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Castagne e Marroni, frutti prelibati dell’antico albero “del pane”

2016-10-14-castagnoIl castagno che vedete nella foto ha più di 800 anni. Si trova a Sant’Ilario, Monte di Badi, tra i laghi di Suviana e Brasimone. Ormai due secoli fa, un buontempone, vi allestì all’interno una Osteria con tanto di insegna, panche e tavolo. La chiamò del “Bugeon” a sottolinearne l’ampiezza della cavità. Il castagno è stato per secoli una delle principali fonti di sostentamento delle popolazioni appenniniche. I primi insediamenti risalgono agli antichi romani che importarono la pianta dall’Asia Minore. Tra l’XI ed il XV secolo si sviluppò massicciamente a causa delle frequenti carestie che caratterizzarono quei secoli difficili. Ogni volta che la dieta alimentare delle popolazioni montane e rurali peggiorava, la coltivazione del castagno si intensificava: le castagne e la loro farina hanno rappresentato un aiuto, spesso indispensabile durante l’inverno, per la sopravvivenza di intere generazioni di montanari impossibilitati a consumare i cereali e la carne. Da qui il soprannome “il cereale che cresce sull’albero” o “albero del pane”. Anche se, non di solo pane, si vive: per secoli sono state attribuite proprietà afrodisiache alla castagna, dettate soprattutto dalla sua forma di “testicolo”, da cui anche l’uso del verbo “castrare” per indicare l’incisione del guscio, prima della cottura. Il castagneto per secoli ha anche offerto legname, tannino per la concia delle pelli e un ambiente adatto ai funghi e  alla produzione di miele. Nella cucina contemporanea le castagne si rivelano ottime sia bollite che arrostite, offrendo se essiccate e macinate una farina utile per mille ricette. E’ un alimento digeribile, di alto valore nutritivo e calorico, sano perché la sua coltivazione non richiede l’uso di alcuna sostanza chimica. I marroni, da parte loro, racchiudono un patrimonio di sostanze dietetiche e nutritive che vengono assimilate dall’organismo umano con grande rapidità. I Marroni appartengono ad una specie diversa rispetto alla Castagna e si riconoscono per la maggiore dimensione, il colore più chiaro, il sapore più dolce, la minore percentuale di frutti interni settati, vale a dire divisi dalla pellicina che ricopre il frutto. Nei marroni questo accade raramente ed è per questo che sono molto più facili da sbucciare. Il Consorzio dei Castanicoltori  dell’Appennino bolognese promuove da tempo il pregiatissimo “Marrone Biondo” mentre a Castel del Rio (Bo) i produttori hanno ottenuto nel 1996 il blasone europeo di Marrone a Indicazione Geografica Protetta (IGP). Le sagre ottobrine del marrone e della castagna potete trovarle consultando http://www.sagreinemilia.it

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