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Adeguati, la nuova avventura di Marretti

Un approdo felice per chi, in questa estate di fuoco, non transumerà in compagnia della pazza folla, è in via di Roncrio 30. Lì, subito dopo LaFontanina/IlRuvido (salendo da SanMamolo sulla sinistra) e immediatamente dopo la casa di cura Villalba (questa sulla destra, sempre salendo) c’era una volta, negli anni ‘70, e chi è d’antan come il sottoscritto la ricorderà, “La Taverna della Scimmia”, diventata nel tempo prima pizzeria (“La Scimmia”) e poi, in tempi più recenti, anche se si parla sempre di una decina o più d’anni fa, “Trattoria Antica Grotta”.

Qui, negli spazi del giardino d’allora, tavolini abbarbicati al fianco della collina, file di lampadine dalla calda luce bianca nascoste tra i rami fronzuti, c’è l’ultima (ma solo in ordine cronologico) invenzione di Cesare Marretti. A chi si chiedesse (ma a Bologna è praticamente impossibile esista una persona così) chi è Cesare Marretti, basterà, oltre ricordare le comparsate in innumeri talkshow su cibo, rispondere l’inventore della formula “10/20” che, inaugurata con successo svariati anni fa in Piazza Aldrovandi, prevedeva due sole fasce di prezzo, appunto o 10 o 20 euro, qualunque cosa si mangiasse tra quelle esposte in menù. Spiego: non di un antesignano all you can eat si trattava. Bensì, si poteva scegliere tra mangiare un unico piatto completo, carne o pesce più contorno e acqua (a 10 euro) o due (a 20). E visto che la cosa che sicuramente non si può criticare di Cesare sono le porzioni …

Le cose, e la formula, nel tempo, e nel susseguirsi di esperienze, proposte, tentativi (ricordo alla rinfusa il ristorante di via Senza Nome nei locali della medesima, stravolta osteria e il golf club di Castenaso, la griglia in Montagnola di un paio di estati fa e il ristorante dell’Espressohotel Bologna Centrale di viale Masini 4 o ancora “È cucina”, il ristorante in via Leopardi attuale sede del vulcanico chef, ma di qualcuna di sicuro mi scordo) si è affinata pur mantenendosi sostanzialmente simile. Così, in questo “Adeguati”, questa ennesima riproposizione, il format prevede la possibilità di scegliere tra uno dei sostanziosi piatti unici (che possono essere di pesce o carne o vegetariano: crudi, ceviche di polpo o orata, catalana di gamberi, carpaccio di manzo o tartare di tonno, carne e pesce alla brace, orata, agnello, filetto di manzo, branzino, maialino o pizze con lievito madre di farine di grani antichi che, curiosamente e difformemente dal solito, hanno prezzi variabili l’uno dall’altro) o in una sorpresa dello chef, sorta di degustazione guidata che prevede 4/5 assaggi, sempre seguendo la linea pesce o carne o vegetariana, scelti di volta in volta dallo chef. Detto, doverosamente, che Marretti non sempre è presente e che comunque quando c’è lui si mangia meglio, una considerazione si impone. La composizione dei piatti, prevede l’accompagnamento di un corposo contorno di verdure e frutta. Ogni piatto, cioè, prevede una base di verdure (zucchine e melanzane) e frutta (melone, cocomero e ananas) sulla quale viene composto il piatto effettivamente scelto. E se non c’è nulla di strano nel mangiare una (molto buona, direi) ceviche di polpo o orata che, di suo, la frutta e la verdura la prevede, potrebbe stranire l’inavvertito commensale (il ragazzo seduto nel tavolo dietro di me, ad esempio) trovarsi delle costoline di agnello o un filetto di manzo, come pure una catalana di gamberi (abbondante e per me divertente anche se colpevolmente carente di cipolla) adagiate sulla solita base di verdure cotte e frutta fresca (diverso il discorso Sorpresa dello chef: portato al tavolo a fianco, pareva un normale susseguirsi di piatti accompagnati sì dalle immancabili verdure e frutte ma servite separate dal resto). Inutile, però, lamentarsi; la proposta dei vari format marrettiani, 10/20 prima, È Cucina ora, è da sempre la medesima compreso il servizio sbrigativo ma indispensabilmente informale quando si tratti coi grandi numeri. Quindi, prendere o lasciare. Per me, considerata la location (suggestiva, fresca, diversa, divertente con l’illuminazione marinara, le seggioline di diversi colori, il meltingpot del personale giovane e indaffaratissimo), i vini proposti (che verranno elencati a voce e prevedono tra le scelte a bottiglia anche Jermann tra i fermi e Mosnel tra i franciacorta e tra gli sbicchierati un FranzHaas niente male), i prezzi onesti, cosa rara a Bologna soprattutto se in rapporto alla situazione e la voglia di provare qualcosa di diverso dal solito, è sicuramente prendere. Poi, ognuno è libero di apprezzare o meno; importante è che sappia cosa troverà.

La prenotazione, come si può immaginare per quello che è uno dei luoghi più freschi della città (l’altra sera non dico ci volesse un maglioncino, ma insomma…) e che rimarrà aperto fino al 31 agosto, è vivamente consigliabile allo 0512759969 o al 3488402559 tenendo presente che se anche gli orari ufficiali prevederebbero l’apertura dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 24 e il sabato e la domenica dalle 12 alle 16 e dalle 18 alle 24, il consiglio è quello di comunque non avventurarsi prima delle 19.

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