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Aperitivo fusion? Al Mercato c’è la risposta

Al centro del Mercato delle Erbe, quello di via Ugo Bassi per intenderci, c’è un locale che si differenzia assolutamente da tutti gli altri della zona (e a dir la verità, da qualunque altro in città).

Entrando dall’ingresso monumentale di via Belvedere, sul muro di sinistra, tra la macelleria equina di Stefano Cossarini (“Il gusto del benessere”) e la salsamenteria “I Tipici” (prelibatezze sott’olio e sotto aceto, mille tipi di olive, barattoli di golosissime conserve e preparazioni gourmet), con ottima probabilità la più fornita di Bologna, c’è infatti “Maichan DimSum” una rosticceria/takeaway cinese. Attenzione, però. Definirla così non rende esattamente cosa sia Maichan (una parola sul nome, prima. In cinese, il dim sum sono quelle piccole preparazioni, una specie di finger food per intendersi, che vengono consumati preferibilmente i giorni di festa o come merenda, e non specificamente come pranzo principale: una sorta di tapas all’orientale, insomma. Maichan, invece, è una specie di acronimo giocato sul nome della titolare, italianizzato in Cinzia, che sarebbe Yuet Mei Chan dove Chan è il cognome, quello che noi intendiamo come, mentre Mei è il nome e Yuet è quello che potremmo definire un suffisso, sul tipo del nostro GianMaria; a questo punto, unendo nome e cognome si avrebbe MeiChan ma visto che suonava meglio MaiChan  …). Infatti non si tratta esattamente né di una rosticceria, né tantomeno di un takeaway, almeno non del tipo di quelli cui siamo abituati: la cifra distintiva del “Maichan”, infatti, è una cucina fusion, ma non una cucina fusion così chiamata tanto per dire, una vera e propria cucina fusion, una cucina fusion reale e ghiotta, vera ed inconfondibile.

Ma andiamo con ordine e, raccontando, riusciremo a spiegare. Bisogna però partire da lontano; la titolare, Cinzia, è l’erede di una dinastia antica di ristoratori, quella che creò, gestendolo nel tempo, uno dei primi e dei più gourmet ristoranti cinesi di Bologna, il “Fior di Ming” di via Morgagni. Buona scuola non mente e Cinzia, dopo varie avventure in altre direzioni (non ultima, è cotitolare con la sorella Sonia di una ben avviata agenzia viaggi in zona bolognina), ha pensato bene di riprendere la tradizione di famiglia, ma, appunto, adattandola e rendendola più vicina ai gusti e alle abitudini italiane (e bolognesi in particolare) inventando una propria via ad una innovativa cucina fusion.

Rifacendosi infatti alle tradizioni della sua terra d’origine (Cinzia è infatti nata, anche se è partita subito dopo, nella zona cantonese di HongKong) ha avuto un’idea, a pensarci adesso, geniale, coraggiosa ed innovativa: unire la tradizione della cucina cantonese a quella bolognese. E cosa c’è di più tipico, nella cucina cinese dei ravioli? E cosa, in quella bolognese, della pasta fatta in casa? Così, unendo le due tipicità, ed affidandosi ad un collaudato laboratorio di sfogline, ecco pronti i ravioli cinesi racchiusi da una sfoglia fatta in casa.

Naturalmente, se la cosa fosse rimasta fine a se stessa (giusto per dire “… guarda che cosa diversa …”, senza tener conto della qualità e del gusto), l’idea non avrebbe avuto il successo che invece l’accompagna fin dall’apertura (ormai sono tre anni). Il procedimento, infatti, ben lungi dal far perdere ai ravioli il loro gusto tipico (anche se, obbiettivamente, di umami, il 5° gusto che si accompagna ai più classici dolce, salato, amaro e aspro, bisogna scordarsi), li ha senz’altro alleggeriti di grassi e glutammato contribuendo così a creare un prodotto di qualità del tutto diverso da qualunque altro sia possibile assaggiare in città.

Naturalmente, il bel bancone moderno ed invitante non offre solo ravioli (sia alla piastra che al vapore, di carne o di pesce o di verdure), ma anche bao bun, nem sia di carne che di verdure, polpette al satay, gyoza, mantou, shiu mai, dumpling oltre agli immancabili involtini e spaghetti e gnocchi di riso.

Visto però che, generalmente, parliamo di locali in cui tirare tardi amabilmente accompagnati da un buon bicchiere, non si può tacere del fatto che il “Maichan” propone ottime birre giapponesi (Kirin)e thailandesi (Singha), italiane (Poretti e Menabrea) nonché quelle artigianali di Zimella e una discreta scelta di vini, soprattutto bianchi, tra i quali spiccano quelli della cantina Manicardi di Castevetro che potranno egregiamente accompagnare i sapori esotici del vicino oriente (più vicino di così: una cucina tradizionalmente cinese realizzata con il lavoro delle nostre sfogline …) seduti in uno dei piccoli tavolini che spunteranno come per incanto al momento del bisogno lungo le corsie che dividono i chioschi di frutta e verdura ancora presenti all’interno della vecchia e fascinosa struttura, escamotage questo che contribuisce senza dubbio  a creare un’atmosfera dichiaratamente barcellonese.

Si capisce quindi come sia altamente consigliabile gustare un goloso aperitivo o anche una cena veloce e diversa potendo profittare dell’apertura garantita almeno fino alla mezzanotte. E visto che di fusion si parlava, non stupitevi se a servirvi specialità orientali sarà Daniel, il marito keniano della vulcanica Cinzia …

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