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Settembre 2017

Ingredienti:

1 etto di polpa di macinato di maiale (o vitello)
50g di prosciutto crudo
50g di mortadella
100 g di parmigiano reggiano
1 uovo (o 2) secondo misura e durezza impasto
noce moscata qb
1 bicchiere di latte
1 cucchiaio di pane grattugiato
passata di pomodoro
piselli freschi (o surgelati o scatola)
1 piccola cipolla
olio per friggere (di arachidi)

PROCEDIMENTO

Macinare la carne il prosciutto e la mortadella, aggiungere il parmigiano, l’uovo ed un cucchiaio di pane grattugiato messo prima in ammollo con mezzo bicchiere di latte, noce moscata e sale se serve.
Impastare e rimacinare, preparare delle piccole polpettine della misura di una noce, passarle in un po’ di pane grattugiato e friggerle nell’olio ( per averle più leggere si possono cuocere direttamente nel sugo che prepariamo ora).
Intanto soffriggere la cipolla tritata in una goccia d’olio extravergine, aggiungere la passata di pomodoro ed un po’ di brodo vegetale.
Fare cuocere per una ventina di minuti circa, ora unire le polpette fritte (o crude) i piselli e l’altro mezzo bicchiere di latte rimasto e fare cuocere ancora 10/15 minuti.
Impiattare, aggiungere un filo d’olivo e una macinata di pepe.

 

E BUONA PRINCIPESSA A TUTTI
DA DUE PRINCIPESSE

Una manifestazione dedicata al mondo del beverage nelle sue forme più artistiche e culturali. Ma più, un vero e proprio tour itinerante che toccherà 25 tra i più frequentati, conosciuti ed apprezzati cocktail bar cittadini. Questo, in sintesi, è BoCW, Bologna Cocktail Week che vive la sua prima edizione in concomitanza con BDW, la settimana del design che sta animando Bologna (inaugurata il 26, terminerà il 30) con 16 anteprime, 154 partecipanti e 157 eventi in occasione ed in collaborazione con Cersaie.

Ma tornando alla CocktailWeek, come detto sono 25 i locali che, in parternship con alcuni dei prodotti di maggior rilievo (come Martini, Tanqueray, Amarene Fabbri, Lurisia, Varnelli, Mielizia, Amaro Montenegro), ospiteranno le performance di alcuni dei più acclamati e capaci bartender cittadini che prepareranno cocktail creativi o rivisitazioni dei grandi classici a propria interpretazione. Si va dagli storici cocktail bar (Principe di via Mezzofanti, Boavista di via Cesare Battisti, Gran Bar di via D’Azeglio, Nu Lounge Bar e Re sole L’Inde Le palais di via de’Musei, Le Mercanzie di Piazza della Mercanzia) agli stilosissimi ed eccellenti (Emporio Armani Caffè di Galleria Cavour, Fourghetti di via Augusto Murri, Re Sole Bistrot di via San Mamolo e ViVo di Piazza di Porta Saragozza) agli emergenti ed alternativi (Casa Minghetti, Container, Dal Sarto, Emporio 1920, Fiordaliso, Foodies, Funtanir, Gesto, Il Rialto, L’ora d’aria, Macondo, Piedra del Sol, Ruggine, Stix e Wood).

