|

 

Da un Tiro all’altro: il “Tiro Pesante Rapido”, Cavallo Agricolo Italiano, nativo di Ferrara….

Tiro Pesante Rapido e’ il nome del Cavallo Agricolo Italiano. Un’animale imponente, di grande forza e potenza, facilmente adattabile ad ogni tipo di clima e di alimentazione, apprezzato per l’innata capacità di eseguire i lavori con un eccellente ritmo, impiegato nelle risaie, nei campi di grano e nel trasporto dei raccolti, e’ stato per decenni uno dei protagonisti dello sviluppo dell’agricoltura italiana. Ora è’ utilizzato come alternativa alle impattanti ed onerose macchine motorizzate nel lavoro boschivo e nella selvicoltura nelle zone di maggiore pregio ambientale,  nelle escursioni naturalistiche nei parchi e nelle riserve, come riproduttore per la selezione di muli pesanti, negli attacchi di carri e carrozze e nelle attività agrituristiche, dove si dimostra affidabile e docile. La storia di questo cavallo ” di razza” inizia a Ferrara alla fine dell’800 nel “Regio Deposito Stalloni”, una struttura del Ministero della Guerra per la selezione e la riproduzione degli animali di servizio dell’esercito. All’epoca in Italia esistevano 8 Depositi Stalloni e ciascuno di essi aveva uno specifico indirizzo ippico. A quello di Ferrara fu affidato il compito di selezionare e produrre un cavallo adatto alle artiglierie da campo, detto appunto Tiro Pesante Rapido. Dopo una fase iniziale di incroci con stalloni stranieri fecero seguito procedimenti selettivi mirati a delineare linee di sangue tutte italiane. Nel 1927 fu avviata ufficialmente la prima generazione di cavallo di tipo  “agricolo-artigliere“ che oltre a corrispondere alle richieste militari raccoglieva le istanze dei possidenti agricoli. Sul finire degli anni ‘50 con il venire meno dell’interesse militare i Depositi furono assegnati al Ministero dell’Agricoltura e fu istituito il Libro Genealogico del Cavallo Agricolo Italiano, in sostituzione del precedente controllo selettivo della produzione. Il Libro Genealogico oggi conta oltre 6.500 capi di cui 3.000 fattrici, raggruppati in oltre 1.000 allevamenti. Dunque una storia emiliano-romagnola che parla all’Italia e soprattutto una bella storia di riconversione postbellica e postmilitare che ha consentito ad una biodiversità di non estinguersi con l’estinguersi della sua iniziale missione.

Share Post