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“Al chiaro di luna” della pittura

Come nella vita, anche nell’arte ci sono personalità fragorose che al loro apparire sono in grado di polarizzare l’attenzione e condensare nella loro opera  la natura di un periodo storico. Juan Mirò, Salvador Dalì, per citare due artisti presenti attualmente a Bologna con mostre molto pubblicizzate,  ne sono esempio.

Se il vostro palato si è già saziato di emozioni forti o se avete voglia di accostarvi ad una pittura appartata ma non per questo meno significativa e gradevole, la mostra di Giovanni Romagnoli a casa Saraceni, è perfetta per voi.

Faentino, classe 1893, Romagnoli nel 1906 arrivò a Bologna per iscriversi all’Accademia di Belle Arti diventando  allievo, fra gli altri, di Augusto Majani.

Il gruppo di artisti di cui si trovò a far parte contava tra gli altri Giorgio Morandi, Carlo Corsi, Guglielmo Pizzirani, Severo Pozzati,  pittori che a partire dall’insegnamento accademico sperimentarono strade diverse quasi tutti allontanandosi dalle polemiche furenti delle Avanguardie del Novecento per approdare a ricerche artistiche nel solco di una tradizione alla quale apportare opportuni tradimenti.

Romagnoli realizzò una pittura intimista, quietamente borghese senza essere stucchevole, utilizzando per lo più una tavolozza dai toni alti, privilegiando la rappresentazione di figure in un interno, quasi sempre ritratte in posizioni di riposo, di abbandono.

Mi piacciono le trine, i veli, le cose un poco scolorite dal tempo, il nudo di giovane donna, i fiori, e mi piace indugiare in queste preferenze oggi proprio nel tempo della pittura di violenza e di forza, nel tempo dell’urlo, dell’acciaio e della macchina“, in questa dichiarazione del pittore è tutta la forza della sua poetica intimista. Non crediate però che la pittura di Romagnoli riverberi sentimenti quasi gozzaniani, al contrario è una ricerca viva che a partire da Renoir, Vuillard e Bonnard conquista un linguaggio autonomo, sorretto da una grande capacità pittorica.

All’inizio degli anni Venti arrivarono a Romagnoli i riconoscimenti di pubblico e critica, fino a vincere, nel 1924, il secondo posto alla XXIII mostra del premio Carnegie al Carnegie Institute di Pittsburgh, negli Stati Uniti. Anno nodale per  Romagnoli, il 1924. E’ in quell’anno che incontra Zoraide Domenichini, la modella che per tutta la vita incarnerà il suo ideale pittorico di donna dal corpo morbido, burroso, la pelle lattescente, capelli e occhi bruni. Una bellezza romagnola anzi faentina che anche nella mostra presso casa Saraceni, dove sono esposte una parte delle 159 opere che la famiglia Romagnoli donò alla Fondazione Cassa di Risparmio alla morte dell’artista nel 1976, la figura di Zoraide spicca luminosa; basti il dipinto che da il titolo alla mostra “Notturno al chiaro di luna” dove la modella è sdraiata, il corpo luminoso che assorbe i raggi della luna che al di là della finestra splende quieta. Accanto al canapè dove giace la giovane donna, un violoncellista assorto, suona un pezzo forse malinconico e leggero al tempo stesso, quella leggerezza intensa, senza mai essere cupa che ogni dipinto di Romagnoli ci trasmette.

 

“Al chiaro di luna” di Giovanni Romagnoli (1893-1976)

Dipinti e disegni della Fondazione Carsibo

A cura di Angelo mazza

12 aprile – 4 giugno 2017

Casa Saracenni, via Farini, 15 – Bologna

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