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Agosto 2016

4 agosto 1974, ore 1,23 di notte. Il treno espresso Roma-Monaco delle ferrovie tedesche, l’Italicus, sta attraversando l’Appennino quando una bomba ad alto potenziale esplode nella carrozza 5. Nell’attentato perdono la vita 12 persone, 48 rimangono ferite. Poteva andare molto peggio, in realtà: se la bomba fosse esplosa nel mezzo della Grande Galleria, i morti e i feriti sarebbero stati sicuramente molti di più. Molti storici lo fanno coincidere con l’inizio dei cosiddetti anni di piombo, periodo di massima radicalizzazione dello scontro politico in Italia.La versione che trova più riscontri è quella di un attentato opera del terrorismo nero fiancheggiato dalla P2 e dai servizi segreti deviati, l’altra versione è che si sia trattato di una delle tante «stragi di Stato» volta a radicalizzare lo scontro politico e funzionale a mettere fuori gioco le ali politiche estreme, sia di destra che di sinistra, parlamentari e non. A tale teoria venne dato il nome di «strategia della tensione».

Conosco Daniele Fortini da quando lavoravo all’ATAF di Firenze. Era stato giovane Sindaco PCI ad Orbetello,  poi Segretario di Federazione a Firenze e poi  impegnato nella locale Azienda Ambientale come Amministratore.

Ci siamo poi reincontrati a  Napoli, molti anni dopo, rispettivamente a capo delle aziende locali dei Trasporti  e dell’Igiene Ambientale.

Daniele è un uomo mite, giudizioso, onesto, sempre coretto nei rapporti con gli interlocutori e soprattutto con le Istituzioni. Quanto di più lontano dalla figura, tanto amata dai media, del “Manager di successo”.

E’ anche molto preparato, serio e poco incline al protagonismo individuale.

Mi sembra che sia stato chiamato  a gestire l’Azienda di Roma ad inizio 2014. Poche sere prima di salutare  Napoli, durante la cena di addio e di auguri scherzammo a lungo sulle trappole e sugli sgambetti a cui sarebbe andato incontro.

Chiunque abbia lavorato nelle Aziende dei Servizi Pubblici sa perfettamente che Roma non è paragonabile a nessuna altra realtà italiana. Ogni lavoratore, portiere o dirigente che sia, tranviere o spazzino, è legato ad un cognato al tal Ministero, ha un cugino in tribunale, un vicino in Prefettura, un fratello in Polizia o un amico che lavora in qualche Giornale…

Quando decidono di farti fuori inizia una sorda resistenza al tuo operare fino a che si arriva ad una massiccia opera di denigrazione e di denuncia della tua incompetenza e dei tuoi torbidi affari.

Il pezzo chiamato la “Calunnia è un venticello” nell’opera de “Il barbiere di Siviglia”, credo sia la piu prossima rappresentazione del processo che subisce il malcapitato.

Il Consiglio Comunale in questo dramma della pubblica amministrazione funge da Coro protagonista.

Fortini arrivò a Roma  poco più di 2 anni fa, dopo il primo si dimise il Sindaco Marino (e lui fornì immediate dimissioni); riconfermato dal Commissario Prefetto, si rimise al lavoro sempre lontano dai riflettori.

Durante questo breve lasso di tempo non ha avuto grande aiuto dal Comune o dagli organi Statali. AMA era devastata da 6 anni di gestione criminale: gli ex Amministartori arrestati ed accusati i reati gravi. Sulla gestione Aziendale pesano il malaffare e mille (1000) assunzioni clientelari del periodo Alemanno (oltre ad una pletora inverosimile di Dirigenti e Consulenti)

Chi fosse digiuno di Bilanci  sappia che  1000 dipendenti inutili significano 50 milioni all’anno. In 8 anni siamo già ad oltre 400 milioni di spesa, con i quali il problema rifiuti a Roma sarebbe di più facile soluzione.

In appena 2 anni ha fatto un lavoro enorme, combattendo trappole ed inganni, ed ha ricostruito, nel limite del possibile AMA.

Perché ora il mite Fortini tira fuori le unghie e si presta ad una battaglia mediatica che non è nelle sue corde e che avrebbe volentieri evitato?

Per difendere il suo onore, la sua reputazione? No. Per quanto lo conosco so bene che gli interessa il parere dei collerghi e dei collaboratori onesti, ma rifugge del tutto dalla adulazione della cd “Pubblica Opinione”.

Penso che la “Formichina” Fortini nel suo piccolo si sia incazzata per l’utilizzo strumentale e mediatico che la nuova Giunta vuole fare delle difficoltà per risolvere il problema del Ciclo dei Rifiuti a Roma. Il fango che si voleva gettare sulla nuova struttura creata in AMA, per puri fini propagandistici, con tanto di Blitz e Diretta Streaming  lo ha costretto ad uscire allo scoperto.

