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Settembre 2016

Tutti conoscono il “Re dei formaggi”, l’inimitabile e squisito Parmigiano Reggiano DOP, prodotto, oggi come 9 secoli fa, con metodi artigianali e senza l’aggiunta di additivi o conservanti. Meno noti sono alcuni piccoli “Gran cru” di questa eccellenza emiliana. Innanzitutto il Parmigiano Reggiano di Vacche Rosse Reggiane. Da diversi decenni il latte per il Parmigiano-Reggiano arriva dalle Vacche Frisone, bovine ad elevata attitudine lattifera, introdotte nel territorio tra Parma e Bologna all’inizio del 900. Prima di allora andava per la maggiore il latte di Vacca Rossa Reggiana, bovino a triplice attitudine (latte, lavoro e carne), immigrato dalle nostre parti, dicono i cultori, al seguito dei Longobardi. La Rossa fu abbandonata perché produceva un terzo di latte in meno della Frisona. La stessa sorte tocco’ alla Vacca Bianca Modenese diffusa tra Modena e Bologna e anch’essa molto meno produttiva della Frisona. Dopo l’abbandono si scoprì che il latte di queste due razze bovine d’antan contiene una particolare caseina, proteina fondamentale per il processo di trasformazione del latte in formaggio, che assicura sapori speciali, lunga stagionatura e migliore digeribilità. E così oggi circa 40 allevatori e i relativi caseifici sono tornati al Parmigiano Reggiano di Vacca Rossa Reggiana producendo ogni anno 140.000 forme (su oltre 3 milioni). Non più di una decina sono invece gli allevatori di Bianca Modenese che, aderendo ad un progetto di Slow Food e della Provincia di Modena, portano agli appassionati, primo fra tutti il Campione mondiale degli Chef, Massimo Bottura, circa 5-6 forme al giorno. C’è poi il Parmigiano Reggiano di montagna: latte e forme prodotte in quota, luoghi caratterizzati da una elevata qualità dell’aria, dell’acqua, dei foraggi, da piccoli allevamenti a conduzione familiare, da una particolare cura per il benessere animale. Da qualche tempo l’UE ha dato a questi produttori la possibilità di distinguersi dai colleghi di pianura, inserendo in etichetta la dizione “prodotto di montagna”. Nel 2015 sono state etichettate come “montanare” 100.000 forme prodotte da 14 caseifici che saranno commercializzate allo scadere dei 2 anni di stagionatura, nel 2017. Infine il parmigiano reggiano certificato biologico: bovine alimentate con foraggi e cereali ottenuti senza l’utilizzo di concimi chimici, diserbanti, antiparassitari ed insetticidi, curate con la medicina omeopatica ed allevate in regime di stabulazione libera. Insomma, tante sfumature di regalità. Per chi non si accontenta.

Pronto?

E’ la signora Fantoni?

Si sono io, lei chi è?

Buongiorno sonoGabrielladelservizioCoolFun

Chiii?

Gabriella del servizio CoolFun

E che cos’è?

Il servizio luce-acqua- gas-internet della sua casa

Della mia casa? Ma io credo di avere enel…

Signora, questo è CoolFun, noi offriamo un prezzo vantaggioso per tutti i servizi, luce-acqua-gas-internet illimitato con connessione fino a 200 Mbit al secondo, con la tariffa Special a soli 45 euro al mese + iva aggiuntiva per 6 mesi, escluso costo di attivazione, a partire da subito.

Cosa? Scusi, ma sono un po’ sorda. Per che cos’è? se è per il computer o quelle robe lì, guardi io …

Sìsignora, per luce-acqua-gas-internet della sua casa, tariffa Special che comprende 45 euro al mese + iva aggiuntiva per 6 mesi, a partire da subito e Internet illimitato da casa, con connessione fino a 200 Mbit al secondo. Se invece vuole l’offerta Super …

No, mi scusi se la interrompo sa, ma io non ho il computer, non me ne intendo perciò non saprei sinceramente

Mi può leggere la sua bolletta?