Ad accompagnare le degustazioni normali, alcuni appuntamenti davvero esclusivi e da non perdere. E se quelli dei giorni passati hanno riguardato la presentazione di prodotti “Alamea” (lunedì 25 al NuLounge) o la serata degustazione “Lurisia” al Ruggine o l’esclusiva cena per 24 persone con abbinamenti food/cocktail appositamente studiati del Fourghetti o ancora la serata “Montenegro” del Rialto (martedì 26) o ancora l’imperdibile, per chi è riuscito a partecipare, masterclass “Martini” con la partecipazione del mito Mauro Lotti (mercoledì 27 sempre al Fourghetti), i prossimi appuntamenti saranno: Giovedì 28 al Fourghetti una serata a base di vermouth in cui Baldo Baldinini delizierà gli intervenuti con le sue creazioni a base di vermouth “Fourghetti” mentre il MainEvent riguarderà (dalle 14 alle 18 alla Torinese di Piazza ReEnzo) una Mixology Competition, confronto tra bar tender dei locali coinvolti nella manifestazione, al cui vincitore verrà assegnato il premio “Cocktail of the year” per la città di Bologna. Si proseguirà poi Venerdì 29 al Fourghetti (dalle 18 alle 21) con un aperitivo con degustazione di formaggi accompagnati da prodotti “Mielizia”, al Wood (dalle 18 all’1) con Borealis serata ispirata alle luci boreali con un menù food e cocktail dedicati con accompagnamento di musica elettronica nordica, mentre alle Mercanzie (dalle 20 alle 24) chiunque potrà preparare il proprio drink grazie al “RedBull lab” potendo contare sull’aiuto di bar tender professionisti. Sabato 30, infine, stessa formula allo Stix (dalle 19,30 alle 23), mentre alle Mercanzie (dalle 19.30 alle 22.30) il protagonista sarà il cocktail internazionale Negroni come status symbol.
Ma il gran finale della manifestazione sarà sicuramente rappresentato dalla cena con abbinamento di cocktail Fabbri 1905 che si terrà da ViVo in Piazza di porta Saragozza, in cui le creazioni pirotecniche di Fabio Arlotti sposeranno la cucina altrettanto inventiva e di gran classe di Vincenzo Vottero.

Una giornata autunnale, la nebbia ricopre i boschi dell’appennino. Nei giorni precedenti c’erano stati combattimenti tra i nazifascisti e la brigata Stella Rossa ma il fronte si avvicina e la zona fa parte della Linea Gotica. I tedeschi non possono avere nelle retrovie problemi di nessun genere, devono avere il territorio libero dai “banditi”. Potrebbe essere una giornata come altre il 29 settembre 1944 per la popolazione di Monte Sole, Marzabotto e delle località attigue, ma quella mattina le SS di Reader guidate da guide fasciste trasformeranno il territorio in un inferno che sarà ricordato come LA STRAGE DI MARZABOTTO.

Non lo conoscevo, lo ammetto. Mi riferisco al Monumento ai Partigiani che si trova alla Certosa di Bologna. Imponente, emozionante.

Un tronco di cono sulla cui cima svetta una statua in bronzo e sul perimetro esterno in alto la frase che si ripete quattro volte per essere letta da qualsiasi punto si guardi: “Liberi salgono nel cielo della gloria”.

Alla base un sotterraneo a cui si accede scendendo pochi gradini. In penombra ci si trova in un ambiente di forma circolare dal soffitto basso ai lati, al centro una vasca con cinque statue, lungo la parte interna del cono altre statue che si proiettano verso il cielo, che quel giorno era di uno straordinario azzurro. Sul muro tutto intorno gli ossari di cinquecento partigiani.
La suggestione aumenta decisamente.
Voluto da Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, è stato progettato da Piero Bottoni che ha inteso dare al monumento il significato simbolico che quei partigiani morti per noi dovevano risvegliarsi con il ritorno alla democrazia.

 

Ecco, la democrazia. Questo importante valore che dovremmo custodire con cura, estrema cura, per rispetto di quegli uomini e quelle donne che con coraggio hanno lottato per difendere il bene più prezioso: la libertà.
Monumenti come questo impegnano una comunità a mantenere un profondo legame con il proprio passato, con le proprie radici. Impegnano a non dimenticare e a rifiutare quel dannoso vento antidemocratico che da troppo tempo sta soffiando su di noi.

Una storia d’arte e d’imprenditoria, una storia fatta di amicizie e di idee geniali, una storia durata mezzo secolo e che continua ancora adesso a dieci anni dalla morte.

