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C’è confusione sotto il cielo di Londra

C’e’ molta confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente. La famosa frase del Presidente si adatta bene alla politica britannica.

Per gli spiriti decisi ed audaci è il momento propizio. Le uniche 2 posizioni (prima largamente minoritarie ) che si stanno rafforzando sono quella rappresentata dagli “hard-brexiters” (quelli del “no-deal”, ovvero “MEGLIO POVERI MA LIBERI!”) e quella del “People’s Vote” (cmq vada vogliamo sottoporre la soluzione finale al popolo).

I primi sono ormai all’80% dei brexiters. Qui di seguito due interviste significative con rappresentanti delle cd ‘periferie’ , girate per tv: 

a)  intervistatrice : lo sa che a seguito del no-deal la sterlina potrebbe svalutarsi ? cittadino : cosa vuol dire?  i : che le darebbero meno euro per ogni sterlina. c :  e chi se ne frega (f….k) , io non sono mai stato all’estero 

b) Intervistatrice : scusi perché lei è contro il negoziato? risposta: sono stufo. Non si parla d’altro. Sono 2 anni che la tv ed i giornali la menano con qst Brexit . Si esca il prima possibile così la smettono di rompere. Abbiamo altro da fare. 

La fazione “People’s vote” ha raccolto piu’ di 6 milioni di firme in poche settimane.  Tra di loro ovviamente sta prevalendo l’opzione Remainer. Il povero Corbin, esaltato solo 2 anni fa per avere portato il labour al 41% , si trova ora stretto tra una maggioranza Labour che vuole un secondo referendum (come minimo un referendum confermatorio di qualsiasi accordo Brexit, come massimo per il rientro) .

Una trentina di deputati Labour hanno minacciato di uscire dal partito se Corbin appoggiasse un “People’s vote” ( sono espressione delle zone ex-operaie), una sessantina se dovesse negoziare un accordo che non  preveda la consultazione popolare. Ad esempio la mozione soft-brexit del labour in Parlamento è stata battuta per 5 voti, con 10 deputati del partito che hanno votato contro.

Molta confusione sotto il Cielo. 

I due partiti vanno  verso la spaccatura interna, riflettendo la  radicalizzazione in atto nella società, periferie contro grandi agglomerati urbani (Londra in primis), cosmopolitans contro nativi. Cittadini con titoli di studio contro gli altri.

Il tentativo di trovare un accordo fra i due Leaders rischia di apparire l’ennesima presa di tempo se non si dovesse raggiungere un’intesa, un fallimento certo tra gli elettori se dovessero trovarla.

Ad oggi la May spinge per il suo Deal, disposta a lasciare al parlamento di scegliere l’opzione del referendum confermatorio (tanto non passerebbe). In alternativa sarebbe disponibile a mettere ai voti il proprio deal contro una proposta alternativa del labour .

Corbin ha chiesto l’unione doganale (stesse tariffe e dazi decisi dalla  Ue e risoluzione dei problemi fra le 2 Irlande ), le medesime garanzie sociali e di sicurezza della Ue in materia di diritti del Lavoro, adozioni di tutti gli standard ambientali UE . 

I Tories in trattativa gli hanno spiegato che tutto questo è già previsto nell’accordo May-Barnier (ed e’ vero: è il famoso back-stop), lui allora ha replicato: “bene se è cosi allora scriviamolo.”

Proposta rinviata al mittente poiché è quello che sostengono gli hard-brexiters fin dall’inizio.

Una parte degli analisti politici  a questo punto sperano che Macron si irrigidisca e tiri una riga. 

Del resto l’Inghilterra per trovare unità ha sempre dovuto ricorrere al nemico alle porte. 

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