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A una partita dalla finale

Eravamo rimasti sul 2 a zero, la Virtus in vantaggio dopo le due partite in casa. La Fortitudo in svantaggio dopo le due partite giocate a Trieste.

Giocata la terza partita a Ravenna, la Virtus, dopo un primo tempo di passione (all’intervallo lungo 8 punti di vantaggio per una Ravenna sempre in testa grazie anche alle percentuali da oratorio della V nera), con una seconda frazione orgogliosamente giocata da padroni e con Gentile, Umeh e Ndoja davvero di un’altra categoria, ha staccato il pass per la inaspettata (almeno fino alla conquista della CoppaItalia di categoria, reale punto di presa di coscienza delle proprie potenzialità) finale promozione.

Per le altre due duellanti, Trieste e Fortitudo, sarà  invece necessario attendere l’esito del quinto confronto che si giocherà  stasera a Trieste. Le due partite bolognesi hanno infatti visto la vittoria (invero alquanto fortunosa la seconda) dell’Aquila. Dopo aver vinto comodamente la prima delle due (lasciando ad una sessantina di punti la squadra giuliana e questo rischia di essere il limite più grande dei bolognesi: se l’avversario segna sui 60 punti, la Fortitudo vince, se segna di più, la F perde ed anche in maniera vistosa) nella seconda, passata tutta ad inseguire, è stato necessario un tiro ignorante di Candi alla sirena per vincere e portare la serie alla conclusiva, ineluttabile, quinta partita.

Ora, definire fortunosa la vittoria può sembrare ingeneroso. Ma affidarsi ai tiri disperati da metà campo (fortunati ricordi di altre epoche e ben altri giocatori) sembra allo stesso modo rimpicciolire la portata del successo (a meno che non li si voglia, i tiri ignoranti, farli passare per schemi provati e riproposti in allenamento).

Sia come sia, stasera verso le 22, appena terminato lo spareggio (partita secca, crudele ma bellissima soluzione), avremo il nome di chi sfiderà la Virtus per l’unica (non ci stancheremo mai di criticare l’assurdità del format) promozione prevista.

Al di là  del fatto che in tempi non sospetti abbiamo pronosticato la promossa come quella che avesse vinto la serie Trieste/Fortitudo (questione di fisico, entusiasmo, organico costruito già  dall’estate in previsione di un campionato di vertice rispetto a chi, costruita seguendo la logica di riavvicinare il pubblico, il suo pubblico, alla squadra dopo gli scempi delle ultime stagioni, e poi, solo dopo aver constatato la forza soprattutto mentale dei tanti giovani e l’affidabilità forse inaspettata dei grandi vecchi chiamati a far crescere i primi, superati infortuni, ambienti, difficoltà assortite, riscopertasi, quasi casualmente tra le favorite), proviamo a giocarla sulla carta questa finale.

Un gioco, chiaramente. Ma di gioco, appunto, stiamo scrivendo e quindi suddivideremo i rosters delle squadre in settori (i Mori, i Califfi, I Veterani, i Giovani, gli Altri) e quei settori analizzeremo.

I Mori. La Virtus schiera Umeh e Lawson. Il primo, la guardia, è a volte impalpabile, ma sono molte di più quelle in cui si mostra devastante. E quando serve c’è, e si sente: punti, visione di gioco, difesa. Il centro, Lawson in attacco è spesso immarcabile (punti, percentuali, rimbalzi). Dicono non difenda. Difendesse, sarebbe nell’Europa che conta. La Fortitudo presenta Legion, una guardia, e Knox, un centro. Legion è il tipico giocatore che non ha fatto quello che il fisico avrebbe potuto permettergli: grande tiro, sì, ma anche inspiegabili assenze e latitanze. Certo che, quando gioca come sa e come può, diventa un’arma letale. Knox è un centro di fisico e potenza non disgiunte, però, da ottime capacità  di passatore e tiratore. Anche per lui, la continuità, o meglio la non continuità, costituisce un problema. Trieste invece ha Parks, un’ala grande, e Javonte Green, una guardia/ala. Entrambi appartengono a quella categoria di giocatori che vengono definiti atipici. Entrambi più piccoli di alcuni tra i rispettivi avversari pari ruolo, ma entrambi (più Parks in realtà ) dotati di un atletismo folgorante che consente ampiamente loro di sopperire a presunti limiti strutturali. Concludendo, tra la solidità  dei virtussini, l’estemporaneità dei fortitudini e la fisicità dei triestini, vediamo una leggera predominanza di questi ultimi.

