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Che fine farà il balcone?

In questi lunghi giorni di isolamento forzato nelle nostre case a causa del Covid-19 un luogo è salito sul podio degli ambienti domestici; uno spazio riscoperto, rivalutato, diventato per certi versi la salvezza di questo periodo: il balcone.

Sino ad ora sfruttato per stendere panni, coltivare piante, fumare la sigaretta dopo il pasto, luogo per mobiletti delle scope e spazzoni, oggi ricopre il ruolo di protagonista delle nostre quarantene. Minimal o ampio, oltre ad essere l’unico sbocco sul mondo esterno, è importante per la sua versatilità: capace di passare da essere ufficio, zona lettura, relax, location per aperitivi, pranzi, cene, o  filo conduttore tra vicini di casa.

Vicini di casa, appunto, che magari non conoscevamo neppure tanto, al di la del classico “buongiorno-buonasera”, o per scambi “tecnici” durante le famigerate assemblee condominiali. Ora il balcone ha fatto la magia: li abbiamo conosciuti meglio, di alcuni di loro sappiamo addirittura il nome proprio, che lavoro fanno, se sono in smart working, cosa pensano, cosa preparano per cena, che gusti hanno.

Il balcone inoltre è il luogo dove abbiamo espresso la nostra solidarietà, intonato “Bella ciao” il 25 aprile, esposto la bandiera italiana, applaudito, suonato. Insomma, uno spazio quasi più social dei social.

Nei palazzi, molto spesso per la prima volta, in questo tempo i balconi hanno interagito fra loro, una sorta di trait d’union fra gli abitanti, riscoprendo quel senso di comunità che è andato decisamente perso negli anni.

Chissà, all’inaugurazione della fantomatica Fase2, che fine faranno i nostri balconi. Torneranno ad essere luogo “animato” solo da vasi di fiori e climatizzatori, o riusciremo a mantenere – e magari rafforzare – il bel ed importante ruolo che hanno assunto in questo periodo?

Mi auguro che non si faccia l’errore di dimenticare cosa hanno rappresentato, perché il segnale è forte e chiaro: il virtuale non basta, serve la presenza fisica, le relazioni sociali, non solo per attenuare le tensioni, ma soprattutto per la consapevolezza di vivere destini comuni.

E questo, non vale sono in presenza di una pandemia…

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