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Agosto 2016

“Voglio che il sole mi dia il benvenuto”
Il 23 agosto del 1926, a soli 31 anni, muore il primo sex simbol del grande schermo: Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Gugliemi, in arte Rodolfo Valentino.
Affascinante, dallo sguardo magnetico, un mito senza tempo. E pensare che, visto il suo diploma in agraria, in America andò per cercare un pezzo di terreno da coltivare….

Ciao a tutti!

Lo so, sono stata assente per un po’ ma dovete giustificarmi: abbiamo battezzato la nostra Sophia e visto che siamo una famiglia numerosa, mista e complicata e in più abbiamo tanti amici, mi sono persa un po’ dietro le preparazioni e l’organizzazione.

Scriverò in futuro di cerimonie e della loro organizzazione, oggi invece vorrei parlare di “paure”.

Le paure di ogni mamma: piccole e grandi, giustificabili o no, condivisibili o meno, vere o immaginarie. Ogni mamma ha le proprie. Paure che cambiano e si “evolvono” a seconda del periodo e che possono essere divise in prima e/o dopo la nascita dell’adorato/a figlio/a.

La mia grande paura prima della nascita di mia figlia, ad esempio, era che potesse nascere senza le dita delle mani. Non conosco le origini di questa paura. Da piccola conoscevo una ragazzina senza dita (che riusciva comunque fare quasi tutte le cose che facevamo noi) e probabilmente questa immagine è rimasta in qualche angolo nascosto della mia mente per poi tornare prima del parto. La paura di una mia cara amica era che sua figlia potesse nascere con il sindrome di Down. Mia cugina aveva paura che qualcosa potesse andare storto durante il parto e una mia collega aveva paura della lacerazione perineale.

Per fortuna, nulla di quello immaginato e temuto è successo. Ma le paure c’erano e ci saranno per tutte le mamme. Spetta a noi affrontarle e magari riuscire a vincere quella brutta sensazione che non ci fa dormire di notte e ci fa pensare di giorno.

Le paure post-parto invece non finiscono mai. Si evolvono, cambiano, crescono, si vincono o si perdono. Anzì, secondo me, qui spesso entra in gioco anche la nostra parte più irrazionale.

Tua figlia fa il bagnetto sul bagnasciuga del mar Adriatico e tu sei pronta a proteggerla e lottare contro i mostri marini di “Ventimila leghe sotto i mari”. Tuo figlio fa tardi la sera e ogni minuto di ritardo inizi ad immaginare tutta una serie di sciagure progressivamente più gravi fino a convincerti alla fine, che sia stato rapito dagli alieni. La figlia adolescente della tua vicina non si fa vedere a scuola e tutti a pensate che sia andata a farsi il tatuaggio lungo tutta la schiena che aveva visto in una rivista il giorno prima.

La verità è che spesso siamo esagerate, irrazionali e forse abbastanza giovani per ricordare cosa facevamo noi non molto tempo fa. E questo, ovviamente, non fa altro che aumentare le nostre preoccupazioni. 🙂

Una cosa è certa: una volta che diventi mamma hai più paure. Ma hai anche più coraggio per affrontarle e combatterle.

Ciao a tutti, Marija

Forse non tutti sanno che l’Emilia-Romagna è regione leader nelle pratiche agricole cosiddette sostenibili. Oltre a detenere il primato nazionale della agricoltura blu e delle DOP e IGP, produzioni tutelate nella loro storicità, qualità e biodiversità  territoriale dalla Unione Europea, è la prima del Centro Nord per produzioni agricole biologiche e biodinamiche, la prima in Italia per trasformazione e commercializzazione del biologico, la prima per diffusione delle tecniche di agricoltura integrata nei comparti agroalimentari a maggiore specializzazione. Questi ultimi sono tre distinti concetti di sostenibilità. L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione disciplinato a livello comunitario che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di prodotti di sintesi chimica. Per la fertilizzazione del terreno si utilizzano concimi organici e minerali naturali. Per la disinfestazione si ricorre a sostanze naturali o all’utilizzo di insetti che si nutrono dei parassiti delle piante. L’agricoltura biodinamica da parte sua considera l’azienda agricola un vero e proprio “organismo vivente autosufficiente”, inserito nel più grande organismo vivente cosmico, dalle cui influenze dipende. I ritmi cosmici influenzano i calendari di semina, coltivazione e raccolta. Gli obiettivi di questa agricoltura sono l’azzeramento dell’impatto ambientale e dei residui chimici nell’atmosfera, nel terreno e nell’acqua. L’agricoltura integrata o produzione integrata è invece un sistema di coltivazione a basso impatto ambientale che si pone tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica, ricorrendo ai mezzi chimici solo quando il rischio corso dalle colture è grave. Si scelgono i composti meno inquinanti e meno nocivi per l’uomo e viene posta particolare attenzione nel non distruggere gli insetti utili alle piante; vengono, anzi, allevati alcuni insetti innocui che entrano in competizione con quelli nocivi, non permettendone lo sviluppo. Le produzioni ottenute attraverso i metodi dell’agricoltura integrata sono riconoscibili attraverso il marchio collettivo regionale “QC” (Qualità Controllata), o, più frequentemente, tramite i marchi privati della Grande Distribuzione. Le produzioni biologiche di riconoscono attraverso il marchio UE delle 12 stelle che disegnano una foglia, mentre quelle biodinamiche tramite un marchio privato internazionale.