Eh.. la mia bolletta..?

Sìsignora, mi legga per cortesia la sua ultima bolletta

Di cosa?

Luce, acqua, gas o internet

Ma io le ho appena detto che non ho internet

Luce acqua gas, scelga lei signora.

Va bene, se proprio insiste. Ecco, un attimo, vado a prenderla. Mah. Ecco, qua…

Benesignora, mi sa dire quanto ha speso l’ultimo mese per luce-acqua-gas?

Allora, sono andata a prenderne solo una, di bolletta, signorina. Ecco, vediamo qui: Enel. Luce. Beh io questo mese ho speso 53 euro.

Signora, non le piacerebbe avere la possibilità di spenderne solo 45 per tutti i servizi? Non solo internet ma luce acqua gas.

Veramente le ho detto che questa è luce, io internet non ce l’ho.

Appunto. Non le piacerebbe averlo? Internet illimitato alta velocità, con connessione fino a 200 Mbit al secondo. A soli 45 euro al mese + iva aggiuntiva per 6 mesi escluso costo di attivazione, a partire da subito!

Certo che mi piacerebbe, ma…

Signora, non le piace risparmiare?

Mi prende in giro signorina? Sì, ovvio, ma io le stavo dicendo che il computer non ce l’ho e…

Perfettosignora! E’ il suo giorno fortunato. Con la tariffa Super Special a soli 55 euro al mese + iva aggiuntiva può avere luce-acqua-gas-internet illimitato con connessione fino a 200 Mbit al secondo per 6 mesi e, con un piccolo sovraprezzo di 24,50 euro al mese + iva aggiuntiva per 36 mesi, anche uno smartphone o un pc a partire da subito, escluso costo di attivazione.

Cioè, mi date anche il computer?

Certo, signora, anche la connessione Internet illimitato fino a 200 Mbit al secondo, a partire da subito. Non vuole risparmiare?

Sì, signorina, non me lo chieda di nuovo, per cortesia. Mi faccia capire invece. Io con questa tariffa Super qualcosa spenderei quindi 55 euro per tutto e col computer…

Quella tariffa + una piccola aggiunta di 24,50 euro al mese per 36 mesi a partire da subito.

Umh… quindi io spenderei ogni mese … 55 + 24… circa 80 euro ma avrei il computer nuovo.

Sìsignora, è una fantastica offerta, molto conveniente per chi naviga da casa.

Ah io per ora navigo solo in cattive acque per via delle bollette, non certo dal computer che appunto non ho ancora. Ma se potessi averlo. Mi dica, che marche ci sono?

Lei signora cosa vuole? C’è un pc AsisMegaGore 450wm con TurboBoost, LCD retroilluminato a LED da 20″ e risoluzione in HD, Ram da 4 GB con scheda Grafica integrata e Drive Ottico. Oppure un MegaWolf tablet pro con..

No, guardi, mi scusi, ma io non è che ci capisca un granché, a me servirebbe giusto per vedere le foto dei nipotini, sa mia figlia me le manda via mail e dal telefonino non si vedono molto, mentre magari con il computer…

Signora con il pc AsisMegaGore lei ha un LCD retroilluminato a LED da 20″ e risoluzione in HD.

Quindi si vede bene?

Sì, e può navigare con fibra ottica, se ce l’ha, con una velocità di connessione fino a 200 Mbit al secondo.

Questo vorrebbe dire che…

Sìsignora vorrebbe dire che lei così paga a 55 euro al mese per 6 mesi + una piccola aggiunta di 24,50 euro al mese per 36 mesi, luce-acqua-gas-internet illimitato e un fantastico computer AsisMegaGore, che prevede una cifra iniziale di 60 euro ma solo per il primo mese a partire da subito.

Ah, quindi anche 60 euro?

Sìsignora, c’è anche il computer, per forza.

Ma non era la tariffa Super Computer quella dove pagavo 80 euro in tutto circa?

Sìsignora, 55 euro per 6 mesi + 24,50 per 36 mesi + iva aggiuntiva ma poi il computer prevede un costo base di 60 euro ma senza iva aggiuntiva per il primo mese.

