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Basket: il punto prima della ripartenza

Basket City, anche se gli anni ruggenti sono lontani, rimane una febbre. Così, alla fine di un’estate che più appiccicosa non si ricorda, si ricomincia, nei bar e sul crescentone, a parlare di basket giocato, per ora, solo sulla carta in attesa della data della partita madre di tutte le sfide (per ora solo amichevole), quel 15 settembre che varrà come presentazione alle platee adoranti dei due team che affronteranno, uno da possibile outsider, la Virtus, l’altro come probabile favorita, La Fortitudo, i rispettivi campionati. E buon per noi, appassionati e malati, che le società, V ed F in ordine di categoria, abbiano già definito, in tempi eroicamente ristretti, le formazioni.

I giochi (quelli sulla carta) sono quindi fatti lasciandoci la possibilità di sbizzarrire la fantasia dei pronostici ben sapendo, ovvio, che solo chi non si lancia, nei pronostici, appunto, non falla.

E iniziamo, allora, con la vecchia (in tutti i sensi, ne parleremo) Fortitudo (mentre per sapere cosa a spetta la Virtus, sempre secondo noi ovvio, bisognerà pazientate qualche giorno).

La Fortitudo, dunque. Che potrà contare, in quintetto, su Fantinelli, Hasbrouk, Rosselli, Mancinelli e Leunen facendo partire dalla panchina Cinciarini (Daniele), Benevelli, Sgorbati, Venuto e Pini.

La sensazione, a prima lettura, è quella di una squadra, quintetto almeno, sontuoso. Fantinelli è il play, non giovanissimo, cercato da tutti nella serie cadetta: buona visione di gioco, personalità, struttura. Hasbrouk è un tiratore di striscia; già visto nella serie suprema (e guarda caso per due volte nelle fila dell’altra metà della città del basket) senza lasciare segnali indelebili di sé né rimpianti, mentre ha trovato al piano più basso la sua dimensione, soprattutto a Jesi. Un buon innesto, anche se giocare a Bologna, e per la promozione, inserito in un sistema che dovrà rivelarsi vincente, sarà diverso, e quanto, da fare il califfo in periferia. Rosselli, adesso, da ala piccola. Che dire che già non si sappia. Giocatore dal quozio superiore, ma lento, umorale, statico e con un anno di più. Da ala grande agirà l’eterno Mancinelli. Anche lui con un anno di più e la mobilità, la verticalità e il fiato inevitabilmente ne risentiranno. Per fargli trovare libere le oramai amate ed imprescindibili mattonelle in post basso, gli è stato cercato un cinque, di numero ma non di propensione, non ingombrante. Qui la scelta, affascinante ma pericolosa, è caduta su Leunen (sì proprio lui, l’antico guerriero Maarten, che a 33 anni è reduce da otto stagioni tra Cantù, cinque con una Supercoppa vinta, e tre ad Avellino sotto coach Sacripanti). Leunen, un vero crack per la categoria (ma che avremmo visto molto più inserito in un’altra realtà, magari proprio alla Vnera, ma di questo ne parleremo), è giocatore dalla classe sopraffina e dall’intelligenza cestistica superiore. Ala forte dal tiro mortifero (in carriera circa il 41% da tre), non è un atletista, ma buon difensore ed ottimo passatore. Per intenderci, uno Stonerook molto più tecnico che però, a differenza del ricciolone, non resterà negli annali non avendo vissuto gli anni rubati di Siena. Con il Mancio costituirà una coppia assortita che spesso si cambierà posizione e ruolo, ma piccola, bassa e poco atletica.

E proprio qui, sulla scarsa attitudine a corsa e salti, si giocherà la scommessa della stagione fortitudina. Considerando che nemmeno dalla panchina (il Cincia lo conosciamo, il Venuto cambio di Fantinelli ha 33 anni anche lui, gli anni del figlio d’arte Benevelli corrono lì vicino, Sgorbati è giovane ma chi vuole scommettere su quanto campo vedrà?, mentre Pini, l’unico lungo di ruolo e comunque sottodimensionato è pur sempre … Pini) si potrà spremere esplosività, quell’esplosività che, specie nel corso di una stagione lunga ed impegnativa, si è spesso dimostrata l’equazione vincente, diventa indispensabile vincere il proprio girone per poter usufruire di una delle due promozioni dirette (obbiettivo impegnativo, e difficile, per una squadra che, comunque vada a finire, l’anno venturo dovrà essere, di nuovo, rivoltata come un calzino usurato).Si dovesse arrivare, viceversa, a giocarsi l’ultima delle tre promozioni nel corso della solita riffa infinita dei playoff, credo si possa già immaginare come andrebbe a finire.

Una scommessa, quindi, la Fortitudo che si prepara a giocare da protagonista e forse favorita (si parla sulla carta, ovvio) questa ennesima stagione che dovrebbe essere di riscossa. I presupposti, le speranze in verità, ci sono: E la garanzia più evidente è stata la scelta del coach, quell’Antimo Martino che spesso, troppo spesso, ha fatto piangere le Fortitudo scombinate ed arrogantemente inutili delle ultime stagioni. Certo, il manico, per quanto esperto ambizioso e preparato (e che ha fortemente voluto mantenere accanto a sé il carisma e le conoscenze di coach Comuzzo), da solo non basta. Ma non si preoccupino i tifosi dell’Aquila: male che vada, a dare una mano ai veterani in campo, si potrà sempre pescare dalle scrivanie della società. Oltre al grande Carraretto, infatti, in società gioca un ruolo anche l’antico Devetag …

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