Non ha retto a tanto cinismo e prepotenza ed ha deciso di difendere l’Azienda ed i lavoratori onesti che ha rimesso ai posti di Responsabilità da pochissimo, dopo un lavoro di ripulitura dell’Azienda fatta in tempo record.

Questa nuova  giunta ha dimostrato di non tollerare che qualcun altro prima di lei abbia operato bene e nell’interesse pubblico. Un’opera per la quale non occorre solo onestà, intellettuale e patrimoniale, ma anche competenza e passione.

Doti che Fortini possiede. Bravo Daniele.

Renzo Brunetti

Renzo Brunetti

Il Due Agosto nei giorni della globalizzazione del terrorismo. La silenziosa marcia verso la stazione pensando ai cortei, ai fiori, alle lacrime ancora fresche delle tante città sorelle di Bologna. Un assurdo gemellaggio del dolore, ma anche un fortissimo gemellaggio della lotta per battere tutti i terrorismi. Il “Bologna non dimentica” che, nella calda mattinata bolognese, diventa un “Parigi non dimentica”, “Bruxelles non dimentica”, “Nizza non dimentica”, “Dacca non dimentica”, “Ankara non dimentica”….e si potrebbe continuare quasi all’infinito tanto è infinita questa scia mondiale del terrore. Le Monde ha pubblicato l’oscena contabilità di morte del terrorismo: solo dal giugno 2014 (data di proclamazione del “califfato”) in tutto il mondo l’Is e i gruppi affiliati hanno provocato la morte di oltre 1600 persone se si sommano gli attentati commessi al di fuori del suo territorio e le esecuzioni di ostaggi, perlopiù avvenute nel deserto tra la Siria e l’Iraq. Persone innocenti, che andavano in ferie, o al lavoro, o in discoteca o al bar, esattamente come le 85 vittime della stazione. Persone di tutti i paesi e di tutte le etnie, esattamente come i morti del Due Agosto. Forse, con un po’ più di coraggio, la manifestazione di quest’anno sarebbe potuta diventare una occasione di solidarietà e presa di coscienza collettiva con le nuove vittime delle orrende stragi che si sono susseguite nel mondo. Forse si sarebbero potuti invitare i gonfaloni e i sindaci di altre città colpite dai terroristi del 2000. Si sarebbe potuto dare un segnale visibile, forte a livello europeo che Bologna è sempre in prima fila a difendere la libertà e la giustizia di tutti come ha saputo difendere la propria. Comunque, sicuramente, ognuna delle migliaia di persone che stamattina sono andate al corteo di Bologna ha fatto questa triste associazione di idee. Tutti hanno pensato a quella bomba che è sulla nostra pelle e nei libri di storia e a queste bombe che sono ancora calde. Ma tutti, siamo sicuri, hanno anche pensato e sperato che come ce l’hanno fatta Bologna e l’Italia ce la possono fare l’Europa e il Mondo.

Mauro Alberto Mori

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L’estate del 2017 è sulla buona strada per diventare una delle più calde della storia.  Certamente il riscaldamento globale è una realtà. Entro la fine del secolo, se le tendenze attuali continuano, la temperatura globale probabilmente raggiungerà il picco più alto degli ultimi due milioni di anni. La crescita delle temperature nei prossimi anni potrebbe essere di 0,2 gradi per decennio, e forse più, e raggiungere tra 1,8 e 4 gradi centigradi di aumento globale alla fine del Ventunesimo secolo. Un tale riscaldamento comporterebbe l’estinzione di molte specie animali e vegetali e lo sconvolgimento dell’assetto climatico così come lo conosciamo.

A questo punto sensibilizzare le persone per quanto riguarda il consumo di combustibili fossili è doveroso .

Mi sono rifugiato quassu’ 6 anni addietro. Scappavo dalla cappa berlusconiana. Avevo bisogno di aprire una finestra e fare entrare un refolo d’aria nuova. Sono scappato dall’Italia per via che c’era Silvio. Adesso non torno per via che  c’è Matteo. Chissa’ se tornero’ mai.  Qui non e’ che poi sia tanto meglio. Chiudo gli occhi e vedo Boris Johnson, capirai. Pero’ c’e che quando conviene qui  è piu’ facile prendere le distanze. Loro sono loro, e io che c’entro? Potrei farlo nella mia povera Patria? E temo di no.  Credetemi:  l’Italia e’ piu’ facile amarla da lontano.

