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Basket: Playoff, continua la serie positiva della Fortitudo

Playoff trionfali, fino a questo punto, per la Fortitudo che è a 6 vinte su 7 giocate. Poi che le competitors siano state Agrigento e Verona, oggettivamente non tra le più forti del mazzo, non è certo colpa, semmai merito, dei bianco blu bolognesi. Sei su sette, allora, di cui tre sono servite a battere la solita Agrigento, oramai una costante di questi deliranti playoff, e 4 per escludere dalla corsa promozione una Verona rivelatasi troppo corta per poter impensierire una squadra costruita per vincere e che tale, vincente, sta dimostrandosi.

Ma cosa resta della serie con Verona? L’impressione di una squadra che, tarpando le mele marce (il riferimento al “rimasuglio di galera”,ipse dixit coach Boniciolli in sede di presentazione, Amici è fortemente voluto e salvaguardando il minutaggio dei tre veri stranieri del team (il sempiterno Mancinelli, l’immarcescibile Cincicarini e l’irrinunciabile Rosselli) non ha forse l’eguale in questo scialbo campionato, una squadra, d’altronde, costruita per vincere ora o mai più, e destinata, vada come vada, ad essere l’anno prossimo completamente rifondata non essendo, per diversi casi, nessuno o quasi dei giocatori attualmente sotto contratto ripresentabile.

Ora o mai più, quindi. Ma se l’ora è questa, questa di Pozzecco coach con idee e palle per perseguirle e giocatori che, a dispetto dell’età anagrafica impietosa, continuano a distillare lampi di classe e sprazzi di gioco fruttifero, le speranze di poter rivedere l’anno prossimo il derby al piano più alto del basket nazionale sono davvero numerose. Finché, infatti, i vecchietti terribili hanno tenuto botta per le squadre incontrate finora non c’è stato nulla da fare con l’unica sconfitta arrivata in gara 3 sul campo, difficile, di Verona davanti a una squadra che ha tirato con un irreale oltre 50% da 3, gara oltretutto che ha coinciso con la peggiore, almeno in questo playoff di capitan Mancinelli e Cinciarini; appena il gioco si è fatto duro, però,ecco la resurrezione dei 3 tenori (i migliori in campo come sempre accade quando la Fscudata vince bene) accompagnati, per una volta, da un finalmente produttivo Okereafor (da chiedersi cosa sarebbe stato questo campionato se la squadra avesse potuto contare su 2 stranieri appena decenti e non sulle sbiadite comparse scelte e difese oltre ogni ragionevolezza dal più prosopopeico coach operante sui parquet nazionali: per dire, McCamey 3 minuti in gara 4 con Verona dopo esser stato in tribuna in 3 delle precedenti 6 partite). E adesso, una settimana di riposo quanto mai opportuna attende gli antichi guerrieri in attesa della serie, impegnativa, contro Casale.

Passando alla  Virtus, adesso, che ha perso per stupide beghe interne la possibilità di accedere ai playoff, che dire. Lasciamo stare un americano cercato da mesi ed arrivato a tre partite (tre) dalla fine del campionato. Lasciamo stare uno staff tecnico cui nessuno, in società, ormai credeva più. Lasciamo stare un coach che ha dimostrato una grande sapienza cestistica ma accompagnata da una perniciosa propensione a subire le pressioni che una governance ambiziosa ed arrogante di certo hanno fatto sentire senza avere la capacità, le palle, la meravigliosa follia di lasciare tutto, abbandonare baracca e burattini nel momento della presa coscienza di essere nulla più di un homme de plume dato in pasto all’opinione pubblica ed ai tifosi. Lasciamo stare, infine, una squadra, costruita secondo criteri da collezionisti (tanti bei nomi senza probabilmente un senso). E pensiamo, invece, alla squadra che verrà. Tanti nomi, bei nomi, anche in questo caso. Salutati, un minimo di classe non avrebbe guastato, Ramagli e Trovato, avremo un nuovo AD, Alessandro DallaSalda, che dovrà prendere in mano una società che, abitata da tante, troppe, realtà, ha faticato a darsi un’identità fondante (e questo nome, fautore del miracolo e della conferma di Reggio Emilia, ci piace). Marco Monari, poi, un DS che proviene dalla lega2. Gran conoscitore del mercato d’oltreoceano, si dice. Ma anche Trovato arrivò con grande curriculum ed altrettanto grandi aspettative; poi, nel corso di una lunga, lunghissima stagione, non è riuscito a trovare un 4 americano che aiutasse la squadra a trovare la sua quadra; su questo, Monari, qualche dubbio lo avremmo: nel suo ruolo preferiremmo gente che il basket lo abbia vissuto giocandolo e non solo studiato sugli annali di statistiche (per dire, un Frosini che così bene ha operato sempre a Reggio o un Coldebella fautore della rinascita di Varese o ancora Brunamonti o Abbio: virtussinità, oltretutto, e non ci sembra un dettaglio da poco). Per il coach, si leggono nomi altisonanti: Trinchieri, Djordjevic, perfino Scariolo. Grandissimi nomi ma ci piacerebbe fosse preso in considerazione l’appena licenziato da Avellino Sacripanti, bravo, serio, abituato a lavorare in società in divenire. E se poi si potesse strappare alla concorrenza il commissario tecnico Sacchetti … Anche di giocatori si fa un gran parlare privilegiando i giovani italiani. E tra questi quelli di Abass e Flaccadori non possono che trovare consensi. Dispiace registrare, però, un praticamente generale disinteresse per quell’Alessandro Gentile (a proposito, sembra confermata, sebbene già terminata, la liaison con Erjona Suleimani, ex signora Dzemaili: per lui oltre a tutta la nostra invidia, la certezza che un bel ricordo di Bologna resterà) che è stato senza ombra di dubbio, negli ultimi anni, uno dei giocatori più forti che si siano visti indossare la canotta di una delle due bolognesi. Problemi caratteriali e di leadership, sembrerebbe, ma se per sostituirlo si pensa ad Hackett (stesso carattere fumantino, ma molta, moltissima classe in meno) bè, proprio non ci siamo. Questo però, ci rendiamo conto, non è basket ma ci stiamo pericolosamente  avventurando nel fantabasket. Ci sarà tempo, quindi, per riparlarne.

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