Dopo 86’ di assedio anche il più ottimista tra i tifosi bolognesi, ieri sera, faticava a credere ancora nella vittoria contro l’arcigno Crotone di Davide Nicola. Tra pali, reti ingiustamente annullate ed episodi che non sorridevano certo alla causa rossoblù, quel maledetto 0-0 rimaneva saldamente inchiodato al tabellino, come un’ombra scura aleggiante su una prestazione comunque di qualità da parte degli uomini di Donadoni, ma non sufficiente a garantire una vittoria all’esordio in campionato.

Krejci, nella prima frazione, dopo pochi minuti aveva inaugurato la giostra dei legni felsinei, cogliendo il palo dopo una discesa di Masina sulla sinistra. Un quarto d’ora più tardi altro giro ed altro regalo, con Taider abilissimo a girare di controbalzo mancino un traversone di Nagy (ottima la prima del ragazzino magiaro), cogliendo un clamoroso palo, tanto bello quanto sfortunato, dopo un gesto tecnico di pregevolissima fattura. Nel secondo tempo era Pulgar a scheggiare il legno alla destra di Cordaz, mentre Masina, da non più di tre metri, dopo lo sviluppo di un corner si faceva ipnotizzare dall’estremo difensore avversario.

La partita sembrava avviarsi verso un pareggio ingiusto per il Bologna, poi, come spesso accade, un lampo individuale ha spezzato lo snervante equilibrio che fin lì aveva contraddistinto il match (come detto, solo nel risultato): break di Dzemaili a metà campo, servizio per Destro ed uno contro uno con l’ultimo difensore calabrese. Ci sarebbe lo spazio per servire nuovamente lo svizzero, di più, probabilmente sarebbe la cosa giusta da fare. L’attaccante ex Roma, però, vede la porta e, dopo 5 mesi, si ritrasforma nel predatore di Udine, quando da solo risolse il match a favore dei rossoblù. Il gol mancava spasmodicamente a Mattia. E’ facilmente percepibile nella rasoiata con la quale fulmina Cordaz e regala, finalmente, il vantaggio ai felsinei, dopo un dominio durato 86’.

Bologna 1-0 Crotone, va in archivio la prima giornata e, dopo anni di partenze ad handicap, i tifosi rossoblù possono sorridere, confortati dai 3 punti e da una prestazione solida e frizzante.

Al via la festa dell’Unità a Bologna, la novità quest’anno sarà la consegna ai partecipanti di un test con dieci domande, la prima sul partito e la seconda sulle tematiche di cui dovrebbe occuparsi, dal lavoro, alle disuguaglianze, fino alle alleanze. I risultati del “test” saranno poi offerti dal Pd di Bologna alla conferenza nazionale sul programma di metà settembre.

Un terremoto di magnitudo 3,6, poi ricalcolata a 4, non dovrebbe fare grossi danni, ma, nella splendida isola di Ischia dove le case si sono gonfiate fino a mangiarsi i vigneti, i crinali montuosi e si sono spinte fino al mare é bastato per fare vittime e crolli.
Il passato pare non insegni. Casamicciola a fine ottocento subì un terremoto che fece più di 2000 vittime, da allora il processo di allargamento a tutti i costi in nome di una economia legata principalmente al turismo non si è arrestato di fronte a nulla.

Le voci sul possibile sbarco a Bologna di Mario Balotelli si sono notevolmente infittite nelle ultime ore, dopo l’accostamento al Chievo (!) delle ultime settimane, via via sgonfiatosi da solo. L’attaccante sembra spingere con forza per trovare l’accordo con i rossoblù, tanto che il Liverpool, pur di sbarazzarsi dell’italiano, sembrerebbe disposto ad accollarsi l’intero, faraonico ingaggio dell’ex giocatore dell’Inter.

