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Agosto 2016

COZZE ALLA MARINARA

Ingredienti:

1 kg di cozze

Aglio, prezzemolo, olio extravergine d’oliva

Una ciotola di pomodori pelati

Peperoncino a piacere

Pane tostato

Preparazione:

Lavare e pulire bene le cozze, togliendo il filo interno ed eventuale residuo attaccato all’esterno

Tritare l’aglio e rosolare a fuoco lento, aggiungere il pomodoro e cuocere per una decina di minuti.

Unire le cozze e coprire per lasciarle aprire bene.

Mescolare con un cucchiaio, cuocere per 10 minuti finché tutte le cozze saranno aperte.

Servirle in una ciotola, unendo il prezzemolo tritando a crudo.

Il pane abbrustulito a lato strofinato ad aglio, olio e peperoncino a piacere!

 

BUON APPETITO DA G&G

Certo non sarete al mare, niente spiagge caraibiche o anche solo adriatiche, il frangersi delle onde, la sabbia bagnata della battigia che scrocchia sotto i piedi. E certamente non sarete in montagna, quindi niente rumore assordante del silenzio, niente2016.08.15 - TiriamoTardi3 fruscii nel folto dei boschi, nessun orizzonte interrotto da cime innevate aostan/dolomitiche.

Però se siete ancora in città in questo agosto languido e sonnacchioso che già si trascina stancamente oltre la metà, qui al “Chioschetto” all’angolo Codivilla / SanMamolo vi sembrerà di essere in vacanza.

Saranno  le correnti d’aria figlie della felice confluenza dell’aria fresca che provenendo dai Colli scende incanalata in SanMamolo e di quella che si alza dal verde dell’adiacente parco dell’Istituto Ortopedico Rizzoli (e da cui inizia, praticamente sconosciuto, un sentiero segnalato dal CAI), ma qui ci sono sempre 3/4 gradi in meno rispetto alle temperature che si registrano in città. E poi sarà per le piccole luci bianche sospese tra i rami degli alberi che, quando è Natale fanno tanto … Natale, ma che ora, in questi giorni via dalla pazza folla, aiutano a sentirsi, che so, quasi in Provenza, ad Arles magari, in Place du Forum, seduti al CaféLaNuit (quello che i più chiamano CafèVanGogh) sorseggiando magari un pastis o un panache mentre tutto intorno ferve il formicolio tipicamente fotografico de “Les Rencontres d’Arles” (quest’anno terminano il 25 settembre e se non li avete mai visti, Arles, il Café VanGogh o gli Incontri, non li potete proprio davvero perdere).

Ma torniamo a noi, a Bologna, al “Chioschetto”, tutto il resto rimanendo nulla p2016.08.15 - TiriamoTardi1iù che suggestioni.

E che rimane davvero un luogo da non perdere, soprattutto adesso, quando il caldo si fa opprimente e che conviene scoprire quando la città è quasi abbandonata e i pochi rimasti preferiscono addensarsi nel quadrilatero o … (provate d’altronde ad andarci, al “Chioschetto”, in primavera o in luglio o anche in settembre, quando tutto tornerà alla normalità). Stare seduti sotto i rami fronzuti, a bere frullati o coktails alla frutta (MoscowMule e Mojito i preferiti) magari accompagnandoli con una piada farcita, non sarà la stessa cosa.

Suggestioni, appunto. Da accompagnare anche adesso, non si sa mai, con un maglioncino o una giacca leggera.

 

Stefano Righini

Stefano Righini

Le luci sono soffuse, la brezza di alcuni ventilatori crea la sensazione del vento, le fontane dipinte sembra prendano vita e nel mezzo della sala Apollino, il giovane Dio dell’Amore del Canova . Siamo a palazzo d’Accursio nella zona delle collezioni comunali, nella sala della Boschereccia. Si tratta di una sala decorata a tempera nel 1797 da Vincenzo Martinelli e Vincenzo Valiani nell’allora appartamento del cardinal Legato. All’epoca andavano di gran moda le “Stanze Paese”stanze dipinte caratterizzate da pareti che riproducevano illusionisticamente spazi verdi. È uno spazio la cui funzione rispondeva al desiderio di soggiornare in un “giardino d’inverno”, di avere un luogo di svago e ricreazione all’interno dell’abitazione.

Metà Agosto rappresenta, da sempre, il periodo migliore per provare ad analizzare con cognizione di causa le 20 partecipanti alla serie A, considerando i colpi di mercato già effettuati e quelli tenuti in canna dai direttori sportivi per gli ultimi, torridi giorni della sessione estiva.

Noi, come sempre, ci soffermeremo sul Bologna e sul possibile ruolo che i felsinei potranno assumere nella stagione prossima ventura.

I rossoblù partono forti del buon campionato condotto l’anno passato, coronato da una tranquilla salvezza ipotecata un paio di giornate in anticipo rispetto alla scadenza naturale della competizione.

