitario Nazionale…..ed ora, per la prima volta nella storia della Repubblica, una donna, in vita, finisce in un francobollo dello Stato.

A san stè a la fira ed San Lazer oili oilà
A san stè a la fira ed San Lazer oilì oilà
A iò cumprè du bi pizòn cum i eran bi cum i eran bòn
A iò cumprè du bi pizòn cum i eran bi cum i eran bòn
La selta fora na ragazola, oilì oilà
La selta fora na ragazola oilì oilà
Ma xa vli pri du pizòn cum i eran bi cum i eran bòn
Ma xa vli pri du pizòn cum i eran bi cum i eran bensai
A la purtè dantr’a una porta, oili oilà
La portai dentro a una porta, oilì oilà
Sò la stanela, zò i bragòn, cum i eran bi cum i eran bòn
Sò la stanela, zò i bragòn, cum i eran bi cum i eran bòn
La selta fora na brotta vciàza oilì oilà
La selta fora na brotta vciàza oilì oilà
Ban xa fev du spurcaciòn cum i eran bi cum i eran bòn
Ban xa fev du spurcaciòn cum i eran bi cum i eran bòn
Siamo qui che giochiamo alla merla oili oilà
Siamo qui che giochiamo alla merla oi…
Sè la merla i mi quaiòn cum i eran bi cum i eran bòn
Sè la merla i mi quaiòn cum i eran bi cum i eran bòn
Anca me quand ai’era giuvnàza oilì oilà
Anca mè quand ai era giuvnàza oili oilà
A n’ho ciapè di bi pzulòn cum i eran bi cum i eran bòn
A n’ho ciapè di bi pzulòn cum i eran bi cum i eran…
Anc ades ca san na vciaza oilì oilà
Anc ades ca san na vciaza oilì oilà
Am la sfraig contr’i fitòn, cum i eran bi cum i eran bòn
Am la sfraig contr’i fitòn, cum i eran bi cum i eran bòn

La biodiversità si sta progressivamente riducendo. In un secolo si sono estinte trecentomila varietà vegetali. In Italia sono a rischio di estinzione oltre 2.000 tra varietà vegetali e razze animali. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo perso almeno ottanta razze tra bovini, caprini, ovini, suini ed equini. Molte razze antiche e varietà locali sono a rischio scomparsa perché soppiantate da altre maggiormente produttive e adatte ai sistemi di allevamento e di coltivazione intensivi, nonché alle regole del mercato globale. L’abbandono delle antiche varietà e razze comporta perdite irreversibili di patrimoni genetici, ambientali, culturali, professionali e sociali. Patrimoni che mancheranno drammaticamente soprattutto nei prossimi anni quando, a risorse naturali date, cioè insufficienti, avremo l’obbligo di praticare una agricoltura meno energivora e meno idroesigente, capace di adattarsi ai cambiamenti climatici e alle difficili condizioni produttive delle aree marginali, chiamate anch’esse a produrre cibo per una popolazione mondiale in continua crescita. Bisogna allora fermare l’impoverimento genetico, ma come? Ci sono due strade. Da un lato, chiedendo che le istituzioni-tutte- raccolgano, classifichino e conservino artificialmente o in ambiente naturale tutto il patrimonio genetico e di saperi di interesse agricolo ancora disponibile. La Regione Emilia-Romagna lo sta facendo dal 2008 attraverso un’apposita legge. Dall’altro cercando di valorizzare economicamente le produzioni alimentari basate ancora su varieta’ e razze antiche, a dispetto della loro minore standardizzazione, produttività e presenza marketing. Cioè andando, come consumatori, contro corrente ed acquistando direttamente questi prodotti dall’agricoltore, dall’artigiano, dalle loro reti di vendita o dal commerciante specializzato. Il mercato siamo anche noi.

Da ieri sera il nuovo equipaggio della stazione spaziale internazionale sarà composto da tre nuovi astronauti Sergey Ryazansky, al comando della navetta, l’americano Randy Bresnik e l’italiano sessantenne Paolo Nespoli.
La nuova missione si chiama VITA, Vitality, Innovation, Technology, Ability e come logo si è ispirata al Terzo Paradiso dell’artista Michelangelo Pistoletto. Nella missione VITA sono compresi 11 esperimenti selezionati da ASI, la gran parte biomedici, il resto tecnologici.Il Terzo Paradiso è una riformulazione del simbolo matematico dell’infinito e può essere visto come simbolo aperto a molteplici interpretazioni. I due elementi circolari opposti stanno a significare le attività scientifiche ed educative sviluppate nello spazio, mentre il cerchio centrale è il punto di incontro tra i due e rappresenta l’evoluzione della Terra e i benefici che le attività spaziali portano all’umanità.