Questo, in sintesi, il senso ultimo di “Scatto libero – Dino Gavina 10” la bella mostra dedicata a quello che senza dubbio è stato uno dei più significativi imprenditori italiani del design del Novecento, la cui attività ha spaziato nel campo dell’arredamento, dell’illuminazione, dell’arredo urbano esplorando senza sosta la modernità e tracciando percorsi innovativi coniugando, per primo, le arti visive con la poesia ed il libero pensiero, a Dino Gavina appunto.

Un’esposizione (come riportato sulla locandina) ospitata nelle prestigiose sale di palazzo Pepoli Campogrande la sede distaccata della Pinacoteca Nazionale di via Castiglione 7, pensata come proseguimento ideale della mostra “Dino Gavina, lampi di design” ospitata nel 2010 da MAMbo, Museo di Arte Moderna di Bologna, e concepita già all’epoca come una piattaforma di indagine attuale e aperta al futuro. Un futuro che è arrivato adesso con questa mise en place: dieci pezzi, dieci autori, dieci racconti espressi anche grazie agli innovativi materiali grafici dell’epoca, ed allestiti smontando letteralmente gli oggetti esposti in modo da rendere ancora più evidenti i criteri costruttivi, la natura dei materiali, le soluzioni progettuali di dettaglio ed anche le inedite modalità di commercializzazione dei prodotti.

Inaugurata il 20 settembre con un’ambientazione sonora specificamente approntata da CamereSonore e realizzata in diretta con una sequenza legata alla sperimentazione digitale ed elettronica a creare connessioni con i materiali esposti e lo spazio che li accoglie e da una performance musicale dell’ “Ensemble Nuove Musiche” del Conservatorio di musica “Giovan Battista Martini” di Bologna diretto da Alberto Caprioli che ha proposto “Almanach eines Wanderers (Almanacco di un viandante)” , intervento musicale itinerante attraverso le varie sezioni della mostra, sarà aperta fino a domenica 1 ottobre dalle 8,30 alle 19,30 (mercoledì 27, in occasione della DesignNight apertura straordinaria fino alle 22,30).

Un’ottima occasione per avvicinarsi all’arte di un grande del design contemporaneo.

Da qualche anno il mondo ci infarcisce di film, canzoni, video, meme, infografiche e pipponi più o meno didascalici sul mondo femminile che varia dai 20 ai 40 anni, o giù di lì.

Il primo vero racconto di questo spaccato di mondo, tanto temibile quanto reale, ci è arrivato nel 1998 con la messa in onda di Sex and the city. Serie tv americana di enorme successo che racconta la storia di quattro donne in carriera che sgambettano per le avenue newyorkesi alla ricerca di risposte alla domanda “perché sono single?”. O almeno questo è ciò che credono gli uomini etero, i radical chic e chi non ne ha mai seguito più di una puntata.

Io, giovane trentenne del nuovo millennio occidentale, credo invece che una battuta di Carrie, Samantha, Charlotte o Miranda avranno sempre qualcuno dall’altra parte che ci risponderà con una risata, o addirittura con la battuta successiva o con un candido ma intimamente femminile capirsi al volo. Perché Sex and the city ha dato il via ad un totale sdoganamento del pensiero femminile in chiave pop: il sesso per piacere e non solo per dovere, il lavoro che esce dallo schema maschile/femminile e diventa lavoro aperto a tutti coloro che ne sono capaci, il diritto a viaggiare come e dove ci pare, la ricerca di se stesse e il rivendicare con forza le proprie libertà.

Non per tutte, è chiaro, ma si vive di buoni esempi e le ragazze di Sex and the city sono state, e sono ancora, un buon esempio.

L’episodio 1 della prima stagione inaugura così: “benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L’autoconservazione e concludere affari hanno priorità assoluta. Cupido ha preso il volo dal condominio”.

