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“BarMercato”: ovvero “bere bene in buona compagnia”

Capita. Le cose che più ti sono care sono dentro di te, le porti sempre con te e non ti viene in mente di parlarne, decantarle, suggerirle. È normale, capita con i libri, i film, la musica, con i luoghi della tua infanzia, con quelli delle prime vacanze solo con gli amici (e le amiche). E capita con i locali che frequenti e che sono talmente importanti per te che ti pare impossibile che altri non li conoscano e li apprezzino come, invece, accade a te.

Così nell’elenco dei locali da non perdere nel nostro girovagante nightclubbing, finora non ho mai citato il BarMercato di via Belvedere, proprio davanti l’entrata posteriore (se si considera quella di via UgoBassi come la principale, del Mercato delle Erbe. Locale culto di una zona in breve tempo inventata (e proprio per la perseveranza dei suoi gestori) come votata ad una movida intelligente e non caciarona, anche se in questi ultimi tempi per insipienza dell’amministrazione comunale, condivisa dalla mancanza di prospettive e progettualità da parte del CdA del mercato stesso (ma sono stati tempi di cambiamenti strutturali, speriamo nel nuovo corso) l’allure della zona un po’ ne ha risentito (bisogna però ringraziare quegli imprenditori che continuano ad investire, vedi la recente inaugurazione del bellissimo Bizzare cocktail bar per eccellenza di cui, presto, avrete notizie più precise), il BarMercato è il vero e proprio punto d’incontro storico di chi ama bere bene in buona, se non ottima, compagnia. Da sempre, ritrovo e rifugio di professionisti e studenti, professori ed artigiani, operatori del vicino mercato e semplici appassionati e sfaccendati, regala, e non importa se gli anni passano e i frequentatori si succedono, un’atmosfera da vecchia osteria quasi di paese, quelle osterie che hanno vissuto la storia, con quell’arredo datato ma di vera ed incomparabile eleganza donata dagli anni passarti e dai tanti frequentatori che, in questo posto per certi versi magico, hanno lasciato qualcosa di sé, quasi fosse possibile che queste vecchie mura abbiano assorbito lo spirito, la personalità, le risate e le discussioni di chi, e sono tanti, tantissimi, hanno frequentato le antiche sale. Certo, a dare questa sensazione contribuiscono anche i ritratti dei vecchi e nuovi e consueti frequentatori che ornano le pareti, tutte. Opera di un fedele amico, artista per caso e passione ed ormai scomparso che così ha voluto immortalare i tanti che del Mercato (come tutti lo conoscono) sono stati anima e corpo, semplici comprimari o primattori riconosciuti. E il merito di tutto questo, l’aver preservato ed anzi implementato i ricordi e la piacevolezza del posto va ascritto per intero al patron Claudio, un personaggio conosciuto e benvoluto da chiunque, e non potrebbe essere diversamente, ed al suo staff (tra i molti, Steve, figura carismatica ed impossibile da non ricordare per la professionalità e la cortesia o anche solo perché è stato, in tempi diversi, l’anima di locali storici e rimpianti come il Moretto o il primo Banco del Vino dove tutti, tutti, siamo stati almeno una volta) ormai familiare a tutti quelli che non possono esimersi dal fare almeno un passaggio perché tanto qualcuno di conosciuto, qualcuno con cui è sempre bello bere un bicchiere o fare due chiacchiere e scambiare opinioni e frecciatine, a volte anche velenose, a volte anche contradittorie, al Mercato lo troverai di sicuro. Detto, e per certi versi è la nota più importante, che la cantina può veramente accontentare tutti i gusti (non è il solito modo di dire: qui si va dai grandi, grandissimi champagne ai vini più umili ma comunque sempre migliori di quelli che si bevono nella maggior parte dei locali anche molto celebrati) e che chi è dietro il bel bancone non disdegna di proporre alcuni, pochi, quelli classici, quelli veri, cocktail, non mi resta che consigliare vivamente di non perdere questa piccola, ma accogliente, enclave di un tempo che fu, un tempo che però si rinnova, giornalmente (attenzione, domenica chiuso) per chi abbia voglia di provarlo.

Stefano Righini
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