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Cippi, Lapidi, Monumenti. Un itinerario per chi non vuole dimenticare il prezzo della libertà

L’Appennino è stato uno dei principali teatri di guerra del secondo conflitto mondiale. Qui si attesto’ la cosiddetta “linea gotica” e per lunghi mesi si contesero il territorio, combattendo aspramente, nazifascisti, americani, eserciti alleati e partigiani. 

Tanti giovani accorsero sugli appennini, lasciando famiglie, lavoro, studi ed affetti, per contribuire alla liberazione dal nazifascismo e riscattare una Patria disonorata da una  guerra di aggressione a fianco di Hitler, dal totalitarismo, dalle leggi razziali, dalla violenza e dalla miseria. Purtroppo gli appennini conobbero anche la vigliacca e disumana crudeltà di nazisti e fascisti contro le incolpevoli popolazioni locali. Non potendo avere la meglio sui combattenti rivolsero il loro istinto criminale su donne, bambini ed anziani. Alla fine vinse la libertà ma il prezzo pagato fu altissimo. Le nostre comunità non lo hanno dimenticato. Non possono dimenticarlo. Ce lo impediscono le memorie dei sopravvissuti, le testimonianze dei famigliari, i documenti degli storici, i valori ispiratori delle istituzioni e della Costituzione, la più bella del mondo, nata dalla Resistenza, le libertà conquistate 74 anni fa che, ancora oggi, presidiano diritti, partecipazione e possibilità di cambiamento. E i tanti cippi, lapidi e monumenti che su strade e piazze raccontano il dramma e l’eroismo di un popolo. Io li ho visitati in bicicletta. Un modo come un altro per non dimenticare. Sono tanti. Ho scelto quelli più vicini a casa. 
Inizio con la lapide che ricorda l’eccidio per rappresaglia di 17 civili di Silla e di Molinaccio (Gaggio Montano). 

Poi il luogo (Abetaia) dove furono ritrovate le spoglie di Paolo Fabbri (medaglia d’oro alla memoria) e Mario Guermani, entrambi molinellesi, arrivati in appennino per conto del Comitato di Liberazione Nazionale. 

A Rochidoso (Gaggio Montano) le SS rastrellarono e uccisero 60 persone. I cadaveri furono brucianti e sepolti in una fossa comune.

Antonio Giuriolo, Capitano Toni, medaglia d’oro al valore militare, morì a Corona (Lizzano in Belvedere) mentre tentava di recuperare i corpi dei suoi compagni deceduti. Ufficiale del 7°reggimento alpini guido’ la brigata partigiana Matteotti “Montagna”.

Il monumento di Querciola (Lizzano in Belvedere) ricorda i caduti per la conquista delle postazioni tedesche del monte Belvedere nel febbraio 1945.

Nel settembre del 1944 a Ca’ Berna (Lizzano) un reparto di SS rastrello’ e fucilo’ 29 persone, in maggioranza donne, bambini e vecchi.

Targa commemorativa nella piazza del municipio di Lizzano in Belvedere. Qui la liberazione arrivò nell’ottobre 1944 ad opera dei partigiani comandati da Mario Ricci, “Armando”, medaglia d’oro al Valor militare. Successivamente costituì, d’Intesa con il comando americano, la Divisione Modena composta da tre formazioni partigiane: “Gramsci”, “Matteotti” e “Giustizia e Libertà”.

Il 12 agosto 1944 a Castelluccio furono catturati e fucilati 5 partigiani della brigata Matteotti “Montagna”. La lapide ricorda altri 3 combattenti passati per le armi nei mesi successivi. 

Il 4 luglio 1944 a Biagioni (Granaglione) un contingente di SS italiane e tedesche rastrella e uccide per rappresaglia 9 abitanti.

Rifugio di Monte Cavallo. Qui si costituì il primo nucleo di giovani partigiani locali che assunse la denominazione di brigata Matteotti “Montagna”.

Monumento dedicato ai militari brasiliani. L’opera della scultrice carioca Mary Vieira è posta in località Guanella (Gaggio Montano) dove morirono centinaia di soldati negli assalti per la conquista dell’avanposto nazista di Monte Castello.


Monumento ai militari del Sud Africa. Località Stanco (Grizzana Morandi). 


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