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“Bar à vin”: una piccola, piccolissima enclave transalpina nel centro di Bologna.

Lontani dalla pazza folla. Mantenersi lontani da. Fuggire la. Evitare ogni situazione che potrebbe portare all’intruppamento nella. Ritardare il più possibile l’inevitabile rientro nella.

Tutte idee, consigli, proponimenti che forse possono aiutare a vivere al meglio questo affollato, affastellato, affliggente ritorno alla normalità post-vacanziera. Visto che però bere bisogna, e col bere mantenere anzi riallacciare i rapporti sociali, forse un buon consiglio per non farsi travolgere dal solito, sfinente nightclubbing, può essere quello di scegliere con cura locali un po’ appartati ma non avvilenti, riservati ma non desolati senza per questo rinunciare alla qualità ed alla piacevolezza di un ottimo bicchiere o un buon piatto in compagnia. A questo punto, se cioè vorrete seguire quanto sopra suggerito, un buono, anzi ottimo consiglio è il “Bar à vin” di via Nazario Sauro 10/B, una piccola, piccolissima enclave transalpina nel centro di Bologna. Più Provenza che Parigi, però (anche se alcuni bistrot come questo a saperli cercare lontani dalle rotte dei turisti mordi e fuggi, si possono ancora trovare anche nella caotica ville lumière). Le luci sono soffuse, ma non basse; i tavolini, ben distanziati, elegantemente tovagliati; il bancone (ineludibile fulcro d’interesse per noi, vecchi biassanot) è giustamente accogliente; anche il piccolo dehors, in uso fino a quando la stagione lo consentirà, offre comode sedute e piacevole frescura. E, poi, aspetto fondamentale, come in tutti i bistrot che si rispettino, e come d’altronde suggerisce anche la lavagnetta all’ingresso del locale (“… tante buone cose per una deliziosa cenetta in stile bistrot …”) Champagne (V.vePellettier), vini francesi (Sancerre, Chablis, Pouilly fumé, Sauvignon de Bordeaux, Sylvaner d’Alsace, Muscadet de la Loire, Bordeaux rouge, Côtes du Rhônes, Saint Emilion, Pinot Noire de Bourgougne), piccole delicatezze tra cui spiccano paté, chevre e viandes froides e naturalmente, per finire, Cognac, Armagnac e Calvados. A differenza di altri farlocchi bistrot similfrancesi purtroppo esistenti in città, qui la qualità e la genuina francesità dei prodotti, è garantita. Garantita dalla serietà e passione di chi, venti anni fa esatti esatti, apriva il primo bistrot francese a Bologna. Sto parlando di Angelo, il proprietario (uomo dalla ospitalità squisita, cordialità prorompente e una vita variegata e fortemente improntata all’amore per la France che, tempi della clientela permettendo, potrebbe fermarsi a raccontarvi), e dell’indimenticato Au Coq Qui Rit ristorante francese all’83 di via Fondazza dalla formula indovinata e dall’indimenticata séduction, vero e proprio progenitore di questo nuovo “Bar à vin” che troverete aperto dal martedì alla domenica (il giorno di chiusura è il lunedì). Ricordando che l’apertura è prevista dalle 18 all’1 di notte, noto con piacere come sia un orario più che consono al nostro tirare tardi. Bon appétit.

 

 

Stefano Righini

 

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