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CULTURA: la diffusione del pensiero greco in Italia

“Sovranismo economico; rifiuto dell’ingerenza della BCE sulla Banca Centrale e delle istituzioni europee nelle scelte economiche del Paese; rinegoziare al più presto le condizioni del debito pubblico rispetto alle regole dell’Europa; possibilità di sforamento del rapporto debito/PIL per sostenere le politiche di sviluppo; finanziare i più bisognosi (sussidi); sostegno del bilancio pubblico attraverso la persecuzione dei – soliti e inossidabili – grandi evasori”.

Boutade di Brunetta? Proclama di Di Maio? Editto di Grillo? Linea di Salvini? No. Si tratta del programma messo in atto da Varufakis nel 2015 in Grecia, un Paese europeo poco distante. Se non fosse per l’assenza della Flat Tax, è un programmino che somiglia moltissimo a quello propostoci dei partiti risultati più graditi agli italiani il 4 marzo scorso. Insomma, come accade da millenni, anche stavolta la cultura ellenica ha influenzato il continente ed ha anche evidentemente condizionato i programmi elettorali italiani. Vi ricordate come andò tre anni fa ai piedi del Partenone? Banche chiuse, bancomat inattivi, niente pensioni, niente stipendi e così via. Un ricco menu con contorno di manganellate in piazza. Il 4 marzo scorso in Italia, l’insofferenza verso un’Europa più finanziaria che sociale ha di certo prevalso sui contenuti. Ma chi può dire? Magari qua funziona. In caso contrario, sentiremo i biondi tedeschi ricordarci che “Wie man sich bettet, so liegt man” che grossomodo si tradurrebbe con “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.

Massimo Mota

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