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Basket: finalmente Campionato.

E alla fine è ricominciato. Il campionato, anzi i campionati (chiamateli come volete, SerieA e SerieB, LegaA e LegaB, Lega1 e Lega2, sempre di quelli si tratta) che vedranno, è una quasi certezza, le bolognesi protagoniste. È un augurio, un pronostico, uno schiaffo alla cabala. D’altronde è tutto il movimento basket italiano che non può fare a meno della presenza delle due eterne rivali, grandi protagoniste di storie cestistiche che travalicano il mero aspetto sportivo per erigersi a fattore sociale e, in certi casi, scelta di vita.

Le storie delle due nobili decadute (una un po’ più nobile dell’altra, invero) le conosciamo tutti e non è certo questa l’occasione per rivangare l’ascendenza pretaiola e bianca della F (che curiosamente non ha impedito, anzi forse ne è stata la causa, il forte impatto che ha avuto negli anni sul tifo più giovane, scamiciato e meno fighetto) o quella presunta nera della V (una millantata appartenenza che è stata sicuramente smentita, ed ampiamente, dalla storia vissuta): che poi, per dirla con quelle che erano le parole dell’avvocato, e a Bologna di avvocato ce n’è stato solamente uno, Luigi Porelli, il pubblico bolognese fosse il più bello e figo e pagante d’Italia, ci sono le foto dell’epoca, quando il parterre di Piazza Azzarita con il suo parquet a spina di pesce era la passerella privilegiata per settimanali sfilate di moda, a dimostrarlo.

E non è il caso soffermarsi sulla grande rivalità Schull/Lombardi, né sulle galoppate in bianco&nero di Johnny Kociss Fultz (il padre dell’altro, Robert, play della discordia ma sempre, e soltanto, vestito di bianco&blu), né sulle retrocessioni evitate nonostante Dracula/Cook (la Virtus) o grazie ad Alibegovic (la Fortitudo).

E non è nemmeno il tempo, né l’occasione, per ricordare le guerre stellari degli anni in cui i grandi presidenti più che a vincere e far vincere le proprie squadre puntavano a far perdere l’altro e il rispettivo team (i ringraziamenti di una parte e le ingiurie dell’altra fischiano ancora nelle orecchie dell’Emiro a ricordargli come rubare il pulcino Meneghin a Mr.Motorshow volle dire contestualmente concedergli Ginobili e Jaric).

Bei tempi, quelli. Tempi in cui il derby bolognese definiva spesso e volentieri la più forte in Europa. Tempi in cui si fossero sommati i migliori delle due formazioni pensare di raggiungere i play off contro quelli bravi dall’altra parte dell’oceano non sarebbe stata un’utopia da isola che non c’è.

Bisogna invece, a commento di questa prima giornata se non trionfale almeno vincente su entrambi i fronti, sottolineare la sensazione di un lavoro espletato dai team al meglio per soddisfare le rispettive aspettative anche se al via le due squadre sono arrivate (e i risultati stanno lì a dimostrarlo)in maniera diversa. Al massimo della forma la Fortitudo che, dopo aver vinto la SuperCoppa di categoria asfaltando prima Tortona e battendo in finale Casale che, a sua volta aveva sconfitto Treviso dai più accreditata come l’altra candidata alla promozione diretta (e fa niente che in realtà sia stata la Coppa dei trombati dell’annata passata: in questa, d’annata, saranno le squadre più competitive), ha espugnato la fatal Verona, squadra non eccezionale vero ma si trattava pur sempre della prima trasferta della stagione con tutte le insidie che poteva comportare, di una decina di punti mettendo già in mostra quelle che saranno le caratteristiche del suo gioco: un gioco che non può prescindere dal magistero del lunatico Rosselli, dal carisma e dalla classe antica di Leunen attendendo il ritorno del capitano (Mancinelli) e potendo permettersi di accantonare il forse declinante Cinciarini (degli altri: bella scoperta quella di Pini, sembrerebbe colpevolmente dimenticato da Boniciolli prima e Pozzecco poi nelle stagioni inconcludenti appena trascorse e da aspettare a prove più impegnative Fantinelli, mentre di Hasbrouck manteniamo l’idea che di lui avevamo: un pippone da ventelli a babbo morto)

La Virtus, invece, che appariva non ancora rodata del tutto per mancanza di continuità (la nazionale di Aradori, l’infortunio di Qvale, la cattiva forma, mentale più che altro dopo il buio di Milano, di M’Baye), e perdere con Varese, sulla carta una delle deboli del lotto, l’ultimo quadrangolare, seppur in uno dei tanti tornei scapoli/ammogliati di fine estate stava lì a dimostrarlo, ha vinto alla sirena, dapprima dominando e poi dovendo faticosamente rimontare contro una Trieste mai doma (facendo felice, immaginiamo il factotum Baraldi teorico del “… vincere aiuta sempre e comunque a livello di attitudine ed autostima …”). E mostrando una felicità d’attacco (10 triple su 12 nel primo tempo sono davvero tanta roba) ma anche un’attitudine preoccupante nel momento in cui ci si debbano sporcare le mani e sbucciare i gomiti per difendere contro squadre che non sempre renderanno 2/5 del quintetto e i cambi più giocabili (nell’Alma erano infatti assenti il play Wright, l’eterno Peric e i DaRos e Janelidze che giocano da primi cambi).

A questo punto non resta che spingersi ad un pronostico che più estemporaneo ed inutile non potrebbe essere (ma si sa, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e noi, modestamente, duri lo nascemmo …).

La Fortitudo allora. Che vincerà il suo girone ottenendo la promozione immediata grazie all’esuberanza tecnica, ma non fisica, dei gloriosi marpioni (Mancinelli, Rosselli, Leunen e, dai, mettiamoci anche Cinciarini) ma dopo dovrà rifondare la squadra. È un obbligo, più che un augurio, perché dovesse non riuscirci, la roulette degli infiniti playoff non li vincerà mai (a causa, guarda un po’, dell’imbarazzante nullezza fisica dei suoi vecchi mestieranti (Mancinelli, Rosselli, Leunen e, ma sì,anche Cinciarini) e, comunque, dovrà rifondarsi.

La Virtus adesso. Che arriverà ai playoff (Milano, Venezia ed Avellino dichiaratamente più forti, le altre sono lì), si giocherà la CoppaItalia (Milano, spesso distratta, sarà in piena campagna europea e se l’ha vinta Torino …) e che, al giro delle osterie fuori le porte europee, questa volta non parteciperà solo in versione enogastronomica.

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