Mi capirete dunque quando vi dico che ridurre 10 stagioni televisive al racconto di donne che parlano solo di sesso significa non voler considerare tutte le donne che a distanza di 14 anni dall’ultima puntata dell’ultima stagione continuano a riguardare episodio su episodio, continuando a ridere e a credere fortemente in quell’idea di libertà. E cosa che risulterà ai più estranea, quelle quattro donne di Manhattan amano se stesse al punto da dire “la relazione più eccitante, significativa e impegnativa di tutte è quella che hai con te stessa. E se incontri qualcuno che ti ama come ti ami, allora è davvero fantastico”.

Ma siamo in Italia perbacco, e forse anche a distanza di 14 anni tutto questo ci sembra troppo. Magari lo guardiamo, lo teniamo lì in un angolo e fingiamo che non ci riguardi, “che qui siamo in Italia” mi direte e io vi risponderò che sì, avete ragione, siamo il paese che fino al 1981 aveva ancora in ordinamento il matrimonio riparatore, e dopo 36 anni l’idea di sentirci parte lesa di un rapporto violento ci crea ancora enormi disagi e sensi di colpa.

Eppure ogni epoca ha il suo linguaggio e se fino al 2004 abbiamo assistito alla saga delle ragazze newyorkesi, oggi nel 2017 possiamo gustarci i racconti di Freeda.

Cos’è Freeda? È un po’ Frida Kahlo, eroina messicana mito dell’universo femminile, un po’ “freedom” che è libertà di essere, fare e dire tutto ciò che fino ad ora si è taciuto.

Si tratta di un progetto editoriale che si rivolge alle donne e che amo moltissimo, una realtà social al 100% che fa base su Facebook e Instagram e che racconta storie di donne che hanno rivoluzionato e migliorato la società, il tutto condito da un tono ironico e facilmente accessibile ai più.

Video, card, instant articles e gif animate che raccontano di donne speciali: da Franca Viola a Rita Levi Montalcini, da Margaret Bulkey a Greta Garbo.

Non solo questo: Freeda propone con tono ironico approfondimenti culturali di un nuovo femminismo che promuove una reale parità tra i sessi superando guerre e ossessioni relative al genere, la bellezza più per scelta che per nascita.

Quasi un milione di like su Facebook e decine e centinaia di interazioni dimostrano che il prodotto funziona, che le donne sono ancora disposte ad ascoltare ed imparare dai buoni esempi, che se non oggi, se non domani, almeno dopo domani impareremo a difendere la nostra libertà.

L’intelligenza del progetto Freeda e di Sex and the city sta proprio in questo: non ridurre il mondo in categorie divise e incociliabili, l’auto-determinazione per le donne di oggi deve essere la regola e che questo si traduca in un futuro da donna-madre o in un futuro da donna-manager poco importa. Lo vuoi? Prenditelo.
Che bella libertà. Che bella responsabilità.