Una fresca ricetta per questa calda estate.

Ingredienti:

Polpo 1kg

200g di fagioli rossi secchi o 1 vasetto di quelli precotti

10 pomodorini

Olio extravergine

1 limone

Sale,pepe

Qualche foglia di menta fresca

Preparazione:

Per prima cosa – se si decide di non usare quelli in barattolo – mettere a mollo i fagioli per 6 ore e poi cuocerli.

Pulire il polpo e cuocerlo in abbondante acqua bollente, leggermente salata, per almeno 40 min (regolarsi con la dimensione del polpo). Farlo poi raffreddare nella sua acqua, intanto tagliare in quattro i pomodorini

e condirli con un pizzico di sale ed olio, unirli ai fagioli e aggiungere il polpo precedentemente tagliato a fettine.

Per preparare l’emulsione versare nel bicchiere di un braun ad immersione un pizzico di sale, un limone

spremuto, due cucchiai d’olio e le foglie di menta. Si creerà una cremina fresca e gradevole.

Impiattare il polpo e cospargere con l’emulsione alla menta preparata. Chiudere con una  manciata di pepe.

 

Buon Polpo da G&G

“In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la notte aleggia ancora nell’aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa”.
(Tiziano Terzani)

La settimana scorsa vi ho lasciato dicendo che il nuovo traguardo è il cibo della salute. Cioè un cibo che contrasti l’insorgenza delle malattie. Esiste? Ce lo chiarisce una delle massime autorità in materia, Franco Berrino, patologo ed epidemiologo, che ha analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa. «Negli ultimi 15 anni le informazioni sul rapporto tra alimentazione e insorgenza dei tumori sono aumentate grazie alle ricerche. È stato redatto un Codice Europeo contro il cancro in cui sono inserite alcune semplici regole per una sana alimentazione che si possono riassumere nell’aumento del consumo di cibo di provenienza vegetale, non industrialmente raffinato (cereali integrali, legumi, verdura, frutta), nella limitazione dei cibi ad alta densità calorica e delle bevande zuccherate, nell’evitare la carne conservata e nella limitazione del consumo di carne rossa e di cibi ad alto contenuto di sale». Ma la salute a tavola non è solo, e tanto, una dieta maggiormente equilibrata: «Gran parte dei problemi-sostiene Berrino-risiede nei processi industriali di trasformazione, nel gusto “avvelenato” da una gran quantità di zuccheri, nei processi di raffinazione il cui scopo è quello di aumentare la shelf life dei prodotti». Un’altra autorità in materia, Lucio Cavazzoni, Presidente di Alce Nero, riconduce l’aumento esponenziale delle intolleranze alimentari al glutine e al latte a precise scelte “iper produttive”. Negli ultimi 50 anni, dice, il grano è cambiato grazie alla selezione di varietà che prediligono la parte glutinica e proteica. Il ragionamento è analogo per il latte. L’alimentazione bovina e’ oggi costituita per il 75% di cereali, mentre prima si basava su erba e fieno. Il cibo della salute è dunque sicuramente esisto, esiste ancora, e, se la domanda lo pretenderà, innovando le logiche produttive, ritornerà centrale.

Certo non si tratta de “La Comédie humaine” che Honoré de Balzac scrisse tra il 1836 ed il 1850.

Ma se prendi uno qualsiasi dei romanzi NoMaigret di Simenon (in questo caso “La scala di ferro”, ma, come detto, sarebbe lo stesso qualunque tu prendessi) ti trovi esattamente dove forse il padre della patria (letteraria) francese già più di cinquant’anni prima voleva essere: all’interno di una umanissima commedia umana, dolente quasi sempre e cinica ma anche, a sussulti, tenera ed ironica ed indifesa.

