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30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. La Brexit e l’Euro

“Amo cosi tanto la Germania che preferisco averne 2”.

La solita, cinica, ineffabile arguzia di Andreotti resta ineguagliata nel descrivere la sorpresa, lo sconcerto e lo smarrimento che colse i Governi ed i Leader dell’epoca alla Caduta del Muro di Berlino.

Per i nati dagli anni 80 in poi è tutt’ora  difficile capire cosa fosse quel Muro. Cosa effettivamente significasse e quanto abbia inciso nella cultura e nelle coscienze di coloro nati prima.

Ma facciamo un passo indietro: Reagan e la Thatcher pur “aprendo” alla novità rappresentata da Gorbaciov non smisero mai smesso di martellarlo:

–  l’uno in modo teatrale gli aveva detto “Tira giù quel muro” durante un incontro trasmesso dalle TV in diretta mondiale.

–   l’altra chiedendo una trasformazione in senso democratico delle nazioni dell’Europa dell Est, praticamente gli aveva chiesto lo smantellamento del Patto di Varsavia.

Con l’avvicinarsi del “Crollo del Muro” tuttavia una preoccupazione inversa incominciava a prendere corpo  nei Paesi occidentali.

Già nell‘estate del ‘89 l’Ungheria aveva lasciato che i fili spinati al confine con l’Austria venissero “aperti”. Una moltitudine di Tedeschi dell’est si era buttata in quel pertugio per guadagnare una fuga in Occidente .

Nella primavera dell‘89 Jaruzelskj si fece eleggere presidente della Repubblica in Polonia e promosse le prime elezioni libere  dando così il via libera ad un governo guidato da Solidarnosc.

In quel clima la Tatcher si accorse che gli avvenimenti avevano iniziato a correre ad una velocità incontrollata e che la questione “GERMANIA”, risolta dopo la II guerra mondiale  con la divisione in 2 e congelata per quasi 40 anni grazie alla guerra fredda, rischiava  di tornare a galla.

Lei (nata nel ‘25) , Mitterand (nel ‘16) , Andreotti (‘19) , George Bush ( presidente USA dall’88, nato nel ‘24) , oltre a tanti altri leader mondiali, avevano  tutti ben impressa la memoria della Seconda Guerra Mondiale (ed anche il fallimento della soluzione data alla questione Tedesca dopo la Prima Guerra Mondiale).

Il Militarismo tedesco, la forza della Germania, gli orrori da questi provocati non dovevano più accadere.

Il muro non era ancora caduto (settembre ‘89) ma la Signora, pur essendo di ferro, incominciava a tremare e si mise in moto.

Si viene ora a sapere che mentre stava tornando da Tokio chiese ed ottenne, a poche settimane dal fatidico novembre dell’89, un incontro a Gorbaciov.

Di fronte agli attoniti interlocutori Sovietici la Lady esordì dicendo:

“La riunificazione tedesca porta al cambiamento complessivo dell’ordine e della stabilità mondiale decisi dopo la guerra, per cui NOI NON LA VOGLIAMO!.

Caro Gorbaciov ti chiedo di ignorare tutti i futuri pronunciamenti della NATO che dovessero dire il contrario” (ricorda un po’ l’attuale balletto Nato-Turchia a proposito della questione Curda)

Anche per quanto riguarda la trasformazione democratica delle Repubbliche Popolari dell’Est noi (la NATO) non spingeremo perché questa avvenga.

Comunque sia : No alla riunificazione Tedesca!!”

Qualcuno può ora sorprendersi del suo accanimento antitedesco. In realtà era un sentimento largamente condiviso al tempo: erano veramente cambiati i Tedeschi? l’espansionismo aggressivo non era  forse parte dell’identità nazionale tedesca? ed anche le norme Costituzionali (pacifiste) imposte alla Germania quanto avrebbero retto?

una Germania di nuovo forte, potente e centrale non avrebbe di nuovo cercato di imporre il suo  volere?

La Signora di fronte al drammatico succedersi degli eventi in Dicembre si reca da Mitterand nel disperato tentativo di bloccare quello che a lei pare una possibilità prossima, ovvero la Riunificazione della Germania.

