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Essere donna oggi, ovvero l’era dell’anti-innocenza

Da qualche anno il mondo ci infarcisce di film, canzoni, video, meme, infografiche e pipponi più o meno didascalici sul mondo femminile che varia dai 20 ai 40 anni, o giù di lì.

Il primo vero racconto di questo spaccato di mondo, tanto temibile quanto reale, ci è arrivato nel 1998 con la messa in onda di Sex and the city. Serie tv americana di enorme successo che racconta la storia di quattro donne in carriera che sgambettano per le avenue newyorkesi alla ricerca di risposte alla domanda “perché sono single?”. O almeno questo è ciò che credono gli uomini etero, i radical chic e chi non ne ha mai seguito più di una puntata.

Io, giovane trentenne del nuovo millennio occidentale, credo invece che una battuta di Carrie, Samantha, Charlotte o Miranda avranno sempre qualcuno dall’altra parte che ci risponderà con una risata, o addirittura con la battuta successiva o con un candido ma intimamente femminile capirsi al volo. Perché Sex and the city ha dato il via ad un totale sdoganamento del pensiero femminile in chiave pop: il sesso per piacere e non solo per dovere, il lavoro che esce dallo schema maschile/femminile e diventa lavoro aperto a tutti coloro che ne sono capaci, il diritto a viaggiare come e dove ci pare, la ricerca di se stesse e il rivendicare con forza le proprie libertà.

Non per tutte, è chiaro, ma si vive di buoni esempi e le ragazze di Sex and the city sono state, e sono ancora, un buon esempio.

L’episodio 1 della prima stagione inaugura così: “benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L’autoconservazione e concludere affari hanno priorità assoluta. Cupido ha preso il volo dal condominio”.

Mi capirete dunque quando vi dico che ridurre 10 stagioni televisive al racconto di donne che parlano solo di sesso significa non voler considerare tutte le donne che a distanza di 14 anni dall’ultima puntata dell’ultima stagione continuano a riguardare episodio su episodio, continuando a ridere e a credere fortemente in quell’idea di libertà. E cosa che risulterà ai più estranea, quelle quattro donne di Manhattan amano se stesse al punto da dire “la relazione più eccitante, significativa e impegnativa di tutte è quella che hai con te stessa. E se incontri qualcuno che ti ama come ti ami, allora è davvero fantastico”.

Ma siamo in Italia perbacco, e forse anche a distanza di 14 anni tutto questo ci sembra troppo. Magari lo guardiamo, lo teniamo lì in un angolo e fingiamo che non ci riguardi, “che qui siamo in Italia” mi direte e io vi risponderò che sì, avete ragione, siamo il paese che fino al 1981 aveva ancora in ordinamento il matrimonio riparatore, e dopo 36 anni l’idea di sentirci parte lesa di un rapporto violento ci crea ancora enormi disagi e sensi di colpa.

Eppure ogni epoca ha il suo linguaggio e se fino al 2004 abbiamo assistito alla saga delle ragazze newyorkesi, oggi nel 2017 possiamo gustarci i racconti di Freeda.

Cos’è Freeda? È un po’ Frida Kahlo, eroina messicana mito dell’universo femminile, un po’ “freedom” che è libertà di essere, fare e dire tutto ciò che fino ad ora si è taciuto.

Si tratta di un progetto editoriale che si rivolge alle donne e che amo moltissimo, una realtà social al 100% che fa base su Facebook e Instagram e che racconta storie di donne che hanno rivoluzionato e migliorato la società, il tutto condito da un tono ironico e facilmente accessibile ai più.

Video, card, instant articles e gif animate che raccontano di donne speciali: da Franca Viola a Rita Levi Montalcini, da Margaret Bulkey a Greta Garbo.

Non solo questo: Freeda propone con tono ironico approfondimenti culturali di un nuovo femminismo che promuove una reale parità tra i sessi superando guerre e ossessioni relative al genere, la bellezza più per scelta che per nascita.

Quasi un milione di like su Facebook e decine e centinaia di interazioni dimostrano che il prodotto funziona, che le donne sono ancora disposte ad ascoltare ed imparare dai buoni esempi, che se non oggi, se non domani, almeno dopo domani impareremo a difendere la nostra libertà.

L’intelligenza del progetto Freeda e di Sex and the city sta proprio in questo: non ridurre il mondo in categorie divise e incociliabili, l’auto-determinazione per le donne di oggi deve essere la regola e che questo si traduca in un futuro da donna-madre o in un futuro da donna-manager poco importa. Lo vuoi? Prenditelo.
Che bella libertà. Che bella responsabilità.

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