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Clorofilliamoci

«Ciao tesoro ti disturbo?»

«No, figurati, amore, non mi disturbi affatto, stavo facendo yoga…»

«Sempre in forma tu!»

«Ma no, è che ieri sono andata in gita con i ragazzi e a un certo punto non so cos’è successo devo aver fatto un movimento strano e mi sono distorta il tendine del muscolo palmare…Ho un dolore alla mano che si estende su tutto il braccio»

«Ah sei stata in gita? E dove li hai portati di bello, i tuoi alunni?»

«Non mi ci far pensare, Riccardo. Siamo andati a visitare Palazzo Pepoli e poi.. Non hai idea di dove volevano andare a mangiare. Al Mac Donalds. Non ci potevo credere. Pensa che la mia collega voleva pure lasciarceli andare. Ho detto che mi rifiutavo di accompagnarli»

«Ma dai sono ragazzi»

«Riccardo, ma si inizia così! Io dico, questi genitori che lasciano che mangino della carne in questo modo. E poi … che carne! Pensa cosa c’è dentro. E’ una ferocia. Che non dovrebbe essere insegnata a ragazzi di 13 anni»

«No, certo, immagino. Però son ragazzini»

«Però niente, Riccardo. Non c’è attenzione al problema. Figurati che in Senigallia il sindaco ha vietato il menu vegan nelle scuole… ma io dico, ti pare possibile. Mentre a Milano, lì si che sono avanti, c’è una mensa vegan stupenda»

«A Milano?»

«Sì, anche se ormai c’è da dire che nulla è più sicuro. Bisogna sempre stare attenti! L’altro giorno leggevo su Io Veg che in California hanno trovato dentro a un hamburger di soia del DNA di topo»

«Che schifo!»

«E’ orribile lo so. Ma ormai siamo lì lì anche noi»

«Ma è in California, dai»

«Ma qua è ancora peggio, a tratti. Perlomeno là, li fanno gli hamburger di soia! Qua non c’è attenzione per questi argomenti. Lo vedo in giro, la gente quasi ti disprezza. Pensa a Mirta, poverina»

«Sì, ma Mirta è esagerata, cara»

«Riccardo, no. E’ una questione di principio. Mirta ha ragione. L’hanno offesa nell’anima, nel profondo»

«Ma non sapevano che era vegana. Secondo me non l’hanno fatto apposta»

«Non l’hanno fatto apposta? Stiamo parlando di gente che lavora con lei da anni, ormai… Lei sempre così disponibile…»

«Beh insomma è stata più di 3 mesi in aspettativa per andare in India»

«Ma era in un ashram per un ritiro spirituale, Riccardo, era esaurita e si capisce anche perché. Con i colleghi che si ritrova! Ma io dico, regalarle una borsa di cuoio per il compleanno!»

«Forse era ecopelle. Magari loro non lo sapevano…Beccarsi a vicenda per queste cose, a volte non ne vale la pena»

«Non dire beccarsi Riccardo che mi fa venire in mente il servizio che ho visto ieri sera sugli allevamenti intensivi. Quelle povere galline tutte stipate. Ho pianto, te lo giuro»

«Capisco però, dicevo, Giulia, non tutti sono coscienti di queste realtà. A volte la gente è ignorante»

«E’ ignorante, certo, Riccardo, ma io credo ci sia anche molta crudeltà. Ora comunque Mirta si sta organizzando»

«Per fare cosa?»

«Va a lavorare in un ufficio in coworking. A Londra»

«Beh non c’è bisogno di andare fino a Londra per lavorare in coworking… anche qui ci sono delle belle opportunità»

«No, non hai capito. Lei va in questo spazio di coworking che è un’installazione che sta proprio dentro a un albero. In un tronco nel mezzo di un parco pubblico. Si chiama tree-office o qualcosa così»

«Non so se mi piacerebbe molto lavorare dentro a un tronco»

«Ma Riccardo, insomma, questo è il futuro, tra un po’ tutti dovremmo lavorare, vivere dormire a contatto con la natura, nel verde»

«Voglio vedere te a dormire in tenda tutte le notti!»

«Io invece la invidio Mirta, anch’io vorrei tanto che qua in Italia fossimo più sensibili, organizzassimo di più queste iniziative. Ma lo sai che il Regno Unito è il primo paese europeo più sensibile al veg-pensiero?»

«Eh ma loro stanno avanti. Comunque anche qui c’è più sensibilità rispetto a un tempo… »

«Più sensibilità? Ma mi stai prendendo in giro? Tu sai cosa hanno organizzato come rimpatriata i miei vecchi compagni dell’università? Una grigliata! Ora forse non lo sanno che sono vegana, ma dico, non si poteva organizzare una cena tra amici senza bisogno di queste cose crudeli e …posso dirlo, totalmente gratuite!»

