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Agosto 2016

Il drammatico terremoto di questi giorni ha riaperto il logoro tema della mancanza di programmazione, cura, messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio. All’indomani di ogni evento catastrofico parte la girandola di recriminazioni, accuse,proclami. Poi tutto tace. Per riprendere, con gli stessi esperti, i soliti salotti televisivi, la stucchevole retorica sulla generosità e caparbietà del popolo italiano, davanti al prossimo disastro. Passiamo da un’emergenza all’altra. Eppure non è necessario un dibattito particolarmente articolato intorno a questo tema. Siamo un Paese ad alto rischio sismico. La stragrande maggioranza degli edifici, a partire da quelli pubblici, non sono adeguati alle norme di sicurezza necessarie. Dunque la salvaguardia del  territorio è la nostra priorità. Occorre decidere di trovare le risorse adeguate per raggiungere questo traguardo. Occorre farlo anche se questo non porta voti. Si, perché una politica seria, onesta, sobria di tutela, messa in sicurezza,salvaguardia del territorio non si vede. Si sente solo nel momento del bisogno. Tutto qui.

Ugo Rau

Ugo Rau

Erano i favolosi, rutilanti seventies. Ragazzi di spiaggia come eravamo, l’acqua, il mare, la spiaggia appunto, costituivano tutto il nostro mondo.

Nuotare, pescare in apnea. Chi aveva più possibilità, o soltanto voglia, faceva qualche immersione. I nostri fondali caraibici, le nostre barriere coralline, erano davanti alla Torre di Cerrano (subito dopo Silvi Marina per noi che venivamo da Pescara), o di fronte ai Ripari di Giobbe (subito prima di Ortona e subito dopo il Lido Riccio).

Erano avventure vere, si partiva la mattina anche in due su lambrette e vespe 50, ci si crogiolava al sole tutto il giorno e tutto il giorno si pescava e si facevano immersioni; tanta voglia e poca sicurezza, niente manometri bastava un buon orologio sub, nessun corso, nessuna scuola, tanto c’era sempre un amico che aveva cominciato qualche giorno prima a darti le “dritte”. Vabbè, qualche embolia, lieve, c’è chi l’ha avuta, e qualcuno non è più risalito, ma quelle erano Tremiti, altro mare, altre storie.

Di quel tempo rigogl2016.08.28 - TiriamoTardi4ioso e selvaggio, di quei viaggi alla ventura, ricordo tanto, ricordo tutto.

Ma soprattutto, ricordo cose strane, strutture fantastiche retaggio di un mondo scomparso.

Sogni lignei, miraggi stillanti mito, manufatti fantastici della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Qualcuno dirà, potrebbe voler dire: ma dai, i trabocchi; anche qui, in Romagna, ci sono “e padlòn”.

Eccerto. Anche a Pescara c’erano. Strutture solide abbarbicate agli scogli o direttamente poggianti sulle banchine dei moli. Così sono capaci tutti. Ma provate voi, ci provi chiunque, a costruire dei trabocchi (i padlòn, appunto) in mezzo al mare, lontani anche 50 e più metri dalla riva cui si è uniti solo da una passerella traballante di legno. Provate voi anche solo a pensarlo, il costruire queste macchine da pesca, utilizzando alla vecchia maniera solo i detriti e i legni e i cordami portati dalla corrente a riva. Non si può, non si può non pensare a quei “… pescatori cingalesi con indosso il tradizionale saram che pescano appollaiati su pali di legno …” ritratti con mirabile maestria da quel genio della fotogra2016.08.28 - TiriamoTardi2fia contemporanea che è Steve McCurry.

D’altronde li cantava anche il vate, e che canzone: “… la lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, respirando l’odore delle alghe, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuto la loro opera crudele …”.

Certo da allora, dai tempi di D’Annunzio ma anche solo dai miei 16, 17, 18 anni, ne è passato del tempo.

E i 2016.08.28 - TiriamoTardi1trabocchi non sono più, o non solo, costruiti con materiali di risulta; ma sono ancora lì, a corollare con le loro sagome snelle quella che viene comunemente riconosciuta come la Costa dei Trabocchi (il litorale che va da Ortona a Fossacesia Marina), uguali nel tempo e nell’immaginario, e mantengono intatta la loro magia.

Una magia che per noi, ghiottoni erranti, è sublimata dalla possibilità di cenare proprio lì sopra, gustando gli antichi sapori dei pescatori, godendo di una cucina povera ma saporita, vera, immaginifica. In quasi tutti i trabocchi è possibile essere ospiti, e non sarebbe giusto citarne uno dimenticandone un altro. Ognuno offre una propria peculiarità, di costruzione di storia e di cucina. In tutti però, tirare tardi mangiando e brindando al sole che muore dietro la linea del litorale mentre l’acqua si fa sempre un po’ più scura ma brulicante delle mille luci della sera, è un’esperienza da non perdere.