I Califfi. In Virtus, Rosselli e Ndoja. Gente che fino all’anno passato giocava (giocava, non svernava) al piano di sopra. Rosselli si è dimostrato subito il capobranco, pura scienza cestistica dispensata a piene mani. Ndoja, bisognava aspettarlo, il guerriero; adesso è tornato e la sua grinta (belvaggine) in campo all’occorrenza fa il vuoto. In Fortitudo Mancinelli come esperienza, carisma, classe fa il vuoto. Non c’è in tutto il campionato un altro che abbia giocato, e vinto, quello che ha giocato e vinto il capitano biancoblù. Grandissimo giocatore, e grandissimo personaggio. Forse si è un po’ risparmiato durante la stagione (presente Cristiano Ronaldo nel Real?) ma nei playoff, il suo terreno di caccia preferito, è tornato alla grande. Trieste non ha uno di quei giocatori che da soli possono identificare il tifo se si esclude il Cavaliero di cui parleremo in seguito; la sua forza è il gruppo, entusiasta e, all’apparenza, senza nulla da perdere. Senza dubbio, si fanno preferire i virtussini, un mix quasi miracoloso di intelligenza cestistica, fame, classe e sintonia.

Quelli che vengono dal piano di sopra. Per la Virtus, Gentile non si può discutere; lo hanno fatto, lo abbiamo fatto. Le prime partite disastrose, come impatto soprattutto; ma la garra si intuiva, e anche lui, appena ritrovata la forma, ha dato ampia dimostrazione di sicurezza ed affidabilità . La Fortitudo ha aggiunto in corsa Daniele Cinciarini, il più grande e il meno famoso nonché talentuoso dei due fratelli. Che però, come concretezza, solidità  e carisma, per la serie è un vero e proprio crac. Trieste ha aggiunto in corsa Cavaliero, vecchia bandiera fortitudina. Dei tre, forse il meno talentuoso, ma sicuramente quello con il cuore più grande: le partite per lui non sono mai perse e l’esperienza è quella dei grandi giocatori. Sostanziale equilibrio, che però vive di labilissime sfumature.

I Veterani. In Virtus giocano due solidissimi mestieranti come Michelori e Bruttini, grandi e grossi, duri e puri: due cambi che in tante altre franchigie (anche della serie superiore) avrebbero trovato anche più spazio. Trieste presenta due vecchie conoscenze di questi parquet, Pecile e Cittadini. Ai loro tempi, buoni, buonissimi giocatori, specie il play; adesso, poco più che comparse. Per la Kontatto, Gandini, Non sposta, non potrebbe; ma è un ottimo rincalzo. Tutto sommato, non crediamo la serie possa essere spostata da uno qualsiasi di loro.

I Giovani. La covata della Virtus, i Pajola, i Penna, gli Oxilia, i Petrovic hanno davanti all the time in the world. E all’inizio della stagione, prima cioè che si alzasse l’asticella degli obbiettivi, pareva davvero che il loro momento sarebbe arrivato in fretta, già forse da questa stagione. Poi, però, i giochi si sono fatti duri e, si sa, quando i giochi si fanno duri … . Trieste ha Coronica, ottimo play di categoria, ma gli altri paiono un po’ acerbi. Qui, invece, la Fortitudo può schierare alcuni tra i talenti giovani più chiari e testati. I Candi, i Montano, i Ruzzier, i Campogrande, oltre ad essere stati protagonisti gli anni passati in questa squadra o nei rispettivi team di provenienza, hanno trovato un coach che crede nel lavoro sui giovani ed occasioni che in larga parte sono state ben sfruttate. Netto vantaggio Aquila.

Gli Altri. Intendiamo quei giocatori che non sono più giovanissimi, che non sono ancora veterani, ma che contribuiscono a completare i quintetti. Per la Virtus, Spissu, il play titolare, e Spizzichini, il 6° uomo. Due certezze: uno, Spissu, supplendo alle difficoltà fisiche con il fosforo, la maturità, la velocità, l’altro, Spizzichini, miglior difensore della squadra e probabilmente della lega, francobollatore implacabile del miglior attaccante altrui senza disdegnare entrate spaccadifese e buone percentuali al tiro. Trieste in questo settore presenta il centro titolare, DaRos di scuola virtussina. Un altro di quei giocatori non profeti in patria (e stranamente nello stesso ruolo, centro, di BaldiRossi, fino al grave infortunio che gli è occorso, centro titolare della Trento seria candidata al titolo di campione d’Italia). La Fortitudo ha Raucci e Italiano, chiari comprimari cui è difficile pronosticare un peso specifico importante in questa serie finale. Il tutto, per un vantaggio, netto, Virtus.

Concludendo, visto che di pronostici si era parlato, in un’ipotetica scalata alla promozione, vediamo Trieste, Virtus e Fortitudo in quest’ordine. E per favore, non prendeteci in giro per questo pronostico: solo chi non si espone non può essere smentito.

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