«Beh le cose tra amici sì, son gratuite.. Giulia, vedi, per loro forse è un momento di ritrovo, la grigliata, cuocere la carne, cose così…»

«Cose così, ma come parli? Come un primitivo? Un Neanderthal? Come se tu cuocessi delle persone, così le fai arrosto, fai arrosto il tuo capo, il tuo collega…»

«A volte non mi dispiacerebbe»

«Ma chi siamo noi per decidere chi deve morire e chi no, perché ancora tutta questa violenza? Ormai siamo in un’epoca dove non c’è più bisogno di mangiare carne, e poi anche prima, persino Pitagora diceva che la terra offre cibo pacifico che non è macchiato di sangue… »

«Ma tesoro, non tutti sono colti come te»

«Eppure tu sei sensibile a queste cose, mi stupisco di te che sei così tranquillo, così indifferente. D’altronde ormai l’ha detto anche il Papa, no? Che dobbiamo trattare gli uomini meglio degli animali… L’hai sentito, vero? Ecco, a me è sempre piaciuto questo Papa, ma mi sembra che abbia un po’ esagerato»

«Beh ma Giulia lui si riferiva al fatto che spesso la gente è indifferente alle grandi catastrofi umane e poi magari per una cavalletta è pronta a uccidere…»

«Io sono rimasta profondamente delusa da quelle parole. Noi abbiamo trattato gli animali come nazisti, altroché e dovremmo vergognarcene, e non l’ho detto io, l’ha detto Isaac Singer. Premio Nobel»

«Certo, ma…»

«Quando poi sbatti contro un muro d’ignoranza, cosa ci vuoi fare? Te l’ho detto che cosa mi disse mia nonna quando le annunciai di essere diventata vegana? Anzi le dissi vegetariana perché tanto non capiva»

«Si me l’hai detto almeno 5 o 6 volt.. »

«Mi disse allora ti metto il prosciutto nel panino! Ti rendi conto. E tutta la mia famiglia è così, ormai. Sono retrogradi. Ma questa è la nostra cultura… cibo, cibo, non parliamo che di quello, carne.. che poi sarà quello che ci ucciderà, Riccardo, tu lo sai, io lo so»

«Sì lo so Giulia, però non possiamo pretendere che tutti lo sappiano»

«Ah certo, cavoli loro. Poi campano molto meno, si ammalano, non mi stupisco. E’ scientificamente dimostrato che un vegano in condizioni diciamo sane, campi in media almeno 14 mesi in più di una persona che mangia una volta alla settimana carne. Ma lo sia cosa ha detto Veronesi l’altro giorno a … »

«Sì, lo so cara, e infatti ho smesso anch’io. Così quando saremo anziani potremo goderci i nostri amati 14 mesi in più insieme. Però non parliamo più di queste cose, dai, facciamola finita, tagliamo la testa al toro…»

«Ma come parli? Tagliamo la testa al toro? Lo vedi? Predichi bene e poi… Lo sai che non basta mangiare vegano per vivere davvero in armonia, ma bisogna partire innanzitutto dal linguaggio. Usare un linguaggio cruelty free è il fondamento. Come fai a riferirti a un animale, così, con quest’idea retrograda che sia ancora sopraffatto dall’uomo? ma tu pensa a quel toro…No, io voglio che tu ci pensi, davvero. Pensa a quella testa mozzata, pensa a quanta leggerezza nelle tue parole…»

«Scusami cara, ci penso davvero, ma a volte tutti ‘sti discorsi mi fanno andare in bestia…»

«Ma ancora?! Perché parli così? Ma chi è l’uomo per definire bestie prive di ragione gli altri esseri viventi? In realtà non è forse l’uomo un animale addomesticato che ha comandato sugli altri animali con violenza e crudeltà, come diceva Charlie Chaplin? Perché non dire, allora, andare in uomo? Sarebbe di certo più corretto!»

«Allora, volevo dire, non farmi andare in uomo, cara. Io non volevo chiamarti per dirti tutte queste cose, io volevo solo invitarti a cena»

«Dove?»

«Al VegPerTe?»

«No, no, quelli ti derubano per farti un’insalata»

«Beh questo io l’ho sempre pensato…E al Clorofilliamoci?»

«Mamma mia, Riccardo, no. Quelli sono fruttariani»

«Cioè?»

«Mangiano solo frutta caduta dagli alberi»

«Solo se caduta..?»

«Sì, solo se caduta. Ti pare possibile, questi manco strappano una mela da un albero. Fanatici! Io quella gente non la sopporto»

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Tequila e Bonetti sono due investigatori degli anni '90 che indagano su fette della società contemporanea. Tequila annusa le piste e scova i dialoghi, Bonetti li trascrive e condivide con i lettori.