Il Presidente Francese le dice che ormai il genio era uscito dalla bottiglia e con quello bisognava fare i conti. Le propose in funzione anti-tedesca di accelerare l’integrazione Europea. Alla luce degli avvenimenti tutti i cittadini europei, memori delle follie hitleriane e delle 2 guerre mondiali, avrebbero capito la necessità di “Contenere” la riunificazione accelerando l’integrazione Europea. E glielo diceva un Francese che ad ogni elezione deve spendersi sulla “Unicità” della nazione, sulla Grandeur francese, la Force de Frappe ecc ecc .

Propose quindi, come primo approccio al Grande Progetto  la creazione della Moneta Unica ( l’EURO)

La Signora non si convinse:  la Sterlina c’era da quando esisteva l’Inghilterra, l’effige della regina campeggiava sulle monete etc , a lei il mondo andava bene così come era. Era contraria per principio, come ogni buon conservatore, ai grandi progetti.

Tuttavia non pose un netto rifiuto (Tanto è vero che la rinuncia all’ingresso nell’Euro ufficialmente fu la conseguenza diretta dell’uscita dell’Inghilterra dallo SME di li’ a qualche anno). Torna in Inghilterra e, tra gli altri, consulta  l’ala destra del suo Partito, composta da Euroscettici.

L’Euro, le dice uno dei suoi ministri, tale Ridley, “sembra un cavallo di Troia per consegnarsi mani e piedi agli odiati tedeschi . La forza economica della Germania ,, consentirà ai tedeschi di fare con la moneta quello che Hitler non è riuscito a fare con le armi!”.

Il resto è storia…grazie alla disfacimento dell’impero Sovietico tanti altri Geni uscirono dalle bottiglie .

Il Nazionalismo che pareva morto durante la guerra Fredda rialzò la testa.

Il “miracolo Yugoslavia” in pochi anni si sfaldò e vecchi demoni riapparvero in superfice. Lo spettro della guerra tornò in Europa.

Nazionalismi, identità religiose ed etniche che si perdevano nel medioevo riguadagnarono nuova vita. 

Quella preoccupazione dei Conservatori britannici guadagnò consensi popolari. Sbaglierebbe chi crede che dietro il referendum vittorioso dei Brexiters ci sia solo lo  smarrimento dei ceti popolari di fronte all’immigrazione, l’operaio bianco sessantenne abbandonato di fronte alla globalizzazione ecc

Un recente sondaggio prova che un 70% die Brexiters  dice di essere consapevole delle conseguenze economiche negative ma dice anche: “meglio poveri ma liberi”.

Si punta il dito contro Bruxelles per nascondere la paura nei  confronti  della forza tedesca, della sua egemonia. Un asse, per quanto minoritario, tra classi agiate ed alcuni strati popolari ha avuto un peso nelle votazioni. L’Inghilterra ha scelto guardando all’Atlantico ed al suo passato.

La crisi economica del 2008 e l’elezione di Trump hanno fatto il resto.

Si sta mettendo a dura prova l’insieme degli organismi che provvedono alla ‘governance mondiale: Nato, ONU, UE , WTO, l’ Accordo di Parigi sul Clima ecc .

Dall’altra parte, la seconda opzione conseguente alla caduta del muro,  l’EURO, tiene ma a fatica. Non altrettanto si può dire del progetto Mitterandiano di maggiore integrazione politica Europea .

L’unico rimasto a spingere sul progetto e il Presidente Francese. Macron

 La Democrazia Cristiana tedesca e’ molto incerta , spinta come e’ da Destra a contenere un  rinascente nazionalismo .

Il futuro ci dira’ se l’incertezza dara’ spazio a passi  piu’concreti di  integrazione UE ( sempre ammantati  dirigismo alla tedesca ) oppure a piu’ perniciosi ripiegamenti interni .

Le 2 risposte date a quel crollo attendono ancora un approdo certo.

Chi pensa che il rinascente ‘nazionalismo ‘ che alimenta i movimenti di destra , xenofobi e populisti , sia la conseguenza della UE e dell’Euro commette un errore prima di tutto storico. Il ‘nazionalismo’ non era morto, era in sonno . La caduta del Muro lo ha riportato a nuova vita .

L’euro, il libero movimento delle persone, delle merci ecc all’interno della UE sono l’antidoto, l’argine al Nazionalismo. Non ne sono la causa.

Non a caso i nazionalisti di casa nostra si sono resi conto che l’Euro non è (ancora) attaccabile. Cosi come i sovranisti di altri paesi UE si battono, per ora, contro africani ed asiatici (possibilmente di religioni aliene).

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