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Bianchi e senza titolo di studio la scommessa di Trump

Una nuova ed interessante ricerca sulle preferenze di voto alle presidenziali è stata recentemente pubblicata dal NYTimes.
I dati sono sorprendenti ed, oltre a spiegare bene le alterne fortune dei vari candidati nelle Primarie, ci anticipano quale sarà la strategia elettorale “obbligata” che seguirà Donald Trump.
Il grafico illustra i cambiamenti nelle preferenze di voto nel corso degli ultimini12 anni tra gli elettori “bianchi” e “non bianchi” ed scorpora il “voto bianco” tra gli elettori in possesso o meno di una laurea.

Fonte New York TImes: http://www.nytimes.com/2016/07/18/upshot/confused-by-contradictory-polls-take-a-step-back.html?rref=collection%2Fsectioncollection%2Fupshot&action=click&contentCollection=upshot&region=rank&module=package&version=highlights&contentPlacement=5&pgtype=sectionfront

Fonte: New York Times

La prima linea in alto illustra la distribuzione del voto Democratici/Repubblicani tra i “non bianchi”: sostanzialmente stabile in proporzione quasi 80/20 a favore dei primi.
Non a caso il Partito Repubblicano consapevole del gap esistente in questo elettorato – nel corso delle primarie ha sostenuto e messo in pista candidati in grado di far breccia nell’elettorato “ispanico” (vedi Rubio o la moglie di J.Bush), ed il famoso medico (di colore) Benjamin Carson.
La forza di Trump – come ci spiega bene il grafico – è stata quella di aver fatto breccia tra i “Bianchi senza titolo di studio”. Uno “sfondamento” che ha più che equilibrato le numerose “gaffe” contro gli ispanici.
Tute blu, 50/60enni, lavoratori con salari bassi sottoposti alle chiusure delle attività a causa della competizione internazionale e stretti nel mercato del lavoro a causa della manodopera a basso costo fornita dagli immigrati: sono loro lo zoccolo duro dell’elettorato di Trump.
A questo va aggiunta anche una dinamica più culturale che il candidato repubblicano è riuscito a cavalcare: la perdita di identità costituita da una società in cui i nuovi arrivati hanno costumi, abitudini e comportamenti molto poco “Americani” (il loro archetipo e’ lo straordinario personaggio di Clint Eastwood nel film ‘Gran Torino).
L’ultima linea in basso ci da’ la misura di questo spostamento: tra i “Bianchi senza titolo di studio”, i repubblicani vincono 75 a 25 sui democratici ed e’ il vero cambiamento.
Poiché i bianchi, pur essendo una minoranza negli Stati Uniti rappresentano spesso il 70% dei votanti si può immaginare piuttosto facilmente quale sarà la strategia elettorale di Trump: perché andare a cercare voti tra neri, ispanici e asiatici quando per vincere potrebbe essere sufficiente assicurarsi il voto del 70% degli elettori bianchi? ( 0.7×0.7 = 0,49 ovvero: se si raggiunge il 70% del 70% di coloro che andranno a votare si avrà almeno un 49% di voti garantiti).
A rendere incerta e rischiosa questa strategia ci sono i dati relativi alle preferenze di voto dei “bianchi con titolo di studio” che passano dal 45/55 a favore dei repubblicani nel 2012 al 55/45 a favore dei Democratici nel 2016.

Si mitiga così lo spostamento che avviene negli strati più “popolari” dell’elettorato “bianco”.
Non a caso nel grafico la linea raffigurante l’intero elettorato “bianco” resta invariata con una percentuale di 60 a 40 a favore dei Repubblicani.

Ma com’ è possibile che uno spostamento modesto dell’elettorato “con titolo di studio” annulli lo smottamento avvenuto nei “senza titolo”?
La spiegazione è strutturale ed è da ricercare nella crisi della c.d. “classe media”. Quando si dice che il suo numero si è ridotto e che 2016.07.21 - USAle diseguaglianze sono aumentate si dice una verità ma non si spiega fino in fondo il fenomeno.
La riduzione dei componenti delle classi intermedie (tra i bianchi) avviene verso il basso ma in egual misura anche verso l’alto (e si tratta di milioni di famiglie).
Chi sono questi bianchi con titolo di studio che votano Dem? Sono le nuove figure prodotte dalla globalizzazione e dalla concentrazione favorita dalle nuove tecnologie. Gli USA sono senza dubbio i maggiori beneficiari di questo processo.
Negli ultimi 20 anni le industrie ed i mercati della musica, dello spettacolo, dell’editoria, della finanza, delle assicurazioni, delle comunicazioni, della pubblicità, di internet e così via si sono concentrati in alcune grandi Corporation targate USA con le relative ricadute per il lavoro. Questi nuovi lavoratori (prevalentemente bianchi con titolo di studio) non hanno paura della globalizzazione, si sentono anzi in ascesa. Sono loro i clienti dei servizi a basso costo offerti dagli immigrati.

Trump è quindi destinato a perdere? Non è detto. Bisogna ancora capire come e quanto influiranno sul risultato finale i recenti attentati e la riesplosione dei conflitti razziali interni.
Inoltre, come successo già con Bush nel 2000, i repubblicani potrebbero perdere il “Voto Popolare” ma vincere la difficile conta dei Grandi Elettori dove è importante prevalere negli Stati in bilico.
Gran parte dei ‘ Bianchi con titolo di studio’ risiede infatti in California e nella costa Nord Orientale, Stati già saldamente Dem; sarebbero quindi voti aggiuntivi ma “inutili”. Le elezioni in uno stato chiave come la Florida, ad esempio, dove gli ispanici ex Cubani sono in stragrande maggioranza Repubblicani – saranno decise dalla reazione allo storico accordo Obama-Castro e dal voto dei Pensionati che abitualmente si trasferiscono li’.
Pensionati che percepiscono la maggior parte della pensione dai dividendi delle grandi Aziende Americane e che quindi non condividono le posizioni fantiglobalizzazione e sono interessati al messaggio di continuità e stabilità della Clinton.
In definitiva se questo grafico interpreta bene la realtà dobbiamo aspettarci che Trump, contrariamente alle spinte del Partito che lo voleva più moderato e “presidenziale” dopo le Primarie, proverà ad ampliare il vantaggio sui democratici all’interno dell’elettorato “Bianco senza titolo di studio”, ricorrendo ad un populismo esasperato. A tale riguardo i Dem sperano che la Diga costruita da Sanders regga ( i due condividevano infatti alcune posizioni protezioniste).

Tentera’ inoltre di conquistare i ceti più abbienti con richiami alla legge ed all’ordine, non a caso le sue ultime uscite sono state etichettate come “nixoniane”.

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