L’undici titolare tipo, nella testa del tecnico Donadoni, dovrebbe contare almeno un paio di significative variazioni rispetto al Bologna ’15-’16: scontate la conferma di Mirante in porta e dell’intero reparto arretrato, a centrocampo ci si imbatte nel primo nodo (cruciale) della formazione felsinea. Crisetig, come più volte ribadito, è stato sonoramente bocciato dopo una stagione di affanni, sia fisici che tecnici, mentre Pulgar non pare ancora all’altezza di reggere la mediana con continuità nell’arco di tutta la stagione. Ecco, dunque, che l’ungherese Nagy potrebbe essere la freccia mancante nella faretra di Donadoni per provare a conferire equilibrio e qualità al centrocampo rossoblù. Resta da capire come il tecnico inquadri maggiormente il neoarrivato a Bologna, se da mediano o da mezz’ala, sebbene le indicazioni fornite da Euro 2016 siano evidenti in questo senso, con Nagy a suo agio in fase di costruzione partendo davanti alla difesa, con libertà di verticalizzare quanto di dare ampiezza alla manovra.

L’altro cambiamento di rilievo precedentemente accennato riguarda la sostituzione di Giaccherini con Krejci, giocatore dal talento abbacinante e dalle possibilità, potenzialmente, infinite. Le amichevoli estive hanno mostrato uno spunto micidiale del ragazzo palla al piede, specie nel breve, il che fa ben sperare in primis Mattia Destro, considerando la penuria di traversoni utili per il centravanti rossoblù patita la scorsa stagione. Se il ceco riuscirà ad adattarsi presto e bene nella realtà della serie A il Bologna potrebbe aver pescato un jolly in grado di sparigliare le carte, lì a centro classifica, in maniera non indifferente.

Non resta che aspettare (ancora poco, fortunatamente) e vedere quali saranno, nelle prime uscite ufficiali della stagione, le risposte del campo, da sempre il giudice più affidabile oltre che, purtroppo o per fortuna, più severo.

Il Bologna ha le carte in regola per stupire, ora bisogna saperle giocare con perizia ed abilità.

Le nuove frontiere dell’agricoltura sostenibile contemplano anche una agricoltura blu. Accanto a quella biologica, biodinamica, integrata e di precisione c’è una agricoltura innovativa che in Italia viene denominata “blu” ma che nel mondo e’ conosciuta con il termine di agricoltura “conservativa”. E’ una combinazione di produttività e sostenibilità realizzata attraverso l’applicazione di tre principi fondamentali. Il primo è l’alterazione minima del suolo attraverso la semina su sodo (terreno non arato) e la lavorazione ridotta del terreno per preservarne la struttura, la fauna e la sostanza organica; il secondo è la copertura permanente del suolo attraverso colture di copertura, residui e coltri protettive per proteggerne l’umidità e la fertilità; il terzo e’ la rotazione, cioè l’avvicendamento periodico e sistematico delle colture agrarie per favorire la crescita dei microrganismi che combattono le erbe infestanti, i parassiti e le malattie delle piante. L’applicazione di questi principi aumenta la vitalità e la fertilità dei terreni, potenzia la biodiversità, la sostanza organica, i ‘crediti di carbonio’, riduce l’erosione e migliora le funzioni ambientali del territorio, mitigando gli effetti del cambiamento climatico e, non ultimo, taglia i costi ed i consumi energetici. L’agricoltura conservativa è oggi praticata su larga scala in tutto il mondo, per un totale di circa 120 milioni di ettari, pari al 10% della superficie arativa mondiale (dati 2012). In Europa si arriva al 2% . La nostra regione è al primo posto in Italia con 63.700 ettari, seguita da Umbria, Toscana e Lombardia. Nel 2013 l’Emilia-Romagna ha deciso di incoraggiarne ulteriormente la diffusione attraverso la partecipazione ad un progetto Life europeo e l’inclusione tra le pratiche sostenibili finanziate dal nuovo Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020.

Le nuove fioriere mobili al posto dei new jersey nei varchi di via Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi durante i T-day. Pesantissimi vasi in cemento armato (per contrastare eventuale malintenzionati con camion o auto che volessero entrare velocemente nella zona pedonale) abbelliti con i fiori. Ironicamente, ma non troppo, si potrebbe dire che è una scelta, quella dell’amministrazione, di mettere dei fiori nei nostri “cannoni” anti-terrorismo.

“I muratori della nostra capitale sono essenzialmente occupati alla costruzione di alloggi. Nessuno ha l’intenzione di costruire un muro”, Walter Ulbricht, leader della DDR, il 15 giugno 1961.
Due mesi dopo, il 13 agosto, il Governo della Germania est fa erigere il muro di Berlino. Considerato il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda. Il muro ha diviso in due la città per 28 anni, dal 13 agosto 1961 fino al 9 novembre 1989.

Una foresta per compensare la “stupidità” di Donald Trump che non crede ai cambiamenti climatici. È l’idea di tre ragazzi inglesi che ha già dato vita a una foresta di 100mila alberi. E a cui tutti noi possiamo contribuire.
Il progetto si chiama Trump Forest ; non gestisce soldi e non pianta fisicamente foreste, ma chiede alle persone di impegnarsi a donare a realtà che già si occupano di riforestazione.
“Cerca un’organizzazione che pianta alberi vicino a te e dona direttamente a loro. Fai una donazione nel nome di Donald Trump e inviaci la ricevuta”