Trovarlo sarà difficile. Perché questo “Diversamente vivi” di Fabio Tiso è pubblicato da AlterEgo, una piccola ma dinamica casa editrice di Viterbo che “… riesce a garantire sempre la presenza a scaffale dei testi nel territorio dove risiede l’autore, e la disponibilità su ordinazione in tantissime librerie del Paese. Una strategia che, affiancata all’attività di promozione, consente di lavorare al meglio sul difficile terreno dell’editoria dedicata agli autori emergenti …”.
Naturalmente, non ci troviamo di fronte ad un’opera epocale (ma quale lo è, oramai), ci tengo ad anticiparlo. Ma la verve di caustico cinismo che pervade questi venti racconti che compongono la raccolta (sarà perché amo i tanto bistratti e poco considerati racconti che mi è piaciuto tanto?) meriterebbe essere conosciuta da un pubblico più ampio. Certo, una discrasia, anche di stile, anche di ispirazione, soprattutto di compiutezza, si nota facilmente tra un racconto e l’altro. Però tutti, anche quelli meno riusciti, riescono a mantenere inalterato il tratto comune di una fantasia “… sbrigliata che si diverte a oltrepassare continuamente la soglia della realtà e del realismo per esplorare tutto il potenziale immaginifico e surreale della scrittura, che arriva dritta e senza i filtri letterari dalla lingua parlata conservandone inalterate l’immediatezza e la simpatia …”. A partire, naturalmente da quello che suggerisce il titolo alla raccolta, “Diversamente viva”, storia tra le macabre e un spoon river di borgata, in cui una ricca e chiacchierata grand dame affronta il passo estremo certa di ritrovare, in una vita altra e superiore che si preannuncia ancor più densa di soddisfazioni di quella appena abbandonata, una vecchia e mai dimenticata fiamma. Ma visto che l’ironia che anima tutti gli scritti non viene certo meno in questo, non tutto andrà come previsto. Lo so, raccontato per non raccontare, la spiegazione non regge. Ma il breve divertissement è davvero pervaso da un’allegria divertita e divertente come del resto lo sono la gran parte degli altri racconti.
Ma c’è comunque di più, ed è, per un vecchio guardone di cinema come io sono, forse la cifra stilistica più interessante e curiosa. Tiso, si sente, si legge, è un grande amante di cinema. E lo conosce e ci gioca, con le trame, e lascia, praticamente in ogni racconto, una traccia, un segno di uno o più film che, evidentemente, gli sono piaciuti. Un gioco? Potrebbe anche darsi. E se in Amour-fou è riconoscibile qualcosa del “Favoloso mondo di Amelie”, in La nuova Tecno-ware ecco inconfondibili sebbene paradossali richiami a “Io e Caterina” con Alberto Sordi; e mentre ne Lo schiaffo e In Nausicah con la H si possono intravedere sottotesti che riportano dritti dritti agli anni d’oro degli sceneggiati italiani (dal “Cuore” di Comencini all’”Ulisse” di franco Rossi con Bekim Fehmiu) Ping-Pong gioca con assonanze “basse”, King e Carpenter, ma anche con quelle alte, anzi altissime, de “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman; e se Il re del flamenco cita spudoratamente “KarateKid”, leggendo Le metamorfosi di Romolo Macioce è impossibile non pensare ad un blockbuster invaso da supereroi come “Hulk”; per non parlare di Caput Mundi in cui Mastroianni diviene inconsapevole comprimario o di La pasta madre il cui riferimento è niente meno che il Kubrik di “Eyes Wide Shut”.
Ed è forse proprio questo grande amore per la settima arte che fa apprezzare ancor di più questa raccolta divertente, è vero, ma anche malinconica e per certi versi densa di spunti forieri di una posteriore riflessione.

Ancora polemiche dopo 2 anni dall’attacco della Xylella agli ulivi salentini. Le normative UE inizialmente prevedevano l’abbattimento di almeno 100 metri di alberi da un ulivo infetto, per quanto sia in Brasile che a Taiwan tale cura non abbia portato risultati. In seguito si è fatto l’obbligo ai contadini di usare insetticidi per limitare la trasmissione delle malattie e il controllo del vettore degli insetti. Tale uso, però può avere conseguenze dirette e indirette per l’ambiente modificando intere reti alimentari con conseguenze molto gravi sia sugli animali sia alla salute umana.
Clorpirifos, riconosciuto anche dal nostro Ministero della Salute come interferente endocrino con gravi effetti sui feti e sui bambini.
Dimetoato, neurotossico. Nocivo per l’uomo per ingestione, inalazione e per contatto con la pelle.
Piretroidi, neurotossici. Non sono insetticidi selettivi, eliminano tutti gli insetti nell’area di irrorazione.
Etofenprox, tossico per le api e altri insetti non target.
Imidacloprid, neonicotinoide. Sospetto responsabile della moria delle api del 2008-2009, e delle morie di insettivori.
Buprofezin, irritante.