Ho conosciuto tanti Inglesi in questi anni. Cinque simpatici. E uno anche generoso!   Io sono un minatore. Scavo, e  a furia di scavare li scopro piano piano.  Intanto un Inglese istruito se tu gli dici che e’ Inglese lui inarca quasi impercettibilmente  il sopracciglione destro  e  ti corregge sorridendo  “British, please”.  Ecco in  quel momento ti farebbe del male ma sarebbe una cosa disdicevole e quindi… E io che amo il rischio  ogni tanto la ributto li, Inglese.  A me sta cosa dell’Irlanda del Nord e della Scozia e del Galles  mica mi va giu’. E se mai qui dovessero richiedere l’attivazione dell’articolo 50, cosa mica tanto scontata,  e davvero uscire dalla Unione, e allora ciao,  la Scozia se ne va per conto suo. Da Great Britain a Little England, e io non correrei piu’ rischi.   Secondo me si fa in tempo ad andare alle elezioni politiche prima. I Lords della Camera dei Lord non sono mica tanto propensi,  a leggere cio’ che dicono ai giornali.  Sono nati Lords e lo saranno per sempre, la preoccupazione di perdere lo scranno mica li riguarda.  Non possono impedirla più per ragioni di etichetta che per convinzione democratica,  ma certamente possono ritardare  la Brexit. Magari  fino alle elezioni politiche. Poi chissa’ cosa puo’ succedere.

Beh, io continuo a essere incuriosito dagli Inglesi.  Penso spesso a Gandhi. Quando un giornalista gli chiese: “Mahatma, what you think of British civilisation”, lui esito’  un momento e rispose “I think it would be a good idea.” Penso a Gandhi, guardo gli Inglesi e sorrido.  Provero’ a raccontarveli.

Qualcuno, forse, ricorderà. “… in cerca di situazioni estive per tirar tardi piacevolmente in queste calde serate di metà luglio, pedalando mi ero ritrovato in via Santo Stefano ...”. Lì mi ero fermato da “Peacock” tirando tardi in maniera assolutamente piacevole.

In realtà, però, e 2016.08.01 - tiriamo tardiprometto che sarà l’ultima volta che, quest’estate, parlerò di un locale per così dire invernale, il dehors più spettacolare che ho trovato nelle mie esplorazioni bolognesi, è quello di “Giacchero Enoteca dal 1967” di Corte Isolani.

Intendiamoci, chiedendo scusa in anticipo per i superlativi che si ripeteranno, “Giacchero” (che è un bellissimo locale, elegante, ricercato senza scadere nel ridondante, grandi vetrate ad inquadrare una sala, due sale, con tavoli sobri ed essenziali comode sedute, le pareti coperte da grandi, lineari, scaffalature in legno a contenere ed esporre oltre duemila tra champagne e distillati e grandi vini e vini anche più semplici la cui scelta, comunque, denota ugualmente grande ricerca ed attenzione alla qualità, un soffitto a cassettoni praticamente unico (non mi viene in mente nessun altro locale che presenti una simile preziosità) può già vantare un bellissimo dehors all’interno di Corte Isolani stessa.

La vera chicca, però, soprattutto per questo periodo, è il dehors  esterno, quello sotto il portico che si affaccia su Piazza Santo Stefano, davanti alle Sette Chiese (attenzione, però: anche un bar della Corte ha tavolini sotto il portico. Quelli che ci interessano, che sanno coniugare spettacolarità della location, che brutto termine, scusatemi, e qualità delle proposte sono quelli più distanti dalle sette chiese e che godono, per questo motivo, di una vista assai più completa e panoramica).

Bene, come dicevo, immaginate queste sere calde ed afose. Immaginate di sedervi davanti alla piazza, sotto il portico (l’acciottolato non trattiene la calura come avviene per il cemento o l’asfalto; con questo non voglio dire che sia fresco, ma 2016.08.01 - tiriqamotardi3che sia più fresco che in tanti altri posti, questo sì); la scelta del vino, quale che sia, sarà impossibile da sbagliare. Solleciti, attenti ed educati addetti provvederanno al servizio, bellissimi cristalli per il vino, piccole lavagne per gli assaggi di benvenuto.

Il tempo di ordinare, magari un piatto veloce, il teatro o un concerto, più facile in questa stagione, che aspetta, e poi quello di un brindisi.

Ora alzate lo sguardo, davanti a voi c’è una delle piazze più belle del mondo.

Se siete fortunati, o previdenti, sarete arrivati per quella che i francesi chiamano l’heure bleue, quando la luce tersa della giornata estiva si stempera nel calore del crepuscolo.

Sorridete. Davanti a voi ci sarà una magia. Una pura magia.

Stefano Righini

Stefano Righini