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Ottobre 2016

I piccoli consigli sono il mio modo di parlare alle neomamme che a volte si pongono domande ed a cui tutti hanno una sua riposta. Sopratutto, quelli che vi stanno intorno.

Spesso sono mamme/padri che giustamente credono di avere soluzioni certe a problemi quotidiani. Senza dubbio, lo fanno con tutte le migliori intenzioni…le stesse che mi spingono a scrivere queste poche righe. Decidete voi se utili o meno.

Le vacanze estive sono un lontano ricordo e quelle natalizie ancora troppo distanti…e per questo motivo – per prendermi una piccola pausa dalla quotidianità – ho deciso di scrivere qualche utile consiglio per essere pronti per le prossime vacanze con i vostri piccoli, partendo dalle lezioni apprese da quelle appena finite:

  1. Lasciate i bambini giocare, ma non perdeteli mai – e dico mai – di vista. E’ impressionante quello che riescono a combinare in un attimo di distrazione.
  2. Provate, nel limite del possibile, a non rivoluzionare completamente i loro ritmi, soprattutto se hanno dei momenti della giornata in cui sono abituati a riposare.
  3. Date al bambino il tempo necessario di ambientarsi alle novità della vacanza. Per la mia Sophia, ci sono voluti 2 giorni per abituarsi alla novità del mare, ma una volta assimilate, non vedeva l’ora di tornare in spiaggia. Per altri, può essere un periodo più breve o più lungo, ma non sforzate il bambino a fare cose che non vuole. Fidatevi, le conseguenze di una azione forzata possono durare a lungo.
  4. Non abbiate il timore di chiedere silenzio e tranquillità quando i vostro piccolo/a riposa. Le persone sono più comprensive di quanto crediamo e soprattutto quei 10 minuti di pace sono vostri! Cercate di tutelarli al massimo una volta conquistati.
  5. Per non impazzire e mantenere un sano equilibrio mentale, dimenticatevi delle vostre vacanze prima dell’arrivo del bambino/a. Da genitori la maggior parte del tempo sarete semplicemente negli accompagnatori delle vacanze dei vostri piccoli. E’ cmq bello.

 

Un saluto a tutte le mamme, Marija

Massimo Montanari, docente e storico dell’alimentazione, autore di numerose pubblicazioni sul tema, scrive nel suo “Il Formaggio con le pere. La storia di un proverbio (Ed. Laterza)” che per gli antichi ” Il formaggio è il cibo di Polifemo, l’uomo bestia non toccato dal processo di civilizzazione. La pera è il simbolo dell’effimero, di gusti e piaceri non necessari, dunque di distinzione sociale. Il loro matrimonio è proverbiale e certo saporito, ma niente affatto scontato.” Soprattutto per l’umile e rozzo contadino che tale doveva rimanere, senza indulgere in velleità culturali e piacevolezze, estranee alla sua misera condizione e, intrinsecamente, pericolose per il mantenimento dell’ordine sociale costituito. Da qui il famoso proverbio. Le cose sono poi andate diversamente. Il contadino, con il tempo, ha scoperto e conquistato diritti, dignità, cultura e buongusto. Addirittura, qui in Emilia-Romagna, la legge del contrappasso ha dato ai discendenti dei contadini medioevali il privilegio di diventare fautori di due raffinatezze ai vertici mondiali del gusto: il cosiddetto “Re dei formaggi”, il Parmigiano Reggiano DOP, e le Pere dell’Emilia-Romagna, che nel 1998 hanno ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento di IGP, Identificazione Geografica Protetta. Un riconoscimento a tutela della loro unicità, tipicità e della particolare vocazione del territorio. Tra Modena, Ferrara, Bologna, Reggio-Emilia e Ravenna vengono infatti prodotte il 65% delle pere italiane e quasi il 40% di quelle europee. Diverse sono le cultivar. L’Abate Fetel è la pera più pregiata, ha forma allungata a fiaschetto con una bella buccia gialla rugginosa. La Conference è prodotta anche nel Nord Europa, ma quella dell’Emilia-Romagna ha un aspetto più rugginoso e un sapore più intenso. La Decana del Comizio è quasi rotonda, dolcissima e profumata. William e William Rossa sono pere dall’aroma inconfondibile, utilizzate anche per succhi, grappe, macedonie e marmellate. Infine, la Kaiser, dalla buccia ruvida e rugginosa, e’ ideale per molte preparazioni gastronomiche. Si raccolgono prevalentemente nel mese di Settembre e commercializzate nei mesi seguenti.