Stefano Righini

Stefano Righini

Nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1997 moriva a Parigi Diana Spencer, lady D, la triste sposa del principe Carlo d’Inghilterra da cui si era separata. La sua vita pubblica e privata fu seguita e raccontata con costanza, sensazionalismo e a tratti con ossessione. Ossessione e curiosità furono la causa della sua morte, in quanto, l’incidente sotto il ponte dell’Alma, a Parigi, avvenne per sfuggire ai paparazzi che volevano ritrarla col nuovo compagno Dodi Al-Fayed. Di lei rimane l’immagine di una donna infelice, anticonformista per quel che poteva permettersi e molto amata dal popolo del Regno Unito.

Libera, l’associazione che fa riferimento a don Ciotti nata con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia, si sta attivando per raccogliere firme per la riforma del codice antimafia. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera.

Oggi pomeriggio alle ore 18 alla libreria Ambasciatori Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta, verrà premiato con la targa Volponi (premio assegnato dalla Casa dei Pensieri). Dopo la consegna ci sarà un’intervista pubblica al direttore. Felicori, che per decenni è stato un dirigente del Comune di Bologna, da due anni è stato chiamato dal ministro Franceschini a dirigere la Reggia di Caserta.

L’Italia è il Paese con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica protetta riconosciuti dall’Unione europea. A sua volta l’Emilia-Romagna è la prima regione italiana per numero di prodotti tutelati: ben 43, con un valore economico pari al 45% dell’intero fatturato delle DOP e IGP nazionali. La tutela europea dalle contraffazioni o usurpazioni viene riconosciuta solo alle produzioni che possono dimostrare una storicità ed una unicità territoriale, nonché il rispetto della tradizione attraverso l’adozione di un rigoroso disciplinare di produzione approvato dalla UE ed oggetto di permanenti sistemi di certificazione e controllo. Le “Denominazione di Origine Protetta” (DOP) si differenziano dalle “Indicazione Geografica Protetta” (IGP) per il diverso grado di completezza del processo produttivo all’interno del territorio d’origine riconosciuto. il marchio DOP certifica esclusivamente prodotti integralmente ottenuti e confezionati in quell’ambito, mentre il marchio IGP certifica che nell’areale d’origine sono avvenute le fasi produttive più importanti, quelle che danno al prodotto il suo carattere peculiare, mentre altre fasi, ad esempio, la produzione della materia prima o talune lavorazioni secondarie, possono essere state realizzate altrove, secondo le specifiche fissate nel disciplinare di produzione. Appartengono a questo secondo gruppo, ad esempio, la Mortadella di Bologna, lo Zampone, il Cotechino e l’Aceto Balsamico di Modena, l’Asparago Verde di Altedo, la Pera dell’Emilia-Romagna, la Ciliegia di Vignola, il Marrone di Castel del Rio, la Piadina romagnola. Sono invece DOP il Parmigiano-Reggiano, il Prosciutto di Modena, la Patata di Bologna, lo Squaquerone di Romagna, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, l’Olio Extravergine di Brisighella.

Dopo vent’anni dal primo disastro, il Mera in Valchiavenna ha subito una devastazione totale. La prima volta, nel ‘98, responsabile fu lo svaso della diga di Villa di Chiavenna, questa volta la frana devastante, milioni di metri cubi di massi e fango insieme a una gran quantità d’acqua, che ha spazzato via gran parte della Val Bondasca.
«Sono stati compromessi la fauna ittica e tutto l’ecosistema del corso d’acqua – La concentrazione di solido ha soffocato ogni forma di vita. In questo momento, i ragazzi dell’Ups sono al lavoro sul posto: ci sono pesci ovunque. Sono riusciti a salvare solo quelli che hanno trovato ancora vivi nelle pozze, ma è poca cosa in confronto alla moria che c’è stata».

Ingredienti:

  •  1 Polipo da circa 1 kg (per 2 persone)
  • 1 Limone Q
  • Qualche chicco di pepe nero
  • 1 carota
  • 1 cipolla
  • 1 gambo di prezzemolo

 Per il pesto

  • 2 pomodori maturi ma sodi
  • 50g di anacardi
  • qualche foglia di basilico
  • 1 cicchiaio di parmigiano grattugiato
  • 1 spicchio di aglio piccolo
  • olio extra vergine qb
  • 1 zucchina
  • 1 lime

 

Preparazione:

Pulire e lavare bene il polipo. Cuocere in abbondante acqua bollente con gli odori tagliati a pezzi, almeno per 20/30min.,far intiepidire nella sua acqua poi toglierlo e metterlo a marinare con un po’ di olio e limone spremuto, sale ed una manciata di pepe per circa 30 min.

Intanto preparare il pesto tritando finemente tutti gli i gredienti (pomodori,anacardi,aglio). Volendo potete macinarli un po grossi. Aggiungere un pizzico di sale, il parmigiano e l’olio.

Scaldare molto bene la piastra e grigliare bene il polpo da entrambe i lati.

Intanto tagliare a filange’ le zucchine e farle marinare pochi istanti con il lime.

Impiattare facendo una piccola base di pesto, adagiarvi il polpo e sopra le zucchine marinate, un fili d’olio extra-vergine ed una manciata di pepe per completare.

BUON POLPO DA G&G