Quindi insomma spendo per il primo mese …140 euro circa ma poi basta.

Sìsignora è molto conveniente, è il suo giorno fortunato.

Mah sarà… ora però devo disdire tutti gli altri contratti se voglio fare questo con voi?

Sìsignora, e poi se vuole disdire tutti i suoi contratti c’è anche la nostra tariffa ADieu molto conveniente. Con soli 30 euro al mese + iva aggiuntiva ma solo per i primi due mesi, lei potrà disdire tutti gli altri suoi contratti a partire da subito!

Ma, mi scusi eh, ma fate anche questo?

Sìsignora, oggi è proprio la sua giornata fortunata, per soli 30 euro al mese + iva aggiuntiva.

Eh ma le pare? Vengo da voi e mi fate pure pagare?

Masignora, solo i primi due mesi.

No, ma mi scusi, ma io non posso permettermi di pagare tutti questi soldi per un computer per vedere delle foto..

Allora signora facciamo solo luce-acqua-gas-internet illimitato…

Ma cosa vuole fare internet illimitato che il computer non ce l’ho e non lo voglio! No, guardi lasciamo perdere.

Masignora è una tariffa molto conveniente, lei con soli 45 euro al mese può navigare..

.. senta signorina, non son interessata, voglio navigare nelle mie acque, gratis.

Masignora queste sono tariffe super convenienti attivabili solo oggi..

Signorina, guardi, mi lasci stare a partire…

Luce-acqua-gas-internet illimitato fino a 6 mesi…

… a partire da subito!

Sìsignora, a partire da subito! E non le ho ancora detto tutto. Se lei attiva la tariffa avrà un nostro gentile omaggio.

Sarebbe?

La disconnessione del vostro telefono a tutte le telefonate dei vari servizi telefonici.

Come il suo?

Come il nostro, sì.

Gratis?

Sìsignora, gliel’ho detto. E’ la sua giornata fortunata.

Ingredienti:

  • 3 fette di pane da toast
  • 2 fette sottili di tacchino
  • 2 fette di pomodoro
  • 2 foglie di insalata
  • 6 fette di bacon
  • 2 fette di cheddar
  • 1 frittatina (fatta con un uovo ed uu cucchiaio di parmigiano )
  • 1 cucchiaio di maionese

Procedimeto:

Rifilare i bordi del pane da toast e farle tostare pochi munuti, cuocere le fette di bacon in forno fino ad essere  belle croccanti. Preparare la frittatina, da tagliarne poi due fette di dimensione del pane e cuocere le fettine di tacchino alla piastra  o in padella.

Composizione:

Spalmare il pane con maionese e cominciare a comporre cosi:

Foglia di insalata, 4 fette di pomodoro sottili, la fettina di tacchino, la frittatina ed il chaddar.

Prendere la seconda fetta di pane, posizionarla dalla parte della maionese sul formaggio e ripetere la sequenza, chiudere con la terza fetta di pane fermare il tutto con bastoncino per spiedo lungo.

Si puo “gustare” così o leggermente tiepido.

Buon Condominio a tutti da G&G!

 

Nella foto: Ermanna Montanari – “Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, Foto di Maria Martinelli.

La compagnia ravennate Teatro delle Albe ha presentato nella sede della Regione Emilia-Romagna a Bologna il lavoro scritto e diretto da Marco Martinelli e interpretato da Ermanna Montanari. Il lungometraggio ha usufruito del fondo per il sostegno alle produzioni cinematografiche, uno dei primi progetti finanziati dalla Regione Emilia-Romagna in base alla nuova Legge Cinema del 2016.

