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Basket: luci e ombre per le due bolognesi

Racconto lungo questo di questa settimana. Tre partite da narrare, due F, ed una V.

E cominciamo con quella che potrebbe essere definita la madre di tutte le partite (così la Fossa è contenta). Giovedì la Fortitudo ha sfidato, e battuto, quella che, che vergogna, viene indicata come la più forte del lotto, quella Trieste che ha perso le ultime cinque (diconsi 5) trasferte consecutive (e se a Bologna magari ci sta, a Imola, dai non scherziamo se vuoi scalare la vetta per il piano superiore). La F, quindi, che ha vinto una brutta partita, giocata alla morte, giocando male. Ma nel basket, come in tutti gli sport, conta vincere, altroché partecipare (alla faccia di quello, De Coubertin). Non si scandalizzino e si infurino i tifosi e pensino: chi di loro avrebbe scommesso su un Gandini MVP in puro stile Jabbar (in sessantaquattresimo, vabbè) o sull’allenatore per necessità Comuzzo alla terza vittoria su tre rivoltando (se non la differenza canestri) almeno l’inerzia immediata del campionato?

La Virtus, adesso, che ha giocato all’ora di pranzo della domenica. E altroché guarita. Ha ricominciato a perdere da dove aveva abituato, e cioè in volata: grande vantaggio, anche più sedici, e poi, piano piano si è fatta rimontare perdendo, nel garbage time di 8 punti che, se pure non pareggiano lo scarto dell’andata, larghe macchie di perplessità non possono non lasciare. E va bene l’infortunio patito da Aradori, a quel momento il migliore almeno balisticamente dei suoi, a fine primo tempo, ma dopo il mini filotto con le ultime della fila che tanto aveva fatto enfiare il petto ai facili adulatori, ci si aspettava, eddai tornati pure al completo contro un’annunciatamente dimessa Sassari, più che una prova di carattere (no non di carattere che quello c’è spesso ma da solo non serve), una dimostrazione di forza del tipo hey, ci siamo anche noi, siamo arrivati e adesso sono cavoli per … la Virtus per la quale non si vede cura. E non basta, non è bastato e non siamo sicuri basterà, il rientro di Ale Gentile (comunque autore dei 19 punti che a lingo hanno tenuto a galla il disalberato veliero virtussino), né il ritorno di un Ndoja necessariamente a corto, di fiato e di abitudine. Uno, due giocatori necessitano (da sempre e alla faccia di chi certifica la completezza della rosa) garanti di fosforo e atletismo. E i nomi che circolano (dal Cinciarini, Andrea, surplus di una Milano che come sempre spande e sperpera nel peggiore dei modi, al Wright in uscita da Reggio, sembrerebbe, al grande ex, ma in che condizioni chissà, Langford) sono tutti buoni e servirebbero, eccome se servirebbero. Ma poi? Il tempo per assemblarli ci sarebbe o stiamo già parlando di innesti per la prossima annata? E a capo, Ramagli? O chi per lui? Domande. Senza risposta per ora. Chi tifa vedrà. Manca così poco, d’altronde, allo stop per le final eight e per la Nazionale. Dopo, dal 3 marzo, tutto sarà più leggibile.

Infine, la seconda Fortitudo, quella che vede Verona e la espugna lasciando agli scaligeri, reduci dalla striscia vincente più lunga della lega, la miseria di 54 (avete letto bene, cinquantaquattro) punticini che non basterebbero al minibasket, figurarsi contro questa F che nobilita la altrimenti giornataccia della Bologna dei palloni. Il migliore? Fultz con l’incredibile doppia tripla (3 su 3) sia da due che da tre. Eppoi il Cinciarini (Daniele, che tra poco non ci sia un derby in famiglia?) lentamente ritrovatosi e sempre più indispensabile per punti e presenza.

Infine, una provocazione. Visto il filotto da quattro su quattro del traghettatore coach Comuzzo, chi tra i tifosi non si augurerebbe (nonostante le smentite dei correttini noiosetti alquanto che mentono sapendo di mentine e nonostante non sia bello, né elegante né corretto se per quello, scherzare sui malanni altrui) una volta guarito l’head coach Boniciolli, al quale vanno, sia chiaro, i più sentiti e veri auguri, gli capitasse una cosa da poco, che so un giradito, un’unghia incarnita, un brufolo sul naso, un bruscolino nell’occhio, in modo da poter continuare a sognare una squadra finalmente equilibrata, motivata, non stressata? Che se poi chi di dovere azzeccasse pure due mori appena appena decenti …

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