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1. Costruire città e comunità sostenibili significa anche promuovere una cultura dell’accoglienza, che diventa ancora più importante in una realtà demografica caratterizzata da intensi flussi migratori di cittadini italiani e stranieri.
In Emilia-Romagna nel 2019 i permessi emessi per cittadini non comunitari sono stati 420.312, in calo rispetto ai 469.910 del 2014. La nostra regione occupava il secondo posto nella graduatoria nazionale, preceduta dalla Lombardia (961.886 permessi) e seguita dal Lazio (415.490) e dal Veneto (385.494).
La quota dei permessi di lungo periodo, calcolata sul totale di quelli validi al 1° gennaio, era in Emilia-Romagna nel 2019 pari al 68,3% contro una media nazionale del 62,3%. Nella nostra regione era invece più contenuta nel 2018 la quota di permessi rilasciati per asilo politico e motivi umanitari (15,5% a fronte di un valore medio italiano del 26,8%).
Ricordiamo infine che i cittadini stranieri residenti nelle anagrafi comunali in Emilia-Romagna al 1° gennaio 2019 erano 547.537 (47% maschi e 53% femmine). Anche in questo caso la regione con il più alto numero di stranieri era la Lombardia (1.181.772), che precedeva il Lazio (683.409); la nostra regione si collocava al terzo posto, seguita dal Veneto (501.085 stranieri).
Fonte dei dati: Istat

2. L’Emilia-Romagna è una regione ricca, che offre maggiori opportunità di lavoro ed è dotata di un sistema di welfare esteso ed efficace. Molte persone scelgono ogni anno di venire a vivere nel nostro territorio per lavorare o studiare. La maggioranza degli immigrati è rappresentata da cittadini italiani, che provengono soprattutto dalle regioni meridionali ed insulari. Nella città di Bologna, ad esempio, ogni anno si iscrivono nei registri anagrafici circa 15.000 persone, rappresentate per il 60% da italiani. Fra il restante 40% di immigrati stranieri è inoltre forte la presenza di donne e uomini europei, provenienti sia da Paesi appartenenti all’UE (in primo luogo Romania e Polonia) o da altre nazioni (soprattutto Ucraina, Moldova e Albania).
Nel Rapporto BES 2019 l’Istat ha documentato che l’Emilia-Romagna ha conquistato un altro primato: la nostra regione esprime infatti la maggiore capacità di trattenere o richiamare al suo interno giovani laureati in età da 25 a 39 anni (con un saldo positivo pari nel 2018 a +16,2 per mille, in costante crescita nell’ultimo quinquennio).
Nella nostra regione il divario di genere relativo a questo fenomeno è più contenuto, poiché la capacità di attrazione si manifesta in misura quasi uguale verso giovani laureati di sesso maschile e femminile. L’Emilia-Romagna ha superato la Lombardia per capacità di attrarre queste qualificate persone; bisogna segnalare inoltre nella graduatoria delle regioni settentrionali il saldo negativo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.
Fonte dei dati: Istat.

OBIETTIVO AGENDA 2030 ONU: 11

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