2016-09-26-

Ermanna Montanari e Marco Martinelli durante la conferenza stampa

Tratto dall’omonimo spettacolo teatrale del Teatro delle Albe-Ravenna Teatro, Centro di produzione (che ha ottenuto il patrocinio di Amnesty International e dell’Associazione per l’Amicizia Italia-Birmania – Giuseppe Malpeli), scritto e diretto da Marco Martinelli (quattro volte premio Ubu per la drammaturgia e la regia), interpretato da Ermanna Montanari (premio Eleonora Duse 2013, e tre Premi Ubu come miglior attrice italiana), il film Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi” (Premio Nobel per la Pace nel 1991 Aung San Suu Kyi – attualmente Consigliere di Stato della Birmania e Ministro degli Affari Esteri –, che ha trascorso oltre vent’anni agli arresti domiciliari per essersi opposta alla dura dittatura del suo paese) non ne è la sola trasposizione cinematografica (qui il soggetto è narrato attraverso la reintepretazione di sei bambine che, narrando un pezzo di storia contemporanea ne fanno una sorta di racconto-evocazione che prende vita all’interno di un magazzino per poi condurci in una spirale di luoghi dal sapore surreale e immaginifico che vede alternarsi alla presenza delle bambine quella della stessa Aung San Suu Kyi, dei generali birmani, dei fantasmi evocati e di molti altri protagonisti della storia), ma ne ridisegna i confini, in un originale e contemporaneo immaginario visivo che caratterizza questo lungometraggio come un film d’arte che sa però arrivare al vasto pubblico parlando di giustizia e bellezza.

Un cenno particolare merita il cast e la squadra tecnica, composti entrambi da professionisti di altissima caratura anche internazionale: si va dai protagonisti Ermanna Montanari, Elio De Capitani, Roberto Magnani (Premio Ubu under 30) e Sonia Bergamasco (Premio Eleonora Duse 2014) al direttore della fotografia Pasquale Mari (collaboratore di Mario Martone, Toni Servillo, Alessandro Gassmann, Luigi Lo Cascio, Claudio Abbado e Riccardo Muti),allo scenografo Edoardo Sanchi, al compositore romagnolo Luigi Ceccarelli e al supervisore del montaggio Jacopo Quadri (qui coadiuvato da Natalie Cristiani) che ha montato oltre sessanta film presentati nei più importanti festival internazionali.

Sarà che le vecchie osterie di fuori porta sono ormai tutte chiuse (in questo contraddicendo il cantore montanaro).

Sarà che un posto così vero in pieno centro (BarDesArt, via SanFelice 9/a e anche se il nome cita bar, dentro l’atmosfera è davvero da vecchia osteria, di quelle con l’oste ciclotimico a volte burbero ma il più delle volte affettuoso e premuroso) è difficile trovarlo e quindi la gente che ci andava a bere non vede l’ora di trovare un posto così.

2016-09-25-tiriamotardi2Saranno Maurizio e Demetrio (i due osti di cui prima) che ti accolgono, ti coccolano e poi ti intrattengono. E lo fanno così bene e con così tanto calore che diventa difficile andarsene prima di avere bevuto, bevuto molto, bevuto molto e mangiato, bevuto molto e mangiato e fatto amicizia.

Io, ad esempio, ci sono arrivato una prima volta perché l’oste di allora, Tano, organizzava mostre di foto e allora capirete… Ci sono poi capitatao una seconda volta perché, giusto lì sopra, abitava la congrega dei ragazzi bolzanini con cui (questa però è un’altra storia ) molto tempo e avventure sono state condivise.

Ma andiamo con ordine. Il bere, dicevo. Alcune bottiglie (si parla di vino) davvero buone. Ma anche quelle, diciamo così, da “battaglia”, sono comunque ben al di sopra della media di ciò che si trova in tanti e tanti e tanti locali della movida bolognese. Anche i mischiati (bruttissimo nome che starebbe per cocktail, ma adesso sembra si dica così), quelli che prepara Demetrio, pochi e selvaggi (nel senso della loro essenza più pura, qui sono banditi i cocktail, pardon mischiati, di moda): martini e negroni, spritz e poco altro, sono buoni e veraci (scordare le grandi marche, così glamour, profumate, arzigogolate e sostanzialmente farlocche: tanqueray e bombay, befeaters e campari e i vari martini).

