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Affluenza e influenza

Tante ragioni per il “no”, una per il “sì”

Sì. No. Mah. La risposta che verrebbe più naturale è la terza, ma sulla scheda l’opzione non c’è. O meglio, il “mah”, espressione di incertezza, dubbio e anche di rassegnazione, di fatto si concretizza standosene a casa il 20 e 21 settembre. E molti lo faranno dando un altro colpetto alle istituzioni democratiche e, concretamente, contribuendo a rafforzare l’idea che “tanto sono tutti uguali”, “tanto non cambia mai nulla”, “tanto i cittadini non contano nulla”. Domenica e lunedì infatti conterà molto l’affluenza. Nelle regioni dove si rinnova anche il Consiglio regionale sarà sufficiente, nei Comuni dove si vota lo stesso, nel resto d’Italia sarà dura. Anche l’influenza, intesa come lo spettro del Covid, farà la sua parte. Ancora di più lo farà l’influenza di questo voto sullo scenario politico: Governo, maggioranza, Pd, Cinque stelle per arrivare fino al candidato/a sindaco di Bologna. Il bello del voto, di qualsiasi voto, in Italia è questo. Non si vota mai solo per l’oggetto che sta scritto sulla scheda. C’è sempre un doppio, triplo significato della nostra crocetta .

Stavolta più che mai. Col “no” si indebolisce Conte, Zingaretti, il Pd, l’alleanza giallo-rossa. E’ la lettura più semplice e più gettonata. E’ una preoccupazione vera, ma per il Governo e per il Pd i guai arriveranno dai risultati delle Regionali. Una eventuale vittoria del “no” verrà assorbita perchè in fondo sarebbe la rivincita dei cittadini praticamente contro l’indicazione di tutti i partiti. Una debacle alle Regionali, il famoso sette a zero, ma anche la sconfitta in Toscana, quelle sì che farebbero tremare l’alleanza giallo-rossa. Sgombrato il campo da secondi e terzi fini, il voto “no” è un messaggio forte e preciso: crediamo in una democrazia rappresentativa, crediamo nella Costituzione, crediamo che i partiti siano un perno fondamentale della democrazia. Crediamo che i partiti debbano cambiare dentro, non fuori. Cioè, un “no” al lifting grillino, cioè no a tagliare un po’ di posti per poi continuare come prima. Un “no” alla demagogia di un partito che ha cavalcato l’onda della delegittimazione della politica.  

Tra i tanti motivi per dire “no” ne aggiungiamo due molto semplici, quasi banali. Senza scomodare la Costituzione, la Democrazia, il Governo. Un “no” come una piccola-grande lezione dei cittadini ai partiti, ma soprattutto alla sinistra, quella che ci sta a cuore. Smettete di fare gli ipocriti, smettete di far finta di lisciare il pelo all’opinione pubblica senza mai affrontare il problema del vostro funzionamento, della vostra democrazia interna, smettete voi di fare la casta e non raccontateci che basta ridurla numericamente, smettete di raccontarci che il risparmio sarebbe lo stipendio di 300 parlamentari. Il secondo è un “no” d’istinto, una lezione per i Cinque Stelle. In questo anno di governo con la sinistra avete detto sempre e solo “no”. No alla cancellazione dei decreti sicurezza, no al Mes, no all’alleanza con la sinistra alle regionali quasi ovunque. No addirittura in Regioni che saranno regalate alla destra. Adesso allora beccatevi il mio “no”.

Non si può però chiudere senza lasciare il beneficio del dubbio. Anche il voto “sì” ha tante ragioni. E i sostenitori le hanno spiegate più o meno bene e in modo più o meno convincente. Anche qui, banalmente e a proposito di influenze, aggiungiamo una ragione in più. Anzi tante. Voto “sì” perché altrimenti: Calenda, Renzi, Saviano, Meloni, Sallusti, Gori e la sua giunta, Molinari, Draghi, Repubblica, Salvini, Orfini, Bonaccini…

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