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Al Risanamento

Prendiamola così, sul dantesco. Per arrivare a quel paradiso per bevitori del buon vino che è “Al Risanamento” (un nome un proponimento) qui in via Zamboni 57, scendendo verso la porta subito dopo Piazza Puntoni e l’incrocio con De’Rolandis, nei locali che una volta erano della cartotecnica Pitagora, bisogna attraversare l’inferno di Piazza Verdi.

Intendiamoci. Ben lungi dall’apparentarmi ai professionisti del facile lamento, sia esso dovuto a diatribe e polemiche su tornelli et similaria, la mia è la semplice constatazione di chi quella piazza, e i suoi dintorni, bene o male, la vive dalla metà dei ’70. Prima l’universitá (lettere) infine il lavoro (Teatro Comunale). In mezzo anche il militare (ma andiamo con ordine). E comunque, durante queste situazioni, amici e fidanzatine. Gli amici: Peppe e Franco stavano in De’Rolandis proprio all’incrocio con Zamboni di fianco al bar Floriano, le sorelle altoatesine in Petroni praticamente sopra l’enoteca Calzolari (altro bel posto per e da bere, peccato chiuda presto la sera e il nostro tirar tardi diventi pura utopia), Sandro abitava all’inizio di SanVitale, appena voltato l’angolo di Petroni verso la porta, uno dei primi due numeri, il 58 o il 60. Poi c’erano le fidanzatine. Credo di essere uno dei pochi a essere partito a milite che stavo con una ragazza (che abitava al 26 di BelleArti) ed essere tornato (vabbè, l’ho fatto a Bologna, e anche se nessuno ci crede fu solo un gran botta di … fortuna, ma comunque si dice sempre lo stesso così, tornare da militare) stando con un’altra che abitava in SanVitale (al piano terra del 58 o del 60, ed ecco perché mi confondo con il numero dell’amico Sandro detto il “cancellino”). Come sia, comunque, la zona l’ho, l’abbiamo, sempre frequentata. Da che mi ricordi il giornale l’ho comprato all’Edicola del Comunale (ora chiusa) in Zamboni; il primo bar frequentato da professionista è stato il “Bar di Legno” di fianco all’edicola (chiuso anch’esso); i primi apertivi, mischioni rossi dalla formula segreta, non potevano che essere dai “Pierini” (all’angolo BelleArti/Moline; qui hanno tirato giù la casa, adesso c’è un palazzotto moderno senza sugo). Certo. Ci sono stati anni belli (in  piazza ho conosciuto una ragazza di Venezia dai capelli biondi, e molti altri ne ho conosciuti, che la vivevano la piazza, e che adesso sono andati alcuni per età, alcuni perché già dottori … ). E ci sono stati anni bui (abbiamo visto i blindati invadere la zona; abbiamo vissuto le assemblee con strani personaggi venuti da fuori, da fuori città e da fuori facoltà, a farla da padroni; sapevamo dove andare a recuperare le biciclette che ci rubavano, ma non era un bell’andare; e abbiamo visto la Piazza diventare il coagulo di punkabbestia e tossici e spacciatori. Gli anni di adesso, però, sono un’altra cosa. Adesso la piazza, la zona, è una terra di nessuno, solo gente che si stona ed ogni motivo, ogni pretesto, ogni modo, è buuuono. Per bere. Picchiarsi a bottigliate in faccia e picchiare in cinque contro uno. Per fare casino, rubare e spacciare. Senza che nessuno intervenga. Senza che nessuno, di quelli che potrebbero, abbia voglia di recuperare la situazione.

Noi, però, che amiamo tirar tardi, in qualche modo superiamo l’impasse e arriviamo al “Risanamento”. Che è il miglior posto, davvero, dove si può bere vino, ottimo, in un ambiente accogliente, caldo, intimo. Il merito, come sempre quando si trovano situazioni come queste, è del patron, Francesco Barsotti. Sommelier discreto e preparato, distributore di vini conosciuto e ricercato, importatore, anche, curioso ed apprezzato, dopo anni di esperienze diverse (anche animatore con il fratello Lorenzo del mai abbastanza rimpianto ristorante “Barsotti” di Marzabotto) ha deciso di aprire un posto tutto suo dove poter soddisfare appieno la sua più che decennale passione creando un locale in cui è bello essere ricevuti come a casa di un amico, un amico vero e sincero che, in più, può proporti grandi assaggi. Al “Risanamento”, infatti (chiuso la domenica a meno di eventi particolari ed aperto dalle 11 alle 23 tutti giorni tranne il venerdì ed il sabato quando la chiusura preventivata sarebbe alle 24, ma si sa come vanno le cose quando si beve bene in buona compagnia) è possibile assaggiare, sia a pranzo che a cena, trippa e ribollita, salumi toscani e jamon serrano, foie gras e alici del Cantabrico, ostriche e lasagne e parecchio altro. Il tutto, naturalmente, accompagnato da una delle oltre mille (letto bene, sono proprio oltre 1.000) etichette diverse (con una grande attenzione riservata ai vini francesi, quelli veri, non quelli così facili da trovare in altri posti). Che altro dire per invogliare a tirar tardi se non prosit?

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