Il sospetto è che chi lo ordina non si ponga affatto il salvataggio degli ulivi come obiettivo primario.

Ingredienti:

-spalla di maiale

-birra rossa

-melograno

-prugne

-ginepro (bacche)

-rosmarino

-aglio

Per il purè:

-patate

-latte

-parmigiano

-burro

Procedimento:

Marinare per 24 ore la spalla con 1 bicchiere di birra, uno spicchio d’aglio schiacciato vestito, le bacche di ginepro, qualche rametto di rosmarino, un filo d’olivo extra vergine d’oliva ed un po’ di succo di melograno. Mettere in una teglia da forno la spalla usando un po’ di liquido di marinatura, cuocere a 130 gradi per almeno 1 ora (secondo dimensione carne), aggiungere un altro po’ di birra fresca, sale profumato e un po’ di succo di melograno. A tempo ultimato alzare il forno a 180 gradi solo per fare crostare (10/15 min.) ed ora aggiungere anche chicchi di melograno, qualche prugna aperta ed un rametto di rosmarino.

 

Per il purè:

Cuocere le patate pelate, tagliate e coperte di latte. Passarle con passaverdura, aggiustare di sale, noce moscata e parmigiano ed una noce di burro a crudo.

Impiattare tagliando la spalla a fette facendo restringere il sugo rimasto in una padella fino a che risulti denso.

 

BUON AUTUNNO

DA G&G

La Notte Blu, promossa dai Consorzi dei Canali del Reno e del Savena, anche quest’anno riempie la città di eventi . Il programma ricchissimo è consultabile sul sito www.notteblubologna.it. Quest’anno l’iniziativa ha come finalità la raccolta di fondi per sostenere il progetto “IL CANALE ILLUMINATO”, ovvero la valorizzazione notturna del tratto di canale di Reno compreso tra le vie de’ Malcontenti e Oberdan, gli unici tratti visibili dell’antica rete idrica bolognese che sono solitamente meta di interesse da parte dei turisti.

Da pochi ma intensi anni, esattamente dal 2014, ciclicamente vengono organizzati a Bologna incontri, serate e giornate dedicate al vino ed al mondo, complesso, che lo circonda. Certo, molteplici sono le iniziative dedicate a chi ama il vino in città. Ma, di solito, si tratta di iniziative isolate ed estemporanee che lasciano il tempo che trovano. Si organizza una serata di assaggi o degustazioni, che può riuscire più o meno bene, e tutto finisce lì. Quelle cui mi riferisco, invece, sono quelle organizzate da A.M.O., l’Associazione Mescitori Organizzati la cui nascita risale, appunto, al 2014, e che ha deciso di fare le cose in grande o quantomeno per bene.

Prendendo alla lettera i punti dello statuto che dichiarano come per diffondere la cultura enogastromica italiana e straniera con particolare attenzione alla divulgazione della conoscenza del patrimonio enologico e agroalimentare italiano e mantenere alta la felicità della gente si possono promuovere ed organizzare iniziative volte allo sviluppo della conoscenza con particolare attenzione alle piccole realtà artigiane e promuovere ed organizzare iniziative quali manifestazioni di carattere culturale, folcloristico, ricreativo e simili A.M.O. nel corso degli anni ha studiato, organizzato e realizzato una serie di appuntamenti che pian piano sono diventati un punto di riferimento per tutti coloro che intorno al mondo del vino (o per professione o semplicemente per diletto) orbitano. In questi tre soli anni di vita, infatti, abbiamo avuto un Wine City Day 2015, un Wine City Christmas 2015, una Wine City Night 2016, un nuovo Wine City Day 2016 ed un’altra Wine City Night 2017. Adesso, Domenica 24 in Vicolo Bolognetti 2 dalle 12,00 alle 23,00 ci sarà, per il terzo anno consecutivo e per una giornata interamente dedicata al gusto, il Wine City Day 2017.