La ministra degli Interni UK, lady RUDD (un nome un programma) ha proposto che tutte le imprese del Regno siano tenute a pubblicare l’elenco dei lavoratori stranieri che impiegaano sul suolo britannico.

Per sfuggire alle accuse di xenofobia, ha poi spiegato che sarebbe sufficiente un elenco indicativo dei numeri e delle mansioni. Lo scopo è chiaro: esporre le imprese a campagne di boicottaggio per la eventuale preferenza accordata ai lavoratori di importazione, notoriamente meno cari e con minori pretese.

Il partito dei Tory, faro mondiale, del liberismo, per cui qualsiasi cosa aiuti la competition ed il profitto è sacra sta perdendo colpi per inseguire i voti popolari della Brexit. Qualcosa di simile, più radicale, la  propone anche Trump negli States: multare chi esporta lavoro, imporre dazi alle importazioni, espulsioni di massa per i migranti, costruzioni di muri etc. Voti “non olet”; peccato che la globalizzazione sia inarrestabile.

Eleanor Marx, nel 1891 (in accordo con Engels)l scriveva ai rappresentantii della Seconda Internazionale Socialista a New York: “la questione più urgente è impedire la introduzionedi lavoro “sleale” (cioè meno caro) da un paese all’altro, vale a dire […] che siano importati dai capitalisti per abbassare i salari o allungare i tempi di lavoro  o entrambe le cose”.

Per affrontare questa piaga proponeva tra l’altro: […] “un più stretto rapporto tra i partiti operai dei vari paesi istituendo un segretariato”  ad hoc per lottare contro tale pratica.

Erano anni di grande deflazione e di crisi mondiale (dal 1873 alla fine dell’800), i prezzi agricoli, grazie all’apertura dei mercati, erano crollati del 65 % e milioni di lavoratori agricoli  lasciavano le campagne per cercare lavoro nelle città o all’estero, facendosi  così una concorrenza mai vista prima nel mercato del lavoro.

Tuttavia più tardi gli economisti scopriranno che furono anni di straordinario sviluppo e di crescita. In quegli stessi anni prenderà forma un imponente crescita dei partiti di massa, a base operaia, fra tutti, il piu’ grande, la SPD, che diventerà il prototipo di tutti i partiti socialisti d’Europa.

Sono passati 130 anni ma siamo ancora li’: i principali Paesi industriali devono affrontare una crisi profonda e ristrutturazione della base produttiva ed ulteriore globalizzazione aumentano la competizione tra i  lavoratori e/o per il lavoro.

La Rudd e Trump lo hanno capito e danno risposte di pura reazione al fenomeno.

La sinistra sta ancora aspettaando l’ufficio di coordinamento internazionale (Europeo sarebbe già un buon passo).

Dieci anni, fa, era il 2006, era ottobre ed era l’inizio, se ne andava Willy Cremonini, un appassionato, un agitatore, un teorico della fotografia. In una parola: un fotografo, ma più, un amico.

L’idea della bella, piccola e preziosa mostra che ora  gli dedica la GALLERIA RESTARTE di Piazza San Michele 4/c, nasce proprio dallo scoccare di questo triste anniversario.

“Nell’archivio di Willy”, si intitola la mostra.

E gli amici più cari, quelli di un tempo che il tempo non ha allontanato, un titolo migliore non potevano forse trovarlo.

Perché infatti “… passando in rassegna le tante cartelle, i contenitori e gli album di negativi, è risultata immediata una ramificazione di temi che, abbracciando still life, architettura e paesaggio, si soffermava principalmente sul ritratto, la colonna portante della sua ricerca, il ritratto studiato e sviluppato intrecciando vari aspetti, dall’ironia alla ricerca tecnica, dalla composizione formale al ricercato BN, tutto affrontato e proposto con la vivacità di chi vuole imbastire una sottile narrazione che risulta essere semplicemente la propria. E’ quindi bastato affiancare qualche ritratto per vedere affiorare un racconto, uno tra i tanti, forse il primo capitolo di tanti possibili …”.