Il mangiare, poi. Il solito dei bar che non hanno cucina e quindi vai con le  piade, i crostini, i taglierini. Ma la differenza è che qui Maurizio ci sa davvero fare. Nulla è pronto, tutto è all’impronta. Se poi si considera che le materie prime sono di davvero buona qualità …

Rimane infine l’amicizia, che poi, amicizia … una sorta di fratellanza, piuttosto,  dalla quale non sono 2016-09-25-tiriamotardi1certo escluse, anzi, le signore. Amicizia che qui conta, può contare, sulla presenza di uno zoccolo duro di aficionados davvero affezionati e presenti. Con cui si ride, si discute, si chiacchiera, ci si incazza anche, ma sui quali puoi sempre, questa l’impressione, contare. E poi, ci sono gli estemporanei. Che formano una sorta di realtà giostrale diversa una sera dall’altra e assolutamente trasversale. E così può capitare di incontrare la giovane  e glamoureux proprietaria di art-hotel del centro che chiacchiera con il pensionato, il manager di giovani talenti pugilistici con il broker in giacca e cravatta (allentata), il giornalista affermato con il regista in odore di mauditerie (lo so, lo so, non esiste, ma rende così tanto il concetto), l’organizzatrice di eventi teatrali con il ragazzo in eskimo (vabbè, l’eskimo non si porta più, ma l’idea è quella), l’inventrice del take-away chino/fusion con l’insegnante di musica per bambini, e poi studenti e commessi e commercianti (è così vicino al Mercato delle Erbe, d’altronde).

E poi i turisti. Turisti e studenti stranieri. Ed Erasmus, Erasmus come se non ci fossero altri posti da frequentare. Come l’altra sera. Quando un salto all’ultimo per l’ultimo bicchiere della sera è diventato un’ordalia di allegria, gioia, musica e ballo. Quando ormai l’ultimo bicchiere era diventato gli ultimi bicchieri, proprio sulle note di TheEnd dei Doors (una sorta di dolorosa sigla di chiusura) sono entrati questi irlandesi. E allora sono cominciate le musiche e i balli gaelici. Fino a quando, erano le 2 o le 3 del mattino, sulle note di BlackBetty di Tom Jones, finalmente, l’ultimo bicchiere è stato finalmente vuotato.

Stefano Righini

Stefano Righini

“Il passato è un nuovo rotto. Il futuro è un uovo da covare” (Paul Eluard)

Pensare al futuro non pare lo sport più amato nel nostro paese. Mandare le persone in pensione in una età da casa di riposo, ad esempio, la dice lunga sulle idee “futuriste” di chi governa.

Siamo confusi e spaesati, ma anche un popolo di inguaribili ottimisti…..Si coverà!

Pare che gli asparagi abbiano antichissime origini asiatiche. In Italia comunque ci sono da sempre o quasi. Le varietà coltivate erano note già al tempo degli antichi romani. Quelle selvatiche e spontanee, verdi, sottili e molto saporite, erano sparse nei boschi e nelle pinete. Nel XVIII secolo, ne fu creata una versione bianca, attraverso sistemi di copertura del suolo. L’Asparago d’elezione rimase però quello verde delle origini. Nel bolognese e in Emilia Romagna la coltivazione si affermò negli anni del primo dopoguerra. Nel 1923, alcuni agricoltori di Altedo si recarono a Nantes per studiare le tecniche utilizzate dai francesi e tornarono con le nozioni necessarie alla sua coltivazione intensiva. Da lì a qualche anno l’Asparago verde si diffuse nei terreni più vocati della bassa bolognese e in quelli sabbiosi o torbosi della contigua provincia di Ferrara. Nel 2003 l’Unione Europea ha concesso all’asparago verde di Altedo la Indicazione Geografica Protetta (IGP) in ragione della storicità della coltivazione e del peculiare rapporto qualità del prodotto-caratteristiche del  territorio. Nel disciplinare di produzione approvato dalla UE si può leggere ” l’origine della coltura e del suo utilizzo culinario risalgono al XIII secolo. Una prima citazione specifica degli asparagi verdi si trova nella famosa opera «Ruralium Commodorium Libri Duodecim» del grande agronomo Pier Crescenzi, nato a Bologna nel 1233. Il medico e letterato Bolognese Baldassarre Pisanelli, del «500» nel suo «Trattato de’ cibi et del bere» consigliava l’uso degli asparagi coltivati perché migliori dei selvatici. Altro agronomo bolognese e grande gastronomo, Vincenzo Tanara, del XVII secolo, parla dell’asparago verde nel suo trattato «L’economia del cittadino in villa» del 1644″. Insomma una terra vocata, un’antica tradizione ed un ortaggio unico nel panorama europeo. Chi lo vuole acquistare dovrà però aspettare il prossimo anno. Il prodotto viene infatti raccolto solo per pochi mesi all’anno, mai oltre il 20 giugno.