In sostanza, ogni locale, membro #AMO (e che è doveroso ricordare: Accà Vineria di via San Giorgio, 11 – Alce Nero Berberè di via Petroni, 9c – Camera a Sud di via Valdonica, 5 – Cantina Bentivoglio di via Mascarella, 4/b – Da Francesco di via Mascarella, 75° – Enoteca Storica Faccioli di via Altabella 15b – Enoteca Zampa di via Andrea Costa, 127° – Miles di via Caduti di Cefalonia, 1° – Saràvino di via Belvedere, 11° – Sette Tavoli di via Cartoleria, 15 – Tempesta di via Ranzani, 17° – Via con Me di via San Gervasio, 5d – Vineria alle Erbe di via San Gervasio, 3 – Vineria Favalli di via Santo Stefano, 5/A) selezionerà per i partecipanti tre tipologie di vino e una tapas in abbinamento.

Ad esempio Via Con Me farà assaggiare Bianchi Grilli, Trebbiano 2015, Rasa-ae, Cerasuolo 2016 e Montepulciano d’Abruzzo 2015 dell’azienda Torre dei Beati con in abbinamento una tapas di Baccalà mantecato con crema di peperoni e cialda di olive; “SaràVino” un Catarratto 2016 di Cantina Longarico, un interessante Ischia piedi rosso 2016 di Cantina Mazzella e per finire Pascale 2016 di Cantina Raica in abbinamento ad un bagel al formaggio in versione vegetariana, di carne o di pesce; la Vineria alle erbe proporrà invece Tisbrino (come un pinguino) 2010 Rifermentato Frizzante della modenese e bioazienda BONI LUIGI S.R.L., un Verdicchio di Matelica 2016 di Azienda Vitivinicola Collestefano, Marche ed un Nebbiolo d’Alba 2011 di Villa Penna, Piemonte e in abbinamento offrirà una selezione di salumi e formaggi di Fattoria Morella, azeinda che da sempre segue tutto il processo di lavorazione dei loro prodotti dalla produzione di fieno alla lavorazione finale; per Camera a sud, locale dal fascino vintage e ricercato, ci saranno uno spumante vinificato in bianco e un trebbiano dell’azienda Porta del Vento di Camporeale insieme ad una selezione Camera a Sud, Cené!, con in abbinamento un paninetto con alici grigliate, melanzana fritta e pesto trapanese e dall’ Enoteca Zampa di Dario Barbieri si potranno assaggiare tre grandi lambruschi di Bergianti, Cavaliera e Cavazzuti in abbinamento ad un’intramontabile tapas di prosciutto al coltello.

Inoltre, per ottemperare al meglio gli intendimenti dello statuto, alla degustazione dei vini saranno abbinate altre iniziative. Alle 16,00 infatti inizierà un intrattenimento per bambini mentre alle 18,00 presso la Sala del Silenzio si terrà quello che rappresenterà probabilmente il momento clou della giornata: un Seminario sul Trebbiano guidato da Gabriele Valentini con la partecipazione in sala dei produttori Fausto Albanesi e Vincenzo Venturelli. Al seminario è abbinata una degustazioni di alcuni trebbiani assai significativi: Massifitti Trebbiano di Soave , 2015 (Veneto), Trebbiano di Spagna, 2015 di Venturelli (Emilia), Bianchigrilli per la Testa, 2014 , Trebbiano d’Abruzzo di Valentini e Vigna di Capestrano, 2014 di Valle Reale (Abruzzo), T Trebbiano, 2014 di Guccione (Sicilia) più un settimo vino a sorpresa. Il costo del Seminario, con 6 calici AMO in omaggio, è di €35,00 e le iscrizioni e le prenotazioni sono aperte fino ad esaurimento posti presso tutti i locali AMO.

