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Un recente studio di Deloitte evidenzia aspetti legati alla Generazione Z e ai millennial interessanti.

Ancora una volta la maxi fascia anagrafica che va dagli 11 ai 39 anni disegna un futuro green per il nostro pianeta. L’80% chiede a governi e imprese investimenti massicci per la salvaguardia ambientale, collocando l’attenzione e le politiche verdi come punto qualificante di rinascita post lockdown. Certo, ciò che balza agli occhi è al contempo la forte preoccupazione per il futuro, mai così incerto, mai così precario e nebuloso.
In Italia, i millennial per il 45/47 % e la Generazione Z per il 47/48 % si dichiarano ansiosi. Al centro di questo stato ansiogeno le preoccupazioni per il lavoro, per la salute mentale e fisica.
Proprio le generazioni alle quali affidare le sorti del mondo, vedono questa fase incerta e opaca. La visione strategica di un pianeta più sostenibile, viene increspata dalle nebbie della paura e delle insicurezze.
Ora, lungi dal proporre una retorica giovanilistica, che non ha mai prodotto nulla di buono, rimane tuttavia un vuoto, una questione ancora irrisolta.
Chi ha ora in mano le sorti del Paese e dell’Europa, ha in mente una prospettiva? Proprio quella prospettiva della quale i giovani europei e non sono i più diretti interpreti. O meglio, ciò che si mette in campo oggi, è strettamente connesso ad un progetto per il futuro?
Recovery fund, Mes, Piano di Rilancio, politiche attive per il lavoro, Next Generation EU, hanno l’ambizione oltre che di “salvare” l’oggi anche di costruire il ponte verso il domani, oppure tutto si esaurirà nello spazio di un Consiglio Europeo?
Presto cominceremo a capire se alle domande seguiranno le risposte.

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