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Capitolo quinto – dove lo storico dell’arte sostiene una dura battaglia con un signore petulante

Se siete medici lo sapete meglio di me, ci sono alcune situazioni conviviali nelle quali è meglio nascondere la propria professione. Invitati ad una cena o ad un pic nic in campagna, riconoscerete subito il potenziale nemico. In genere è un signore petulante che ha già avuto da ridire sugli ingredienti della salsa conducendo la padrona di casa ad un’esasperazione tale da essere sicuri che nella salsa ci  metterebbe volentieri  anche lui, oppure è una signora lamentosa che nel presentarsi  affligge chiunque con i suoi problemi digestivi. Alla facoltà di Medicina insegnano come mantenere toni neutri, evitando di sbilanciarsi ed esprimendo opinioni  pacate su tutto come un democristiano del secondo governo Andreotti.

Ma prima o poi… prima o poi un amico incauto rivelerà che siete ortopedico oppure cardiologo e vi troverete una schiera di questuanti della diagnosi che v’inchiodano in un angolo, snocciolandovi i valori delle proprie analisi del sangue.

Che c’entra con la professione di storico dell’arte?! C’entra… c’entra…  Seppure voi alla cena o al pic nic di cui sopra, avete glissato tutta la sera sulla vostra professione, sarà un vostro ignaro amico a chiedervi “Sei stato alla mostra di Lucio Fontana a Milano? Bellissima vero?”

Tu ti strozzi con il budino mentre l’amico ha già ricevuto un potente calcio in uno stinco dalla padrona di casa, ma ormai è fatta.  Al signore petulante si sono già accesi gli istinti predatori, ha capito che siete una vittima perfetta.

“…e così lei s’intende di arte…” vi dice avvicinandosi con gli occhietti a capocchia di spillo che si fanno inquietanti mentre nella vostra testa parte la colonna sonora de “Lo squalo”.

Con la bocca piena di dolce accennate goffamente ad un “sì” mentre l’amico rimedierà un secondo calcio nello stinco dalla padrona di casa (Ferragamo tacco 12) subito dopo aver proclamato “ Ma certo, è uno storico dell’arte, lavora al museo di XY!”

E’ il momento nel quale nei romanzi ottocenteschi ricorre la frase “una mano di ghiaccio gli strinse il cuore”. Adesso sapete cosa si prova.

Il signore petulante  si rivela anche implacabile. “Quindi lei ritiene che tagliare la tela con un coltello sia vera Arte? Sa’ io non ci capisco nulla ma credo che non lo sia certo non nel senso più alto del termine!”

Qui le strade sono due, gli date ragione con sicurezza affermando vigorosamente che l’ultimo artista veramente tale è stato Pietro Annigoni (qui ve la vedrete con la vostra coscienza e con Gillo Dorfles che vi apparirà in sogno per almeno due mesi) oppure date battaglia.

“L’arte è complessa e soprattutto l’arte contemporanea richiede la conoscenza di un linguaggio specifico, di una retorica nuova alla quale ci si avvicina con la voglia di capire e non di giudicare secondo un metro obsoleto”.

Bravi, bel discoro ma il signore petulante si rivela MOLTO petulante . “Guardi io non ci capisco nulla” torna a ribadire “… ma ritengo che l’Arte debba comunicare immediatamente a chi guarda altrimenti non è Arte”.

“Infatti, ci si può anche far trasportare dall’emozione, intuire che dietro ad ogni gesto c’è un pensiero, un nucleo concettuale… E poi ogni opera va storicizzata, non si può giudicare astraendola dal contesto storico.”

Piero Manzoni – Merda D’artista_(196)

Se questa conversazione l’avete già sostenuta adesso sapete che il vostro nemico parte con la considerazione finale: “Voi intellettuali  avete una scusa per tutto e, pur non capendoci nulla, posso dirle che una cosa così la facevo anche io!”. Ecco l’ha detto, la frase topica, il nodo al quale si giunge sempre parlando di arte contemporanea : “questo lo facevo anche io”.

Come uscirne? Semplice, si beve l’ultima stilla di Porto nel fondo del bicchierino, si guarda negli occhi il signore petulante e gli si dice “Sa che ha ragione?! lei proprio non ne sa nulla e semmai le venisse l’idea di cagare in un barattolo ed esporlo al museo, sappia che è già stato fatto.”

Andatevene  teatralmente e lasciate tutti a concionare di quanti gli storici dell’arte siano antipatici.

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Vademecum di sopravvivenza per storici dell’arte ovvero racconti semiseri di vita in un museo quando si è dall’altra parte della biglietteria