La prima grande differenza tra il Bologna dello scorso anno e quello della stagione attuale sta nei numeri, nudi e crudi: 9 punti in 5 partite, l’anno scorso erano 3; 3 vittorie su 3 gare disputate al Dall’ara (4 se si considera anche il successo in Coppa Italia contro il Trapani), contro l’unico referto vincente del passato campionato nei primi 5 match (1-0 contro il Frosinone, decise Mounier); settima posizione in classifica contro la desolante diciannovesima piazza di allora.

Anche la Sampdoria capitola al Dall’ara, dopo una prima mezz’ora che non prometteva nulla di buono per i rossoblu, in difficoltà contro la superiorità numerica avversaria in mezzo al campo e frequentemente infilati dall’ottimo possesso palla blucerchiato. Poi, come spesso succede, basta un episodio per far svoltare drasticamente la partita: Torreira sbaglia in mezzo al campo, Dzemaili innesca Destro che rientra sul mancino dopo una finta e chiama all’intervento Viviano. Da lì in poi, per oltre un’ora di gioco, ci sarà una squadra sola in campo: il Bologna di Roberto Donadoni.

Proprio allo scoccare dell’ultimo minuto di gioco della prima frazione di gara, succede l’inimmaginabile. Succede che un ragazzo classe ’92, già autore di un paio di marcature stagionali (tra l’altro con un notevolissimo coefficiente di difficoltà), decide che è tempo di spezzare l’equilibrio che, fin lì, aveva regnato incontrastato: traversone di Krejci dalla sinistra, botta al volo di Verdi che si insacca sotto l’incrocio più vicino. Un gol da antologia. Un gol da ricordare, di quelli che rimarranno per anni impressi nella memoria dei tifosi bolognesi. Un gol, soprattutto, che consegna il vantaggio al Bologna e le copertine al talentino scartato dal Milan.

Nella ripresa bastano 5 minuti ai felsinei per chiudere la pratica: cross radente dell’indemoniato Krejci (altro giocatore di cui, ne siamo certi, sentiremo parecchio parlare), Destro taglia sul primo palo e tocca d’esterno, infilando Viviano sotto le gambe. E’ apoteosi al Dall’ara, anche perché Mattia esulta mostrando alla curva una maglia di Mirante, dimostrando un attaccamento al portiere fermato da un problema cardiaco ed uno spirito di gruppo non comuni a questi livelli.

Tra le mura amiche, quest’anno, il Bologna fa paura. Ora tocca a Donadoni inculcare a questi ragazzi la stessa mentalità anche all’esterno del fortino del Dall’ara, magari già a partire dal match di domenica a Milano contro la rediviva Inter di De Boer. Mai come in questa stagione, infatti, si ha la sensazione che a questo gruppo non sia precluso nulla, né a livello di gioco né sotto il profilo dei risultati. Perché non cavalcarla?

Come si manifesta:

Il più comune sintomo di infarto è caratterizzato principalmente da un dolore o un fastidio al petto, la maggior parte degli attacchi di cuore causa una fitta al centro del petto che dura per pochi minuti o scompare per poi ripresentarsi.

