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Aperitivo in terrazza

Il più grande e famoso barman italiano, Mauro Lotti (da cui ebbi l’onore di essere ringraziato durante una serata di degustazione/presentazione del gin Plymouth quando, in una platea di gallonati Aibes fui l’unico a riconoscere quale fosse, tra cinque possibilità, il gin a 47 gradi), lavorò a lungo al bar del GrandHotel di Roma contribuendo a farlo diventare, negli anni della DolceVita, il crocevia dell’internazionalismo elegante e lussuoso. Attori, capi di stato, artisti, intellettuali, politici: tutti passavano da Roma, tutti si fermavano al GrandHotel,  tutti bevevano le creazioni di Mauro Lotti. Non a caso parliamo di creazioni; fu lì, infatti, dietro il bancone del bar, durante quel momento della giornata che  lui definiva così “… il sole tramonta e comincia l’ora viola dei desideri …”, che inventò la sua creazione forse più glamourous e celeberrima, gli “Occhi di Soraya” dedicato, nomen omen, alla principessa ripudiata dello Scià di Persia Reza Pahlavi che si narra vorace bevitrice di vodka (il nome con cui tutti lo conoscono, questo cocktail predinner, è infatti VodkaImperiale).

Altri tempi, altri hotel, altre abitudini. Per non parlare delle grandi città internazionali, dove darsi appuntamento, trovarsi, incontrarsi nella hall dei grandi alberghi per poi recarsi nei bar degli stessi, era la prassi, un’abitudine ed una necessità di casta, di ruolo, di appartenenza (ricorderete gli appuntamenti tra Benjamin Braddock e Mrs.Robinson ne “Il laureato” che si tenevano, per l’appunto nel bar lussuoso, frequentato e perciò anonimo della città statunitense dove abitavano).

Anche in Italia, almeno nelle grandi città cosmopolite, Milano e Roma, Napoli e Torino in primis, negli anni ’60 era normale incontrarsi per l’aperitivo nei bar dei grandi alberghi. Poi, la consuetudine pian piano scomparve o quantomeno scemò. A Bologna, però, il ritrovarsi nei bar degli alberghi non è mai stata un’abitudine, quantomeno, non un’abitudine comune (c’erano le osterie, c’erano le birrerie aperte tutta notte, c’era il gran buffet della stazione). Nel corso degli anni, però, anche a Bologna si è provato ad aprire all’esterno quel luogo chiuso per definizione che è l’hotel ai non ospiti. Così, qualche tempo fa si poteva bere un ottimo Martini (agitato, non mixato, che altro) accompagnato da un impeccabile servizio allo StarHotelExcelsior proprio davanti alla stazione. Elegantissimo, ampi spazi, bel bancone con alti e comodi sgabelli, divanetti e poltroncine accoglienti e, appunto, un ottimo servizio. Il problema era che, per poterne godere, si sarebbe dovuti essere ospiti dell’albergo. Un paio di volte riuscì ad intrufolarmi grazie alla classica borsa da lavoro (ed alla prontezza, al momento della richiesta del numero della camera, che mi fece dire che avrei preferito pagare in contanti visto che non mi sarebbe stato possibile inserire in nota spese gli extra tipo il bar). Tutto andò bene finché,  alla terza o quarta visita, il concierge mi fermò sulla porta facendomi presente gentilmente come quella, naturalmente, sarebbe stata l’ultima volta che avrei potuto godere dei servizi dell’hotel.

Anni sono passati ed ora il bar dello StarHotel non è più quello, non è più nulla. Altri però si sono sostituiti ad esso (uno dei più belli, però piccolo, però interno) è quello dell’ex Baglioni (ora GrandHotelMajestic) in via Indipendenza. Visto però che siamo ormai in estate, come non consigliare la inaspettata terrazza dell’HotelSanDonato (catena BestWestern) in via Zamboni.

È proprio all’inizio, la bella facciata si affaccia sulla piazzetta della chiesa SanDonato e se si guarda in alto, sopra il torresotto che una volta era la porta di immissione al ghetto, si vedranno dei lampioncini e la punta di alcuni ombrelloni bianchi. Quella è la terrazza del secondo piano (ma ce n’è un’altra al quarto). Basterà entrare, dalle 18,30 alle 22, dichiarare alla reception di volersi recare a prendere un aperitivo al bar, salire con l’ascensore al secondo piano e si sarà arrivati. La location è strepitosa, incastrata com’è tra i tetti e le altane e le torri mozze di questa Bologna che, all’ora dell’aperitivo, si tingerà di rosso secondo un’antica tradizione. Qui si potrà ordinare il proprio aperitivo (lo confessiamo, si beve meglio, molto meglio altrove; però è davvero da apprezzare l’intenzione, la gentilezza e la possibilità di essere in un luogo unico) e scegliere, magari, di sorseggiarlo sulla terrazza al quarto piano, molto meno curata (si tratta in pratica di un enorme lastrico solare sul tetto più alto della costruzione) che però offre davvero una vista mozzafiato a 360° sul centro di Bologna e, per una spesa di 9 euro che comprende una delle bibite normalmente offerte in altri locali ai turisti ed abbondanti stuzzichini secchi, davvero non è possibile trovare una situazione più intrigante. E se una volta scesi dopo aver beato la vista ci si vorrà rifare anche la bocca, i locali dove bere bene nelle vicinanze non mancheranno (Santo Stefano e i nuovi Agricola&Vitale e CameraConVista è a un centinaio di passi).

 

 

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