Basta d’altronde lasciarsi trasportare dai semplici titoli (titoli che, manco a farlo apposta sembrano voler suggerire le varie fasi, intitolare i vari capitoli di una, appunto, commedia, farsa a volte dramma altre) per ritrovarsi proiettati all’interno di una, varie stagioni di vita vissuta seguita nelle sua varie fasi, analizzata nei suoi vari aspetti, raccontata nei suoi alti e nei suoi bassi. E così, nel dipanarsi di una vita, di più vite così fittamente intrecciate tra di esse da far pensare di trattarsi, alla fine, della stessa storia, della stessa storia della stessa vita raccontata e narrata in momenti diversi e maniere diverse e con sentimenti diversi da narratori e cantastorie diversi, ci si potrà cullare nell’illusione di un tranquillo menage e di una serena esistenza seguita nelle sua varie fasi, analizzata nei suoi vari aspetti, raccontata nei suoi alti e nei suoi bassi (La casa sul canale, Le finestre di fronte, Persiane verdi, La finestra dei Rouet, Tre camere a Manhattan, Il trasloco, Il pensionante), una vita affollata di amici e conoscenti (La Marie del porto, La vedova Couderc, Il primogenito dei Ferchaux, La zia Jeanne, Maria la strabica, I fratelli Rico, La morte di Belle, Il grande Bob, Betty, Le sorelle Lacroix, Le signorine di Concarneau), una vita affollata di amici e conoscenti ai quali, in ogni caso, bisognerà dar conto dei rapporti a volte così intrecciati e faticosi, altre volte sereni e semplici, rapporti ed amicizie che a volte possono incrinarsi o anche solo mutare o ancora scoprirsi diversi, altro, da quello che ci si immaginava (La verità su Bébé Donge, Il rapporto del gendarme, La fuga del signor Monde, Il destino dei Malou, Il testamento Donadieu, I conti sbagliati di Malétras, Il fidanzamento del signor Hire, I funerali del signor Bouvet); il discorso, lo stesso, si potrebbe estendere agli sconosciuti, tanti e fantasmatici (Turista da banane, Il ricco, Il figlio, Il lungo uomo negro, La ragazza del peccato, Provinciali a Parigi, I clienti di Avrenos, Il clan degli ostendesi, Il borgomastro di Furnes, L’orologiaio di Everton) che vivono, avendo con la nostra solo sporadici e flebili incontri, una vita, la loro vita, una vita parallela alla nostra, una vita, alle volte, spesso, più pericolosa, più nera (L’evaso, L’assassino, I tre delitti dei miei amici, L’uomo sospetto, I testimoni, I complici, La prigione, Passeggero clandestino, Lettera al mio giudice, Gli innocenti, Gli sconosciuti in casa, Sangue alla testa) mentre noi, sognatori, ci culliamo nell’illusione di poter prenderne possesso, della nostra vita, e viverla magari serenamente, abbandonandoci ad un quieto tran-tran, ipnotico e metodico (Treni nella notte, L’uomo che guardava passare i treni, Il treno, Il fondo della bottiglia) mentre il tempo, attorno a noi, passa veloce e inesorabile nel rincorrersi delle stagioni (La neve era sporca, Germogliano sempre i noccioli, Novembre).

E così, anche in questo “La scala di ferro”, ciò che sembra NON è mentre ciò che sembra non poter essere, invece E’.

Anche qui, comunque, una vita tranquilla, un noioso e ripetitivo menage (“… tutta una serie di piccole abitudini, frasi fatte che però,nel loro gergo segreto ed intimo rispondono a tutta un serie di segnali in codice …”) sembra poter nascondere chissà quali segreti, chissà quali rivelazioni (“… non provava rancore e avrebbe giurato che lei stessa non provava odio nei suoi confronti e che, forse, le capitava persino di avere pietà di lui …”) mentre invece, chissà, potrebbe anche solo trattarsi semplicemente (semplicemente?) di un episodio di mal sottile (“… quando stavano abbracciati stretti, corpo a corpo, e lei si accaniva su di lui come se avesse voluto distruggerlo …”).

Lorella: cavolo Gianni, ma hai preso un’altra multa?