Trovate tempo, trovate il tempo per visitare queste belle 29 fotografie che in un rigoroso B/N raccontano, nei formati originali pensati e stampati a suo tempo da Willy, una storia, la sua storia di autore e di giovane uomo.

Una storia interrotta bruscamente ma che chissà quanto ancora avrebbe avuto da darci, da dirci.

E che ancora adesso, però, cose da raccontarci ne trova.

Clicca qui per scaricare l’invito

Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha appena fatto un viaggio sulla nuova “Elisabeth Line”, meglio nota ai londinesi come la CrossRail.

Si tratta di un’opera grandiosa, in gran parte sotto Londra (meglio sotto le linee sotterranee della metro di Londra) che costerà 42 miliardi di sterline (poco più di 50 mld di Euro a prezzi medi).

L’appalto-contratto partito nel 2008 si concluderà nel 2017 e, dopo la sperimentazione d’obbligo, il servizio passeggeri partirà nel 2018.

L’opera (che in Europa  per importanza e costi è paragonabile al ponte Svezia – Danimarca, alla realizzazione della rete RER a Parigi ed al rilancio della S-Bahn a Berlino) era stata pensata in un primo momento per le Olimpiadi, ma poi studi, permessi e finanziamenti ne hanno permesso l’avvio solo nel 2008.

Si tratta dell’eredità più tangibile dell’era Blair-Livingstone. Tecnicamente è paragonabile ad una linea RER , svolgerà trasporto metropolitano in area centrale ( le fermate tuttavia sono ogni 4-5 km , diversamente dalle linee metro) e contemporaneamente collegherà città suburbane . Si parte da Shenfield (Est), si attraversa il centro di londra (toccando  tra le altre le stazioni di Liverpool street, Tottenham Court road,Bond street e Paddington, la più antica Stazione Ferroviaria sotterranea del mondo).

Inoltre due bracci secondari collegheranno Abbey Wood , via Canary Warf (sud-est ) ed Heathrow Airport dall’altro lato. Sempre in centro nella stazione di Farringdon sono stati trovati i resti di circa 23 persone morte durante la famosa Peste Nera del 1348 (si stimò che perì oltre il 30% degli abitanti). A Liverpool Street Station invece, grazie al ritrovamento di alcuni scheletri, è stato possibile ricostruire il DNA del  batterio responsabile della peste Bubbonica del 1665 (100.000 morti ovvero il 25% della popolazione).

Si è calcolato che la nuova ferrovia aiuungera circa 1,5 milioni di persone al raggio delle persone che vivono entro 45 minuti dalla City e dal centro Commerciale di Londra.

Si stimano circa 200 milioni di passeggeri all’anno, 24 treni da 200 metri (2 campi da calcio) l’ora per entrambe le direzioni nell’ora di punta. Sono state realizzate 10 nuove stazioni ed una  trentina ammodernate. Sono stati  realizzati  42 km di Tunnel, impiegando contemporaneamente fino ad 8 talpe di 1100 tonnellate e piu’ di 140m di lunghezza. La velocità media di avanzamento è stata di oltre 100 metri a settimana. Gli  inerti ‘prodotti’ di escavazione sono stati portati nell’Essex per realizzare una riserva “naturale” (così si dice) di 1500 acri .

Durante la costruzione i posti di lavoro creati sono stati circa 55.000,  sono state costruite 57.000 nuove abitazioni ed innumerevoli iniziative private hanno investito nelle zone toccate per rigenerare e rilanciare uffici, negozi, abitazioni ecc.

Infine essendo la più recente realizzazione di questo tipo sono state sperimentate nuove forme di gestione dei cantieri, nuove tecniche costruttive ecc . La complessità di alcuni lavori, nelle prossimità delle linee esistenti della metro di Londra ed in corrispondenza delle sue principali stazioni hanno richiesto un’attività costante di R&D che oggi verrà riutiizzata creando un centro di formazione ingegneristico chiamato TUCA (Tunneling and Underground Construction Academy).

Chi volesse una ampia descrizione puo’ visitare:

http://www.crossrail.co.uk/

http://www.crossrail.co.uk/route/maps/tube-map

Consiglio la visita per la mole di informazioni ed anche per la qualità del sito e per l’attenzione al rapporto con i cittadini.

Riuscirà la Brexit a rendere inutile tutto ciò?