Non mi dilungherò su questioni ormai ampiamente assodate come la sua testa calda o le sue bravate, le quali fanno il palio con lo smisurato talento che gli appartiene fin da quando esordì, giovanissimo, in serie A con la maglia dell’Inter. Se si parla di talento puro, Balotelli rimane uno dei primissimi attaccanti in circolazione, dotato di colpi che solamente un iniziato del gioco può pensare ed eseguire, su questo non ci piove. Se analizziamo, invece, le reali necessità del Bologna, ci accorgiamo che probabilmente il suo arrivo sarebbe disfunzionale al progetto rossoblù: la linea societaria è sempre stata chiara su questo fronte, puntare forte su Mattia Destro ed assicurarsi un sostituto di livello superiore a Floccari, in modo da non risentire in maniera eccessiva di un’eventuale assenza forzata della punta ex Roma.

Realisticamente, dunque, se Donadoni pensa ad un Bologna strutturato sul 4-3-3 o 4-2-3-1, Balotelli come si colloca? Backup di Destro? Ci credo poco. Largo a sinistra con ampia licenza di svariare per tutto il fronte offensivo? Ci credo ancora meno, tenendo a mente l’indole del giocatore, che lo porta spesso a coprire una porzione molto limitata di campo, essenzialmente gli ultimi 20 metri.

La riflessione cambia, necessariamente, se il tecnico stesse pensando di virare verso un modulo a due punte: in quel caso la coppia Balotelli-Destro, senza mezzi termini, fa venire l’acquolina in bocca, considerando il potenziale tecnico, fisico e tattico di una soluzione del genere. Anche in quest’ultimo caso, però, gli interrogativi sarebbero numerosi: Krejci è in grado di fare il quarto a centrocampo e quindi, di fatto, di focalizzarsi molto anche sulla fase difensiva? Quando la palla ce l’hanno gli avversari, chi sarebbe il primo ad andare in pressione, considerando la scarsa attitudine al sacrificio sia di Destro che di Balotelli? Sono tutte domande, queste, fondamentali e da ponderare attentamente prima di fiondarsi sull’ex Inter.

Mario Balotelli, in conclusione, serve o no ai rossoblù? A livello strettamente tecnico, probabilmente no, tenendo presente il piano tattico fin qui seguito da Donadoni. Un giocatore del genere, però, se concentrato e coinvolto appieno, è un manico che passa una volta ogni vent’anni e, per una squadra che vuole crescere ed acquisire uno spessore rilevante nel nostro campionato, non considerare nemmeno l’eventualità di un suo arrivo sarebbe un errore imperdonabile.

In fondo, chi non rischia raramente ottiene risultati importanti…

Mai come in questa occasione il match tra Torino e Bologna si annuncia equilibrato e dall’esito incerto, dopo una prima giornata di campionato interlocutoria per i granata, entusiasmante per i rossoblù, tenendo conto, però, della diversa caratura dei rispettivi dirimpettai (Milan per i torinesi, Crotone neopromosso per i felsinei).

Il Torino ha ricavato indicazioni discordanti dalla trasferta in terra milanese, scoprendo una fase offensiva di alto livello ma accorgendosi, al contempo, delle enormi lacune in fase difensiva che hanno infine condannato i granata, complice la giornata di grazia di Carlos Bacca. Se la squadra di Mihajlovic può contare su uno dei centravanti migliori dell’intera Serie A (Belotti) è anche vero che i movimenti del reparto arretrato appaiono ancora notevolmente incerti, specie per vie centrali, dove l’ex di turno Luca Rossettini non sembra in grado di offrire le dovute garanzie per interpretare al meglio il ruolo lungo tutto l’arco dei 90 minuti. In mezzo al campo spicca il talento di Baselli, inspiegabilmente escluso dall’undici di partenza torinese a Milano ed autore di mezz’ora da favola, condita anche dal gol che aveva riacceso le speranze granata. Il Bologna ha un virtuale “sosia” calcistico del centrocampista ex Atalanta in Nagy e dal loro confronto in mezzo al campo potrebbero dipendere gran parte delle sorti della partita.

Da parte loro, i rossoblù approcceranno la trasferta torinese forti del successo colto all’esordio contro il neopromosso Crotone, anche se consci che l’impegno all’Olimpico sarà sicuramente più probante del confronto contro i calabresi. Vista l’assenza forzata di Maietta, Donadoni quasi sicuramente opterà per affiancare Oikonomou a capitan Gastaldello, nel tentativo di limitare Belotti. Pulgar davanti alla difesa sembra certo della riconferma dopo la buona prova offerta contro il Crotone, mentre Taider e Dzemaili si contenderanno lo spot di mezz’ala, coadiuvati da Nagy (il rientrante Donsah sembra, per ora, defilato). Davanti, Destro e Krejci avranno il compito di scardinare la difesa granata, supportati da uno tra Verdi (anche lui pimpante alla prima di campionato) e Rizzo, molto positivo da subentrante domenica scorsa.

Il Bologna per dare continuità alle buone cose viste contro il Crotone, il Torino per rialzarsi dalla sconfitta di Milano. Domenica, alle 20.45, sarà il campo ed emettere il verdetto finale.