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Cosa ci sta insegnando

In questi giorni siamo tutti a casa. Io e mia figlia da TRE settimane e da una si è aggiunto anche papà. Potrei semplificare tutto e riportare come questa situazione particolare sia vista da Sophia (4 anni) che ogni tanto sentenzia: “Mamma, che bello, siamo una famiglia!”. Un raggio di ottimismo e positività in questo periodo buio.

Ma non sarebbe il quadro completo. La cruda verità è che questo virus ci ha messo “a nudo” e più veri di qualsiasi altra cosa negli ultimi decenni. Ci ha restituito il tempo in famiglia, la bellezza di tornare a giocare con i nostri figli, il calore del sabato sera con la pizza al forno, la semplicità di fare una torre con le costruzioni o il braccialetto fai-da-te.

Ci ha insegnato (o ha insegnato almeno ai datori di lavori) che lavorare non significa per forza stare in ufficio. Certo, alcune attività non si possono fare da casa e per alcune riunioni la presenza fisica è indispensabile, ma diciamoci la verità: la stragrande maggioranza del lavoro di qualsiasi impiegato oggi si può fare con un PC, dei software e una buona connessione.

Inoltre, ci ha ricordato che solo la Scienza – ed esclusivamente lei – ci può tirar fuori da questa situazione, con buona pace per tutti quelli che pensano di sapere sempre tutto, di essere al di sopra di tutto ed agli eroi da tastiera sempre pronti a seguire l’ultima teoria complottista: state zitti per favore. Fate un favore al mondo in cui vivete: nascondetevi e fatevi dimenticare.

Come sempre accade nei momenti di necessità gli eroi veri emergono con chiarezza: infermieri, medici, operatori sanitari e tutte le persone di buon cuore che si sono messe a disposizione della collettività per affrontare al meglio la situazione. Ormai è più di un mese che lottano con un nemico invisibile e poco conosciuto e mettono la loro vita a rischio per la nostra salute e tranquillità. Il minimo che possiamo fare è riconoscerlo, ringraziarli e cercare di fare il possibile per aiutarli, standocene a casa e seguendo le poche indicazioni che ci chiedono di seguire.

Cos’altro ci sta insegnando?

Che facciamo parte di una collettività e che tutti quelli che pensano/pensavano di essere più belli, bravi, ricchi o in qualsiasi modo migliori degli altri, possono mettere il loro cuore in pace: non lo siete! Potete andare avanti, come tutti noi, solo insieme e rispettando le regole di tutti.

Ah, la cosa più bella: abbiamo bisogno del contatto fisico. Siamo umani e siamo animali. Abbiamo bisogno di toccarci, abbracciarci, baciarci e sentirci vicini. Per fortuna.

P.S. È inutile dire che ho cercato di tirare fuori solo gli aspetti più o meno positivi. Non ho parlato delle perdite nell’industria, nel commercio, delle difficoltà delle partite IVA e di tutte le conseguenze negative che purtroppo vedremo nei mesi futuri. Non ho menzionato le persone che non andando a lavoro non percepiranno l’unico reddito che hanno e quindi si troveranno in una situazione che non permette la tranquillità, la serenità. Non ho detto nulla dell’irresponsabilità incredibile di alcune persone che si sono spostati per andare in altre città, in altre regioni o perfino in feste e locali. Di tutto ciò non ho parlato, perché preferisco concentrarmi sul lato positivo di questa vicenda. Provare a vedere il buono anche in questa situazione. Questo brutto momento passerà e potremo tornare a preoccuparci delle solite cose, incluso il problema di cosa mettere per uscire la sera o dove andare per il 40° compleanno.

Dobbiamo avere pazienza. Nel frattempo stiamo a casa. Anche se lo smart-working con i figli addosso sembra difficile, Sophia adesso conosce i figli di tutti miei colleghi: anche per questo ci voleva il Corona Virus.

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Written by

Mi chiamo Marija Belicheva. Sono macedone e vivo a Bologna da quatro anni. Sposata e da poco mamma della piccola Sophia. Mi occupo di Marketing e Commercio estero per una società emiliana. Ho studiato lingue, interpretariato e studi europei. Mi piace viaggiare, leggere e condividere.