 

BDW, una manifestazione internazionale dedicata alla promozione della cultura del design a Bologna, organizzata nel centro storico, un evento il cui intento è stato quello di mappare e riunire le eccellenze culturali formative, creative, produttive e distributive in un progetto integrato e globale di comunicazione.

Più ancora, BDW ha rappresentato un’occasione privilegiata per la riscoperta della città.

Una riscoperta partita dalla voglia di riappropriarsi di spazi e location alcune volta dimenticate, ma sempre bellissime e funzionali all’idea primigenia del progetto.

In questo ambito, una settimana di incontri, aperture straordinarie, esposizioni, è stato bello perdersi tra2016-10-02-santa-maria-della-neve-3 le main location di Palazzo Pepoli (il Museo della storia di Bologna) per la mostra Miniatures Exhibition o in Piazza Maggiore alla scoperta del progetto Sinan: The First Starchitect, di Palazzo Isolani o dell’ex Ospedale dei  Bastardini di via D’Azeglio con le loro mostre laboratori e djset, di Palazzo Zambeccari in via Farini per il Design Award Competition o nei percorsi installativi di Galleria Cavour o ancora all’ex Atelier Corradi di via Rizzoli per ripercorrere i tempi della città della seta e delle rinomate sartorie degli anni ’50 e ’60.

Una volta però terminato il percorso per così dire ufficiale, non sono mancati percorsi e situazioni off che hanno significativamente contribuito alla riuscita della settimana.

Tra tutti, veramente tantissimi, Fondazione Zucchelli e Galleria Fondantico, Palazzo de Toschi e A.G.Spalding & Bros, Busatti e Accademia di Belle Arti, Visionnaire e Dimore Decor e Design, Inferno 16 e Antica Profumeria al Sacro Cuore, Martino design e Sancini laboratorio, Maison ventidue e Josa Ghini Associati, Centro Natura e Dynamo Velostazione di Bologna e tanti tanti altri, ci piace ricordare soprattutto la piccola deliziosa chiesa sconsacrata di Santa Maria della Neve (già sede della Galleria Marabini) in Vicolo della Neve riaperta ed offerta al pubblico da “insidesign STUDIOSTORE” e Palazzo Fantuzzi (via San Vitale 23) in cui è stato possibile beare la vista e l’intelletto con ULTRAMOBILE TRIBUTE, la libertà di Dino Gavina, un tributo, appunto all’avventura di Ultramobile e alla figura di Dino Gavina che, riportando in scena i protagonisti, oggetti ed autori, di Ultramobile, ha confermato una volta di più, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la chiarezza ed il rigore con cui Gavina stesso formulò il progetto, anticipando e risolvendo il complesso rapporto dell’artista con la produzione di serie.

«Galleggiava con le braccia aperte. Abbiamo visto che ha mosso la mano e con un filo di voce diceva: help me, help me. Onder esclama: è una ragazza. Ha accostato lentamente. Le ho dato la mano ma la ragazza non ce la faceva, era oramai esausta. L’ho tirata, l’ho avvicinata alla scaletta ma non ce la faceva da sola a salire e ho detto a Onder: lascia il timone, vieni ad aiutarmi perché questa non riesco a prenderla come gli altri. L’abbiamo issata a bordo. Vomitava nafta, tossiva. Ho visto che era tutta sporca. Mi sono tolto la mia canottiera, l’ho inzuppata di acqua dolce, e le ho lavato il viso. Poi lei era molto infreddolita, mi ha fatto capire che aveva freddo. Allora l’ho avvolta nella canottiera e ho cercato di riscaldarla un po’ in modo che si riprendesse».

Costantino Baratta, muratore di Lampedusa, la mattina del 3 ottobre 2013  è uscito in barca con l’amico Onder. Ha avvistato in mare un gruppo di persone che si sbracciava, chiedeva aiuto. Erano naufraghi eritrei. Ne ha salvati dodici, gli ultimi ripescati vivi dal naufragio del peschereccio che ha visto la morte di 368 persone.

Grazie a chi, in questo lembo di terra, un puntino in mezzo al Mediterraneo, non fa altro che essere umano, da senso alla parola solidarietà e, come Costantino e Onder, non si tirano indietro.

E chi dice che nulla si muove in quello che, sbagliando, a volte viene considerato “polveroso” mondo della lirica?

