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Coltivare tartufi? Si può.

Il tartufo e’ un fungo ipogeo non particolarmente diffuso ma molto ricercato per via del tipico profumo, penetrante e persistente, che si sviluppa a maturazione avvenuta per attirare gli animali  selvatici (maiale, cinghiale, tasso, ghiro, volpe) a cui la “natura” ha affidato il compito di perpetuare la specie, spargendone le spore nell’ambiente circostante. Il fatto è che il profumo del tartufo attira anche il genere umano. Le prime notizie certe su questo particolare fungo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel 1564 il medico umbro Alfonso Ceccarelli scrisse “l’Opusculus de tuberis” dove, riassumendo le opinioni di naturalisti greci e latini, ne rivelo’ le innumerevoli proprietà e l’enfatico apprezzamento da parte di nobili ed alti prelati. Per alcuni, addirittura, il suo aroma era una sorta di “quinta essenza” dall’effetto estatico. L’Italia, assieme alla Francia, e’ stata storicamente la culla della passione gastronomica europea per il tartufo. Anche perché il bel paese ospita una delle produzioni mondiali di maggior pregio. Le regioni più vocate e internazionalmente riconosciute sono il Piemonte, la Lombardia sud-orientale, l’Emilia-Romagna, soprattutto i colli bolognesi e forlivesi, la Toscana, le Marche e l’Umbria. La disponibilità di tartufo “spontaneo” non è però scontata. Le annate possono essere scarse o abbondanti. Dipende da innumerevoli varianti stagionali e climatiche, dal numero dei raccoglitori, dalla pulizia e dalla manutenzione dei boschi, dagli animali selvatici. In relazione alle incertezze della crescita spontanea e soprattutto alla tracimante richiesta del mercato di consumo hanno preso piede, da qualche decennio, le coltivazioni di tartufo, che in quanto tali si configurano come vera e propria attività agricola. Dunque coltivare il tartufo e’ possibile. Per farlo bisogna chiedere una autorizzazione alla Regione, individuare un terreno dalle caratteristiche appropriate, in genere i più produttivi sono quelli a ridosso delle aree dove c’è la crescita spontanea, scegliere piantine micorizzate certificate, adottare precise tecniche di lavorazione del terreno, una giusta irrigazione, una perfetta manutenzione e poi proteggere la coltivazione dagli ingressi indesiderati. Il tempo di attecchimento e’ di circa 4 anni; l’apice produttivo si raggiunge dopo 11 anni. Una volta raggiunto persiste per quasi 80 anni. Di solito ottengono buoni risultati le coltivazioni di tartufo nero e bianchino. Molto  più incerte quelle del tartufo bianco.

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