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Basket: ottimo inizio di Virtus e Fortitudo

Comincia (per la Virtus) e continua (per la Fortitudo) in maniera assordante il campionato delle bolognesi.

Dopo aver perso in maniera rocambolesca la gara di esordio a Trento sul campo della finalista, sconfitta e sfortunata, della passata stagione, la Virtus inaugura il PalaDozza, sua nuova, ma al contempo storica, casa rifilando quasi quaranta punti a quella Capo D’Orlando che solo qualche giorno prima era riuscita nella eroica impresa di qualificarsi per i gironi di Champions League (la raffazzonata competizione targata FIBA in contraddittorio con la ben più qualificante e probante EuroLeague) contro Saratov (sarebbe interessante analizzare perché l’organismo europeo che dovrebbe fare di tutto per promuovere lo sport cestistico nel vecchio continente, si adoperi invece in maniera così evidente per ridicolizzarlo). Nulla contro Capo D’Orlando, sia chiaro, ma se una squadra che dovrà lottare per il massimo titolo europeo, targato FIBA vabbè ma sempre roboante almeno nel nome, ne prende quaranta da una neopromossa, sia pur essa una Virtus da tutti facilmente ed inevitabilmente pronosticata come mina vagante del campionato se non addirittura facile finalista o quantomeno semifinalista, qualcosa di errato nelle scelte del massimo organismo europeo si potrebbe pensare ci sia.

Ma torniamo alla partita che ha entusiasmato i tantissimi tifosi bianconeri (Palazzo soldout già in abbonamento, lo ricordiamo). Un capolavoro di diplomazia di coach Ramagli (e supponiamo del presidente Bucci) ha interrotto sul nascere le voci che vorrebbero già dilaniato lo spogliatoio virtussino. Troppi galli nel pollaio, si sussurrava, tra Gentile (Alessandro), Aradori e la pattuglia dei vecchi eroi della stagione della immediata risalita (con il guerriero Ndoja in testa). Bene, se uno spogliatoio diviso porta ad un avvio travolgente con i primi sette punti siglati dal più giovane dei Gentile (alla fine autore di una doppia doppia che mancava nel suo personalissimo tabellino da un paio d’anni nonché di una bomba, lui che di tiri da tre non è certo uno specialista) seguito da una prova di squadra che ha via via permesso a tutti i giocatori di ergersi protagonisti (persino il giovane Pajola autore di 5 punti in 18 minuti di grande sostanza) e che ha visto la propria sublimazione in un terzo periodo in cui sono stati concessi solo 4 (quattro) punti ai siciliani, allora dicevamo ben vengano le divisioni. Forse la squadra isolana non costituisce un esame troppo probante per questa Virtus rinata e che guarda con ottimismo, misto ad un sano realismo ci mancherebbe, un futuro che pare meno lontano da quello che tutti si sarebbero aspettati. Ma quello che rimane negli occhi, è che la squadra è una squadra. Giocano tutti, e giocano tutti tanto: nove giocatori hanno messo piede in campo e ognuno di loro per una ventina di minuti (si va dai 17 giocati da Ndoja, che lo ricordiamo aveva una maschera protettiva a seguito della frattura del naso subita in allenamento, ai 28 di Gentile) e tutti hanno segnato secondo le proprie caratteristiche e capacità. Una bella soddisfazione, ed un bel viatico, per i cinquemila del Palazzo.

La Fortitudo, adesso. Che ha vinto, soffrendo e con uno scarto ridotto sul neutro di Rimini contro Jesi. Filosofia completamente diversa quella di coach Boniciolli che ha spremuto i senatori Cinciarini, Mancinelli, Legion e McCamey per quasi 35 minuti di media a testa. E dovendosi affidare per riuscire a portare a casa la partita ai chili e alla stazza dell’ultimo arrivato, il 36enne dominicense naturalizzato italiano Sylvere Brian visto che la pattuglia di lunghi italiani faticosamente assemblata in estate (Pini e Gandini con Chillo ancora ai box per infortunio) non sembra in grado di fornire quelle garanzie di atletismo e solidità necessarie a corroborare le ambizioni del team dell’aquila e che Boniciolli stesso ha sottolineato ancora una volta (“… al completo siamo i favoriti …”). Parole che sembrano inadeguate a questo punto del torneo, solo due le partite vinte ed entrambe con vantaggi bassissimi, soprattutto pensando all’ambiente cui sono dirette: un ambiente di certo entusiasta ma altrettanto facilmente infiammabile (è già il secondo anno di seguito che per la F il campionato casalingo inizia in trasferta per la squalifica del campo dovuta alle intemperanze della frangia più esagitata del tifo bianco blu). Anzianità e pressione interna: speriamo non risulti un mix troppo esplosivo.

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