Per la presentazione ufficiale della stagione 2016/17 della Fondazione Teatro Comunale di Bologna, è stato scomodato persino FaceBook. E così, chi da tutto il mondo si fosse collegato tramite uno dei social network più di successo con le pagine del Teatro Comunale, avrebbe avuto la possibilità di partecipare (e sì, era previsto che fossero poste domande alle quali i relatori avrebbero risposto) in modo fattivo alla conferenza stampa stessa.

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Conferenza Stampa Presentazione Stagione 2016/2017 Teatro Comunale Bologna

Conferenza stampa alla quale sono intervenuti Bruna Gambarelli (Assessore alla Cultura del Comune di Bologna), Gianni Cottafavi (del Servizio Cultura, sport e giovani della Regione Emilia-Romagna) e, per il Comunale il Sovrintendete Nicola Sani, il Direttore Musicale Michele Mariotti e il Direttore Generale Fulvio Macciardi nonché personalità come Marino Golinelli fondatore e presidente dell’omonima Fondazione, Stefano Domenicali ceo di Lamborghini, Stefano Golinelli presidente di AlfaWassermann e Gino Cocchi presidente dell’Associazione Amici del teatro Comunale.

Prima di parlare della stagione cha andrà ad iniziare, però, un paio di succose novità.

La prima, illustrata dal M° Sani, riguarda il restiling dello storico Teatro che, grazie all’intervento di Marino e Paola Golinelli, ha visto la sostituzione delle poltrone di platea, davvero molto belle e moderne seppur nel solco della tradizione.

La seconda, su cui si è soffermata l’assessore Gambarelli, riguarda il progetto di aprire per tre giorni, uno al mese da ottobre a dicembre, cercando di dare una risposta alle tante lamentele che riguardano il degrado imperante nella zona universitaria, i palazzi storici di via Zamboni, dalla Pinacoteca al Kinki passando per l’Università e, naturalmente, il Teatro Comunale, in una sorta di percorso virtuoso atto a riscoprire le tante bellezze a volte nascoste e sconosciute di una delle vie più centrali della città.

Ma tornando alla stagione, ciò che più interessa, come non sottolineare il fatto che “… dopo i tre Premi Abbiati ricevuti nel corso del 2016, la prossima stagione, una stagione pensata su misura per Bologna, città cosmopolita ma custode anche delle tradizioni ed incubatrice delle novità, sarà ancora più ambiziosa: una stagione in cui tutti gli spettacoli d’Opera e Danza saranno nuove produzioni o spettacoli presentati per la prima volta sul palcoscenico bolognese …” ?

Così, ad occhio, i titoli su cui si punterà maggiormente l’attenzione potrebbero essere l’inaugurale “Ratto 2016-10-01-play2del Serraglio” di Mozart in co-produzione con il Festival d’Aix-En-Provence per la regia di Martin Kusei e la direzione musicale di Nikolaj Znaider. Oppure il dittico “Cavalleria rusticana/La voix humaine” di Mascagni/Poulenc o ancora “Lucia di Lammermoor” entrambi con la direzione di Michele Mariotti.

Ma certo non passeranno inosservati nemmeno la coproduzione con il Comunale di Modena “Peter Grimes” di Benjamin Britten con la direzione musicale di Juraj Valchua o “Il turco in Italia” con la regia di David Livermore e la direzione di Alberto Zedda né tantomeno “Medeamaterial” del francese Pascal Dusapin realizzato in collaborazione con la Nimrod Opera Zurich.

Per finire (ed attenzione anche al titolo presentato, come consuetudine da alcuni anni, dalla Scuola dell’Opera, “La Traviata”), due tra i titoli più rappresentati al mondo, e cioè “Aida” (una produzione realizzata con il Macerata Opera Festival) e “Tosca” una coproduzione con il Regio di Torino, firmata da Daniele Abbado.

Ricordando infine come dei tredici concerti che compongono la stagione sinfonica più della metà, grazie al sostegno di AlfaWassermann che ha permesso la realizzazione di una apposita camera acustica, torneranno a svolgersi al Teatro Comunale (i rimanenti al Teatro Manzoni), non rimane che rimandare, per tutti gli approfondimenti del caso, all’esaustivo sito del Teatro Comunale: www.tcbo.it