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Ennesima dicotomica settimana del basket bolognese

Una settimana, e due risultati, che sanciscono drasticamente come entrambe le squadre funzionino, nel bene come nel male, solo se i rispettivi califfi funzionano.

Nel male. Se nella V AleGentile ed Aradori giocano una partita appena appena normale, si perde perché la squadra non è in grado, se si eccettua il sempre più convincente Slaughter che dimostra partita dopo partita il perché del sontuoso pedigree che lo accompagna (tra il 2008 ed il 2015, 3 campionati nazionali tra Germania e Spagna, 5 coppe tra Spagna, Germania ed Israele, 3 supercoppe spagnole e, soprattutto, una Eurolega, nel 2014, con il Real Madrid) ma dal quale non si può certo pretendere si erga al rango di matador, di trovare tra le proprie risorse chi si possa ergere a protagonista raccogliendo il testimone da chi, appunto e a tratti, il fiato deve pur tirarlo. Se a questo si somma il concetto di difesa mia, fondamentale a noi sconosciuto come a volte purtroppo succede, succede che si permettano nefandezze assortite agli avversari di turno facendo fare, come in questo caso, ai cugini Diener un figurone con il nanone Travis che, memore di antica gloria, somma 3 rimbalzi alla bellezza di 6 assist e Drake che stampa quasi un  punto al minuto (17 su 20)  con l’85% da 3 e al dimenticato e dimenticabile bamboccione Fontecchio ben 13 punti (che se non è il suo massimo in campionato poco ci manca) con un complessivo 60% che chiama vendetta. Tenendo conto che poi Cremona ha anche signor giocatori come Martin, Sims e Johnson-Odom e solide figure di rincalzo che, come spesso succede ai peones vari ed assortiti, quando incontrano la Virtus si esaltano, come Ruzzier o Portannese e che ad allenarli al corri e tira che tanta fortuna ha portato al basket di periferia nelle ultime stagioni c’è il miglior allenatore italiano, il coach Sacchetti che guida le speranza azzurre per le competizioni a venire, ben si spiega il rovescio (78 a 91) nella terra dei violini. Una sconfitta che non cambierà nulla, come molto paraculamente qualcuno aveva suggerito prima del fischio d’avvio, ma che, si fosse tramutata in vittoria, qualcosa di solido avrebbe detto e portato.

Nel bene. Parlando di califfi, non si possono tacere quelli della F, perché se i vari Mancinelli, Rosselli e Cinciarini (praticamente il 50% del fatturato di squadra con percentuali complessive che sfiorano il 45% e poi rimbalzi il Mancio, assist Rosselli e precisione chirurgica il Cincia) giocano come sanno e come possono, ecco che la squadra come per  magia si ritrova e dimentica le varie magre e ripassate prese in giro per l’Italia (dell’est, chiaro, vista la cervellotica suddivisione della Lega di sotto). E se poi, lasciati sfogare Corbett, il migliore, e  Campogrande, si tengono l’altro moro Powell e il grande ex Amoroso ad una insignificante presenza, ecco che il gioco è fatto (75 a 63 ad un’arrembante ma velleitaria e poco altro Montegranaro). Potendo sommare, in sovrappiù, la convincente addizione di Okereafor (discretamente al 50% al tiro ma, soprattutto, una lineare e salvifica interpretazione del gioco voluto dal neo coach) e definendo in maniera ormai brutale e forse irrimediabile la bocciatura dell’ufo McCamey inutile e inutilizzato quanto mai (sugli altri, e questo è un problema, stendiamo un velo).

In ultimo, di sfuggita si è accennato al nuovo coach Fortitudo. Che è, lo si saprà, Pozzecco. Esperienze da capo, poche, alternate, insufficienti. Da vice, titoli in un campionato, quello croato, che pur avendo perduta allure, competitivo tra le proprie aree lo è. In Fortitudo, credo rappresenti la voglia di fortitudinità, convinti in società (e dietro la decisione c’è la regia del Boniciolli dimissionario anzi no), a torto o a ragione, di avere la squadra (le possibilità e i  numeri) per riservarsi l’ascensore per il paradiso. La prima è andata: cuore, nervi, coraggio e tanta, tanta classe dai tre immortali. Il resto si vedrà, e l’augurio, allora, non può che essere un grande “Forza GianMarco”.

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