Gianni: ma cosa vuoi che sia! Di fronte a quello che sta succedendo in Italia e nel mondo! A Nizza hanno ammazzato più di 80 persone e un matto qualsiasi potrebbe farlo anche a Bologna, tanto per sfogarsi… E’ come se avessero fatto un concorso pubblico: tutti quelli che si sentono sfigati e vogliono conquistarsi un posto in paradiso possono fare una strage e noi gli garantiamo onore e gloria!

Lorella: già facciamo fatica ad arrivare a fine mese, se continui ad entrare in centro dai varchi Siro finisce che lavoriamo solo per pagare le multe.

Gianni: hai sentito no no, del golpe in Turchia? L’Unione europea ha deciso di mandarci un sacco di soldi per non far arrivare i profughi in Europa ma con il casino che c’è mi sa che della Turchia non ci si può mica fidare. E poi questo Erdogan è un vero dittatore. Sta arrestando un sacco di gente…magistrati, giornalisti, insegnanti. E poi ha ripristinato la pena di morte. Come si fa a fare accordi con uno così?

Lorella: a settembre la bambina deve iniziare il nido, ma lo sai quanto costa la retta? Ci andrà via metà del mio stipendio e col fatto che il vostro contratto non lo firmano da sette anni il tuo stipendio non cresce mai. Bisognerà chiedere aiuto di nuovo ai tuoi genitori. A quarant’anni siamo ancora qui a chiedere…E lavoriamo tutti e due! Io mi vergogno anche un po’…

Gianni: Vabbè, ho capito. A te del mondo non te ne frega niente. Guarda che se anche lo firmano il contratto non cambia niente. Hanno già detto che ci sono pochi soldi e li danno solo a quelli che prendono meno. Io che prendo 1500 euro al mese sono considerato ricco.

Lorella: 800 euro vanno via con l’affitto, 500 con il nido, campiamo con poco più di 1000 euro al mese, comprese le bollette e le tasse, che quelle mica si può fare a meno di pagarle! E pensare che mi sono laureata e ho pure fatto un master… per il mio contratto da precaria. Mi vien voglia di mollare tutto e stare a casa a badare alla bambina, e addio a tutti i pensieri che mi ero fatta sul mio lavoro. Se tua mamma potesse andare in pensione la porterei da lei …

Gianni: E, see … in pensione! ha detto che se va bene c’ha ancora 5-6 anni. E poi quando andrà in pensione dobbiamo anche pensare che mia nonna non sta tanto bene. Anzi, speriamo che tenga botta per qualche anno.

Lorella: quando sento quelli che dicono che tutto va bene e che oramai l’economia è ripartita mi viene una rabbia! Ormai chi si lamenta di più.. tanto non cambia niente. Però c’è qualcosa che non capisco. Fra i nostri amici ce ne sono tanti messi come noi, ma ci sono anche quelli che anche se prendono 800 euro al mese vanno sempre in vacanza e a mangiare di qua e di là e c’hanno delle case della madonna, e poi cambiano macchina ogni anno…boh!

Gianni: si chiama evasione fiscale, o elusione, o quello che vuoi. Magari loro prendono poco, ma c’hanno i genitori che hanno fatto la grana con l’evasione fiscale e quella mica la sbandierano. Se leggessi un po’ i giornali sapresti che in Italia nel 2016 l’evasione fiscale vale il 18% del PIL. Il 18%!!!! Lo sai cosa vuol dire? Che i soldi per i nostri stipendi non ci sono e non ci sono neanche per i nostri nidi, la scuola o la sanità e neanche per far ripartire l’economia …. perché c’è chi si fa le budella d’oro e chi invece deve continuare a tirare la cinghia. In Italia è sempre stato così e non cambia mai. Solo che adesso stiamo tutti peggio e i sacrifici si fanno proprio sentire.

Lorella: guarda che i giornali li leggo… quando ci riesco. Ieri ho letto che i nuovi poveri in Italia e in Europa sono i giovani, quelli sotto i 34 anni. Che ogni giorno di più smettono di studiare e anche di cercare lavoro, tanto non trovano niente. Sembra che quelli che sono venuti dopo, stiano ancora peggio di noi. E poi, che ti credi, che non lo so quello che succede nel mondo? E’ solo che sono talmente stanca che non ho più l’energia per occuparmi anche degli altri!

Gianni: già, hai ragione tesoro. Allora che facciamo?

Lorella: facciamo che paghiamo sta multa va. E poi, domani è un altro giorno, no?