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Si riportano alcuni “segni precoci” che possono indicare la comparsa di infarto:

  • Pressione, dolore o fitte al centro del petto che durano più di pochi minuti
  • Il dolore si estende oltre il petto alla spalla, braccio, schiena ed anche ai denti e alla mandibola
  • Dolore prolungato nella parte superiore dell’addome
  • Mancanza di fiato
  • Sudorazione
  • Incombente sensazione di affaticamento
  • Svenimento

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Imparate a riconoscere i segni dell’infarto, anche se non siete sicuri che sia un attacco di cuore,segnalate al medico i vostri sintomi.

Se pensate che voi o che qualcuno possa avere un attacco di cuore:

  1. Chiamate il 118 in pochi minuti (massimo 5) dall’inizio dei sintomi
  2. Raggiungere l’ospedale con la propria auto potrebbe ritardare il trattamento

L’obiettivo fondamentale è quello di arrivare nei tempi più brevi possibili nelle strutture cardiologiche intensive degli ospedali per essere trattati tempestivamente con efficacia utilizzando le più moderne tecnologie quali l’angioplastica.

L’Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea (PTCA), o più brevemente soltanto angioplastica, è una procedura impiegata per dilatare le arterie che portano il sangue al cuore,

In pratica viene inserito nell’arteria un tubicino dentro il quale passa prima il catetere per la coronografia, e in seguito quello cosiddetto “a palloncino” per l’esecuzione dell’angioplastica vera e propria.

Questo particolare catetere viene fatto avanzare fino all’occlusione; a quel punto si procede con il suo gonfiaggio così da premere la placca aterosclerotica contro le pareti dell’arteria, ripristinandone un diametro adeguato.

Un perfezionamento della tecnica, prevede l’inserimento di uno stent” nel tratto di coronaria dilatata dall’angioplastica.

Si tratta semplicemente di un piccolo cilindro in maglia di rete metallica che dovrebbe assicurare nel tempo il corretto flusso sanguigno. Per alcune tipologie di pazienti, si possono anche impiegare stent “medicati”, ovvero ricoperti da un farmaco a lenta cessione volto a impedire nuove occlusioni dell’arteria.

 

 

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Angioplastica con palloncino semplice

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Angioplastica con applicazione di stent

Ehila’ fratelli e sorelle. Ma guardate quassù, guardate questa foto e ditemi se non è la materializzazione dello spirito comico goliardico Britannico.

No, dico, ma in quale altro Paese, in quale altro fottuto Paese, avrebbero dato un posto di responsabilità a questo qua sopra? Appeso che sembra una salama  da sugo.  Scapigliato, goffo.  Ridicolo. Uno foto così sarebbe stata la fine per qualunque uomo pubblico europeo,  e invece gli Inglesi lo hanno promosso  Ministro degli Esteri.

E’ che loro sono diversi, bisogna che ce lo diciamo! Sono arroganti, spocchiosi, antipatici ma hanno un lato B, diciamo, quello umoristico che non si può non amare!  Uno che è uscito dalle scuole private più esclusive e costose del Paese, quelle da cui “se non esci di li te lo scordi che fai una  carriera importante”, eccolo nella sua solitaria autorevolezza che agita il vessillo dell’ United Kingdom! Ma quanto sarà stato orgoglioso suo padre a vederlo cosi?  Capace che un giorno lo facciano Primo Ministro.

Anche noi in Italia pensando ai mostri che abbiamo votato – e anche a quelli che ci siamo ritrovati agratis senza votarli – in quanto a spirito comico non siamo da meno. Ma certamente si tratta di una comicità differente.

Ho rivisto questa foto di BoJo  mentre in treno me andavo  verso il Nord Est, la zona depressa del Paese. Ve l’ho detto che sono un minatore e cerco storie. Ne ho un cassetto pieno. Quando ho scoperto Berwick Upon Tweed mi sono sentito come un cercatore d’oro che scorga una pepita nel fondo della sua batea.

