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Capitolo terzo: Come comportarsi in società

Torniamo a te, giovane storico dell’arte, perché le prove che dovrai sostenere sono molte e non sempre facili; sappi che Bernard Berenson, Federico Zeri e molti altri fino ad arrivare al vecchio amante di ruderi e catapecchie, John Ruskin, ti guardano dall’alto e cercano di proteggerti mentre i GCM (Grandi Critici Alla Moda) sono ancora qui e saranno loro la pietra di paragone con la quale dovrai misurarti davanti a mamme, nonne, zie, signore labbrute e imbotulinate, signori in occhialetti di Prada che, ognuno a suo modo, ti chiederanno:

 “Mi dica, lei che è uno storico dell’arte, che ne pensa della mostra “Da Van Gogh alla Pop Art” che sta registrando il pienone da mesi?”.

“Che è una cagata pazzesca” ti verrebbe da dire, lo so. Non farlo, contieniti.

Ci sono molti modi per rispondere alla labbruta, l’occhialino di Prada e –dio non voglia!- mamme e zia, modi che sono ben accetti in società.

La prima è neutra ed è in fondo un passepartout:

“E’ una mostra che consente di vedere delle belle opere altrimenti non visibili in Italia”.

Visto? È stato facile. A questo punto devi trovare una buona scusa per andartene ma son sicura che ci riuscirai.

La seconda prevede una dose di malizia in più e la propensione al doppio senso:

“E’ una mostra che la città si meritava da anni”.

Fate attenzione…questa seconda frase dev’essere detta senza luccichio maligno negli occhi e senza intonazione ironica altrimenti l’effetto viene vanificato.

La terza prevede la capacità di sostenere una conversazione tenendo come registro la mescolanza tra un testo di Beckett e una chiacchierata in uno scompartimento di treno:

Credo che sarebbe stato meglio l’inverso ‘Dalla Pop Arta Van Gogh’ più insolito, non trova?!”

Se almeno due su tre annuiscono e ti danno ragione, è fatta, sei salvo.

Non sappiamo cosa avrebbero risposto al tuo posto Bernard Berenson e Federico Zeri ma credo che John Ruskin, osservando la signora labbruta e imbotulinata avrebbe detto la frase che ripeteva spesso: “Il cosiddetto restauro è la peggiore delle distruzioni”.

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Vademecum di sopravvivenza per storici dell’arte ovvero racconti semiseri di vita in un museo quando si è dall’altra parte della biglietteria