Per maggiori informazioni ed approfondimenti, si rimanda al sito di A.M.O. http://www.amo.bo.it/

Anche quest’anno, nel primo weekend d’autunno, si terrà la manifestazione Race for the Cure, tre giorni di iniziative dedicate a salute, sport, benessere e solidarietà che culmina domenica con la tradizionale corsa di 5 km e la passeggiata di 2 km che partiranno dai Giardini Margherita. L’organizzazione Komen Italia, senza scopo di lucro, si basa sul volontariato ed opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno su tutto il territorio nazionale.

Il 22 Settembre 2017, con un incontro pubblico in cui Elliott Erwitt sarà intervistato da Roberto Cotroneo nella chiesa di San Giacomo accanto alla sede della mostra, inaugurerà, presso i musei di San Domenico a Forlì, splendida ristrutturazione di un antico convento domenicano risalente al XIII secolo ed ora riconvertito in eccezionale spazio espositivo, la mostra Elliott Erwitt: Personae”, prima retrospettiva dedicata al grande autore americano di cui verrà esplorata la produzione sia in B/N che a colori.

Membro dal 1953 della agenzia Magnum, Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita passata di fronte al suo obiettivo sapendo sempre cogliere, con sguardo acuto e al tempo stesso pieno di empatia, l’ironia e la complessità del vivere quotidiano.

Nei suoi scatti, ormai diventati delle icone della fotografia (Marilyn Monroe, Che Guevara, Sophia Loren, John Kennedy, Arnold Schwarzenegger, sono solo alcune delle numerose celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra), è messa in evidenza l’eleganza compositiva, la profonda umanità, l’ironia e talvolta la comicità, tutte caratteristiche che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile, non a caso considerato, con il francese Doisneau, il fotografo della commedia umana .

La mostra, circa 170 scatti, selezionati personalmente da Erwitt stesso e stampati fine art nei due formati 70 x 100 e 100 x 140 e allestiti con cornici a vetro antiriflesso, comprende anche una vasta sezione dedicata al colore, consentendo di avvicinarsi ad una produzione, quella a colori appunto, quasi del tutto inedita (negli anni ’40, quando Erwitt inizia la sua carriera, la fotografia è sostanzialmente in bianco e nero; le prime pellicole a colori, appena comparse, sono instabili, hanno costi molto alti, risultati poco fedeli e soprattutto non gestibili nei laboratori personali dei fotografi; con gli anni il colore migliora tecnicamente e i giornali lo impongono ai fotografi, che, per comodità e per scelta di linguaggio espressivo, rimangono ancorati al bianco e nero per le foto artistiche. Anche Erwitt vi si mantiene fedele, dedicando il colore solo ai lavori editoriali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda). Si tratta di un centinaio di scatti frutto di una scelta effettuata dallo stesso Erwitt in occasione della pubblicazione di “Kolor”, un volume del 2013 edito da “teNeues” ed introdotti dalle immagini, sempre a colori, scattate con lo pseudonimo A.S.S. (acronimo di André S.Solidor) da lui usato per poter fotografare senza diplomazia il mondo dell’arte contemporanea dando vita ad un alter ego irriverente (praticamente una maschera dissacrante che prende in giro una certa tipologia di artisti, che fa sorridere e, nello stesso tempo, invita a una seria riflessione sul mercato, e il mondo, dell’arte) che ama tutto ciò che E.E. detesta: il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a se stessa.

La mostra, aperta fino al 07 Gennaio 2018 presso i musei SanDomenico in Piazza Guido da Montefeltro 12 a Forlì, osserverà i seguenti orari: da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30 / sabato, domenica e festivi ore 10,00 – 19,00.
24 e 31 dicembre ore 9,30 – 13,30 / chiusa tutti i lunedì e il 25 dicembre

E-Mail info: eventi@fondazionecariforli.itSito ufficiale: http://www.mostraerwittforli.it