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Basket: weekend a chiaro/scuro per BasketCity

Per prima cosa, in questo weekend a chiaro/scuro per BasketCity, un in bocca in lupo grande come una casa a coach Boniciolli, il cui (lieve) malore nel prepartita di Forlì ne ha consigliato il ricovero precauzionale. Il coach rimane l’ultimo allenatore ad aver vinto un trofeo (trofeino?) internazionale a Bologna. Era il 2008/09 quando le Vnere (sponsorizzata LaFortezza e, in Europa, BolognaFiere) vincevano l’EuroChallenge battendo in finale Cholet (grande squadra quella, una squadra che, trasposta ad oggi, ad occhio e croce sarebbe da titolo certo; c’erano Sharrod Ford e Petteri Koponen, il nanone Boykins e Keith Langford, Vukcevic e Blizzard, Giovannoni e Lauwers, Righetti e Jamie Arnold e , toh, un Filippo Baldi Rossi giovane, imberbe e ultimo delle rotazioni e quel Federico Lestini pomo della discordia in casa Fscudata tra lo stesso coach e la Fossa un paio di stagioni fa).

Tornando al basket giocato oggi, esplicitiamo il chiaro/scuro dell’inizio.

Se la Virtus, infatti, batte (faticosamente? no, allegramente piuttosto) Brindisi per 94-85 con una prova maiuscola di AleGentile che, alla faccia dei soliti incontentabili da parterre, regala 31 punti con un 16/24 totale al tiro accompagnato da 6 rimbalzi e molti, succosi,  minuti giocati da 4 tattico avvalorando la tesi di una sua, inaspettata ma compiaciuta ed evidente, evoluzione tecnico/tattica. Un giocatore che potrebbe farsi bastare la quantità per spallare l’odierno basket e che, invece ormai, privilegia un gioco di squadra individuando lucidamente dove e quando e come colpire: un tiro quando serve, un’entrata se necessaria, e poi rimbalzi, assist, la propensione a giocare spalle a canestro per sfruttare mismatch tutti favorevoli. La partita, comunque, ha dimostrato come la vecchia Vnera possa, e sappia, giocare a più dimensioni. Contro Brindisi, vabbè non una delle più competitive ma là si era perso, è bastato giocare al corri e tira: il piano partita prevedeva tiri al limite dei 7 secondi privilegiando la velocità e la “frenesia controllata”, ma, inevitabilmente, si offriva al contropiede degli avversari (tra cui giganteggiava sotto le plance il solito, enorme Lydeka). E’ servita, allora, altra lieta sorpresa, la determinazione e la sfrontatezza del giovane Pajola: 18 anni e non sentirli, anzi. Con lui in campo, un vero mastino, la squadra acquista durezza e, forse, sicurezza. E poi i soliti Aradori e BaldiRossi, Lafayette il ritrovato Stefano Gentile. Con una menzione particolare al guerriero, capitan Ndoja: 10 punti ed il 50% al tiro, ma punti pesanti (anche nel basket ci sono punti e punti e quelli del capitano sono, spesso e volentieri, decisivi). Sbagliavo, però, a non citare coach ramagli. Dopo un periodo in cui, davvero, era impossibile non sollevare dubbi sull’operato dello staff tecnico, bisogna ammettere che la sua mano si sente, eccome. La squadra, questa squadra di giocatori che non avrebbero mai potuto giocare insieme, gioca davvero come una squadra, uno per tutti, tutti per uno.

Passando alla Fortitudo, del coach abbiamo detto, c’è una frase di Luca Bortolotti su “Repubblica” che fotografa perfettamente la situazione: “Senza tifosi, senza allenatore e, alla fine, pure senza una squadra in campo”. Disastrosa la trasferta a Forlì (91-67 per l’Unieuro Forlì). E, per favore, non si accampino scuse. I tifosi al seguito non c’erano, ma il  divieto generalizzato non era certo colpa del team forlivese; il coach è stato male nello spogliatoio, ma la squadra non è stata abbandonata a se stessa, anzi, visto che in panca si è accomodato quel Comuzzo reduce dal filotto da 5 su 5 che aveva portato la Fscudata in vetta al campionato ed era quindi lecito attendersi una reazione di cuore e … palle. Invece, invece l’Aquila si è sciolta al primo accenno di tempesta. Nulli tutti, dai califfi Mancinelli, Rosselli e Cinciarini ai veterani Gandini e Fultz, dai sempre più oggetti misteriosi McCamey ed Amici (ma chi, e soprattutto perché sono astati scelti) agli inutili Pini e Chillo (18 punti quest’ultimo, ma a babbomorto; ricordate il discorso sui punti che servono quando servono?). E va bene che, per fortuna, Trieste fa pari e patta andando a perdere a Jesi, ma dietro Treviso e Montegranaro sono lì a un passo, con la differenza canestri a favore quelli della Marca e Montegranaro domenica prossima al PalaDozza a giocarsi l’aggancio.

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