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Un’altalena. i risultati che le due formazioni maggiori di BasketCity ottengono settimanalmente, sembrano essere dettati dall’andamento ondivago e casuale di un’altalena cui nessuno riesca, o sappia, regolare.

La settimana prima perde malissimo la Virtus a Cantù e la Fortitudo vince, male e di fortuna, con Forlì in casa. La settimana dopo, vince, malino la Virtus con Torino e perde, malissimo a dir poco, La Fortitudo a Montegranaro.

Fatta la tara delle rispettive competitor, la derelitta Cantù senza stipendi, la Forlì comprimaria annunciata, la Torino improponibile seconda in campionato o la Montegranaro del doppio ex Amoroso (che servirebbe eccome, sia all’una come all’altra), resta forte il dubbio che entrambe non siano da corsa, o almeno non così da corsa come ci si era illusi ad inizio campionato.

 Ma se per la Virtus l’entusiasmo di una serie cadetta vinta, anzi stravinta, alla grande e non da favorita annunciata (tutt’altro), ha in qualche modo giustamente comportato un’euforia supportata da una campagna acquisti tutta grandi nomi, per la Fortitudo gli squilli di facile ed inevitabile vittoria finale lanciati a più voci da una dirigenza inadeguata (per non dire inesistente) ed un coach troppo, troppo, loquace, hanno contribuito allo stato attuale delle cose, creando, cioè, una discrasia tra la squadra, le sue possibilità reali, e le aspettative surmontate della tifoseria.

Tecnicamente, giusto per semplificare, non sembra che coach Boniciolli (si parla della F ex scudata) sia il miglior viatico per gestire una squadra formata da 12 (dodici) elementi più o meno dello stesso, abbastanza scarso, livello. E a nulla valgono le lamentele postume sull’aver dovuto rinunciare a giocatori tipo Italiano e Bryan perché numericamente eccedenti quando in campo hai comunque potuto mandare atleti di pari valore (ripetiamo, assai scarso come d’altronde le carriere degli stessi Italiano e Bryan stanno a dimostrare) soprattutto contando che l’addizione del miglior, incontrovertibilmente, giocatore di Lega2, il Rosselli transfuga dai cugini bianconeri, non sembra finora aver apportato quelle migliorie necessarie e da tutti attese.

Non meglio le cose, e le considerazioni, sull’altra sponda. E se pure una critica prezzolata lauda le scelte della società e di coach Ramagli, magnificando la ormai raggiunta lunghezza e completezza della rosa, non ci stancheremo mai di ricordare come, numericamente, la Vnera era formata da 9 giocatori 9 che tali sono rimasti dopo il rimpasto che ha visto l’uscita di capitan Rosselli e l’ingresso di BaldiRossi. Qualcosa ancora manca all’amalgama della squadra. Un qualcosa, l’amalgama appunto, che non si può comprare al mercato come invece credeva il mai abbastanza compianto presidente ascolano Rozzi, ma che bisogna costruire, provandola lungamente, in palestra. La ritrovata serenità e disponibilità di Alessandro Gentile così come la crescita in regia del fratello Stefano sembrano essere di buon auspicio. Ma la grande, vera crescita, della squadra parrebbe poter dipendere dal finalmente tentato impiego di Lawson nel ruolo di 4. Tutti, credo, ne eravamo convinti. Speriamo che dopo domenica lo sia anche coach Ramagli.

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