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Chi ha ucciso il lavoro?

Un fantasma si aggira per le periferie, spaventando destra e manca, distruggendo posti di lavoro , riducendo i salari ed i diritti dei lavoratori.   E’ un mutante .   C’e’ chi lo chiama liberismo, chi automazione, robotica, chi globalizzazione, chi Euro, G7, FMI. La sua voracita’ e’ funesta .

Si aggira per i luoghi produttivi facendo molte vittime, preferibilmente tra i lavoratori ‘tradizionali’. Anche gli Stati cd. ‘Sovrani‘ vengono colpiti tramite una diminuita capacita’ di gestire i flussi delle merci, degli uomini, dei macchinari e delle filiere produttive. Come la Peste medievale non conosce confini e barriere.

La Grande Finanza (al buio e di nascosto) sta certamente manovrando questo nuovo mostro.

WTO, UE, ONU, OCSE, DAVOS e compagnia sono tra i sospettati. La stessa NATO da ora in avanti sara’ a pagamento. Il populismo, un tempo bistrattato, viene rivalutato ed i suoi sacerdoti ammessi ai talk show.

Anche le ONLUS o Charities, ricche di donazioni finanziarie ( MSF, Save The Childrens, etc) saranno tenute d’occhio, in quanto agenti attivi del globalismo.

Politici coraggiosi stanno proponendo una prima serie di risposte: si erigano cinte murarie, si studino dazi, controlli severi alle frontiere, ci si chiami fuori dagli accordi internazionali.

Il nuovo Presidente USA inoltre sta trovando piu’ patriottico detassare le eredita’ dei patrimoni, liberando i miliardari Americani dalla schiavitu’ della tassazione in caso di morte, che li obbliga a salvare l’Africa, le Foreste, a combattere l’AIDS, la Malaria etc.

La cittadinanza sta riacquistando valore, Essere cittadino USA varra’ sempre di piu’ , ma anche cittadino UE ( per quanto ? ) non sara’ poi così male, poi ci sara’ il British ,il Norvegese e via di seguito fino agli ultimi, che premendo alle frontiere dovranno pagare, in qualche modo e per qualche generazione, prima di essere accolti nei registri delle residenze.    Ad ogni gradino nella scala del valore una certa considerazione verra’ accordata ai nuovi arrivati , assieme a cio’ che restera’ del corrispondente welfare nazionale.

Una intera generazione di internazionalisti ( cittadini del mondo!! e ben prima di ryanair !) adusi ad attribuire ogni malefatta alle multinazionali, alla Nato, alla Banca Mondiale, si trovano ora, esterrefatti, fianco a fianco con fervidi nazionalisti, in qualche caso anche un po’ fascistoidi. ( quale sara’ in questi casi il male minore?)

Tuttavia anche questo modo di osservare la realta’ ed il ragionare con l’ausilio del sarcasmo non sono di grande utilita’.

Simili passaggi sono gia’ avvenuti in passato ed anche con una certa frequenza, talvolta con esiti tragici .

Sono cambiate , e di molto, la dimensione del fenomeno ed la sua espansione geografica.

In parallelo si e’ modificato anche il modo di raccontarlo.   Il LAVORO, LA SUA QUANTITA’ E QUALITA’, sono divenuti centrali in ogni discorso pubblico .   Non si accusano piu’ i lavoratori di sabotare il ‘progresso’, non si manda piu’ l’esercito a difesa dei macchinari.    No, direttamente il PRESIDENTE scende in campo contro le imprese ed i mercanti del lavoro.

E’ comprensibile, la difesa del ‘LAVORO’, soprattutto se la crisi investe il lavoratore ‘bianco’, si traduce in voti (si suppone che votasse abitualmente a sinistra) .

Oggi pare disponibile a votare Trump, o la Brexit, la Le Pen o il Salvini (gia’ da tempo votava per il Bossi) ed allora questo suo voto vale doppio.

Occorre cercare di capire come si trasforma il lavoro, dove va a finire e quali fenomeni concreti determina al di sotto della crosta politico-culturale .

Vediamo i dati USA: essi ci dicono che durante la presidenza di Obama c’e’ stato un saldo positivo di 15 Milioni di posti di lavoro, inoltre 7 Milioni si sono persi nella manifattura tradizionale.    Vale a dire a seguito della crisi di fine 2007 lo Stato, per evitare disastri come nel ’29, ha finanziato il salvataggio dei principali giganti della manifattura che si sono ristrutturati spingendo sulla automazione.   Ormai tutti gli studi concordano sul fatto che la ‘delocalizzazione’  ha giocato un ruolo minimale durante la crisi.

I posti di lavoro in piu’ (al netto delle ‘fabbriche’) sono stati quindi piu’ di 23Milioni e la disoccupazione interamente riassorbita.   Le paghe orarie medie stanno inoltre, per tipologia di lavoro, tornando a crescere.

La dimensione della trasformazione subita dalla economia americana va tuttavia oltre i gia’ enormi numeri sopraesposti. 23 milioni e 7 milioni sono infatti unicamente il saldo ma le trasformazioni hanno interessato l’intero mondo delle produzioni.

In Europa la crisi ha avuto impatti sociali differenti per la diversa economia, il diverso welfare e per le politiche economiche meno espansive adottate dagli stati UE.   Il risultato per molti Paesi (soprattutto del Sud Europa) si e’ tradotto in un aumento enorme della disoccupazione.

Come spiegare quindi questa rivolta anti sistema da parte di ceti tradizionalmente ‘moderati’ in USA ?

Le prime analisi , sempre in USA , ci dicono che i nuovi posti di lavoro hanno 2 difetti :

  1. A) sono lavori da ‘donna’ (o da immigrato)
  2. B) sono collocati nelle due coste

Poco pagati e poco protetti i primi, molto pagati e molto poco tradizionali i secondi .

I primi principalmente nella cura della persona, nei servizi di front desk, nella infanzia e nel welfare.

I secondi nelle nuove attivita’ della economia americana, legati all’utilizzo intensivo delle potenzialita’ del web, dell’industria delle comunicazione, dell’arte, dell ‘intrattenimento, del commercio ecc (vale a dire ingegneri, ricercatori sociali, avvocati, finanzieri e markettari).

Milioni di posti di lavoro ben pagati che hanno fatto si che in California il restringimento numerico della classe media e’ avvenuto in misura maggiore per lo spostamento di ceti verso l’alto che verso il basso della scala retributiva .     Si incomincia inoltre a notare che un mutamento degli stili di vita di questi nuovi ceti  (poco Trumpiani)  sta producendo posti di lavoro significativi in quello che si inizia a chiamare ‘nuovo artigianato’.    Ma di questo fenomeno parleremo piu’ avanti.

Un altro dato interessante per spiegare le ricadute politiche di queste trasformazioni nel mondo del lavoro e dato da una percezione di insicurezza diffusa : anche chi ha frequentato senza interruzione i decili piu’ alti della scala retributiva dichiara di avere vissuto almeno un anno della propria vita lavorativa senza la certezza del futuro.   E’ questa una differenza (ideologica?) notevole rispetto agli arrembanti anni 80′ dove anche in mezzo alle ‘difficolta’ economiche alcuni ceti credevano fermamente sull’inevitabilita’ delle proprie fortune

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