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“Bolognetti” e “Botanique”: i 2 classici ritrovi estivi bolognesi hanno perso qualcosa

Alla ricerca di fresco in queste serate afose di un’estate appena cominciata, il vecchio nighclubber si dirige in posti che conosce e che, sempre, sono stati fresca oasi di vita, musica, compagnia.

Una delusione cocente, come se ce ne fosse bisogno, frustrerà però le mie aspettative.

La prima tappa è al “Bolognetti”, il quadriportico appunto di vicolo Bolognetti, che nel corso degli anni ha sempre rappresentato un approdo sicuro per spettacoli e musica e ristoro a chi in estate lo cercasse.

Quest’anno, a parte che le serate sono drasticamente calate di numero, l’accoglienza è a dir poco triste. Uno sparuto baretto accoglie chi è appena entrato, nel grande spiazzo centrale c’è un palco davvero minuscolo, e i tavoli, che fino all’anno scorso avrebbero potuto ospitare svariate decine di ospiti, quest’anno sono solo 4 o 5.

Questa triste accoglienza fa contrasto con la programmazione delle serate che è tutto sommato di discreto livello e con l’impegno profuso davvero encomiabilmente da chi si affanna a cercare di ricreare un’atmosfera che, purtroppo, miopi politiche hanno provveduto a disperdere.

I concerti, si diceva. Ne rimangono veramente pochi, ma quei pochi non fateveli scappare, se riuscite.

Rassegna CrossOver, fino al 21 luglio nel quadriportico di VicoloBolognetti:

 

19 luglio, mercoledì: Fuorionda 128, GiuseppeLuzzi e Clowns from other space

20 luglio, giovedì: FabrizioLuglio e Biff

21 luglio, venerdì: PersianPelican e C+C Maxigross

Nemmeno la seconda tappa del mio peregrinare, però, riesce a risollevare la serata. Arrivo al “Botanique”, i giardini di via Filippo Re dove i cartelloni promettono che IL ROCK RESPIRA. Anche qui, però, è l’atmosfera quella che manca. Chi ricorda le belle serate piene di gente che chiacchierava al fresco sotto le ampie chiome di alberi secolari, con filmati che scorrevano in loop sul grande schermo che fa da sfondo al palco (a dir la verità, palco e schermo ci sono ancora) dove gruppi e solisti si alternavano, una socialità frenetica e vitale, resterà ancor più deluso. I chioschi non ci sono praticamente più (e meno male che resiste quello dell’Enoteca Bar Des Arts di via SanFelice, sicuro approdo per chi voglia mangiare e bere (e chiacchierare, certo) in allegra e simpatica compagnia. Se fossimo in una fiaba, direi che anche qui è come se la mano di una strega cattiva (o forse semplicemente incapace o presuntuosa) fosse passata a spargere una polverina magica per far scomparire la voglia di stare insieme seppellendola sotto un grigio mantello di noia e rassegnazione. Ed è un peccato, perché la professionalità, e l’entusiasmo, di chi impegna tempo lavoro e risorse meriterebbe senz’altro essere considerata ed apprezzata in maniera maggiore di quanto, invece, non è avvenuto quest’anno.

Comunque, anche al Botanique, ci sono ancora poche serate (a cura di Estragon e PierFrancescoPacoda) per poter dire di esser stati presenti

Sabato 15: The Toasters

Martedì 18: per la rassegna Musica e Stili di Vita: Fela Kuti e James Brown – Afrofunk e orgoglio nero

Mercoledì 19: Kamasi Washington (ingresso € 20)

Venerdì 21: Kocani Orkestra

Sabato 22: Hugolini

Stefano Righini

Stefano Righini
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