Berwick è in Inghilterra. Almeno per  ora. Dico cosi perché trovandosi sul confine con la Scozia, nel corso dei secoli è stata un po’ di qua e un po di là. Prima Scozzese, poi Inglese, poi Scozzese di nuovo e così via. Questo per centinaia d’anni. Così tanto che gli abitanti di Berwick a un certo punto s’alzavano al mattino senza sapere più da quale parte della linea si trovassero. E questa confusione in qualche modo fu istituzionalizzata. Quando la Scozia e l’Inghilterra dichiararono guerra alla Russia, credo fosse il 1853, Berwick si  aggiunse nel timore che essere figli di tutti fosse come essere figli di nessuno.

Voleva essere sicura  che la guerra fosse dichiarata anche per conto suo. Cosicché  la dichiarazione di guerra fu firmata dall’Inghilterra, dalla Scozia e, indovinate un po’, da Berwick upon Tweed. E questo é il motivo del mio viaggio. Infatti  la guerra di Crimea finì dopo pochi anni. Nel 1856 fu firmato un trattato di Pace. A Parigi, mi pare. Fatto sta che i rappresentanti Russi, insieme a quelli Scozzesi e Inglesi dichiararono la fine della guerra,  firmarono e fecero la pace. Eppero’ le diplomazie tutte prese dai loro rituali finirono di scordarsi di invitare al tavolo della pace i rappresentanti di Berwick upon Tweed.

Ed è stato così che per circa centodieci anni Berwick upon Tweed, un villaggio figlio di tutti e di nessuno, è stato ufficialmente in guerra con la Russia e poi con l’Unione Sovietica. La rivoluzione d’ottobre, la guerra fredda, il muro di Berlino, e Berwick era li’, in guerra.

Finalmente sul finire degli anni sessanta qualcuno scopri la verità, che nel frattempo chi se ne ricordava più,  e  la diplomazia di Berwick si attivò. Contattarono i Sovietici che, increduli, scoprirono che si, era vero: erano ancora in guerra con  Berwick upon Tweed! Organizzarono un delegazione, e via, in missione diplomatica  per l’area di confine tra la Scozia e l’Inghilterra. C’era la pace da firmare.

A Berwick ci fu qualche problema per stabilire quale organismo avesse l’autorevolezza per siglare un documento così importante. Dopo mesi di discussione si stabilì che si, era il Consiglio Comunale,  e così il sindaco lo convocò.  Finalmente una cerimonia in pompa magna. Una roba di quelle che neanche quando viene la Regina!

I sovietici presenziavano prima della firma vera e propria. Una galleria di interventi di tutti i tromboni locali che non potevano lasciarsi sfuggire l’occasione,  e infine  il sindaco fece il discorso piu’ importante della sua vita. Lungo, lunghissimo. E cosi concluse: “Da oggi – proclamò con tono solenne – i cittadini dell’Unione Sovietica possono tornare nuovamente a dormire sonni tranquilli!”.

La guerra tra Berwick upon Tweed e l’URSS era finita. E io un sindaco così lo voterei a occhi chiusi!

Negli ultimi tempi sono aumentati coloro che pontificano invocando per la politica persone competenti, capaci, magari con qualche esperienza alle spalle. Come è aumentato il numero di quelli che vogliono partiti solidi, organizzati, in grado di formare e selezionare una classe dirigente adeguata a gestire la cosa pubblica.Il problema che molti di questi sono gli stessi che, fino a poco tempo fa, ululavano contro qualsiasi persona avesse avuto a che fare, anche di striscio, con una qualche esperienza politica. Gli stessi che hanno demolito l’idea stessa di partito, letto e vissuto come qualcosa di nocivo e superato dalla storia. Abbiamo vissuto anni in cui si è affermata una ” cultura” che vedeva nel nuovo a prescindere il bene, nella mitica società civile il meglio; nell’esperienza politica il marcio, nella militanza fatta anche di gavetta il vecchio. Cosi oggi ci ritroviamo una classe politica, non tutta ma in grande misura si, senza ne arte ne parte. Ecco per tutti questi che risalgono in cattedra  come se niente fosse un bel vaffa day sarebbe salutare.

Ugo Rau