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Ezio Bosso e il Comunale in Piazza Maggiore

Questa sera, alle 21,30 si terrà in Piazza Maggiore il tanto “chiacchierato” concerto diretto dal maestro Ezio Bosso.

Il programma di quello che è l’appuntamento inaugurale di #All4green, la manifestazione dedicata ai temi della sostenibilità che per una settimana farà di Bologna la capitale mondiale dell’ambiente nel quadro dei lavori del G7, prevede musiche dello stesso Bosso (da “Following a bird” a “Rain in your black eyes”), di Bach (il “Preludio in mi minore BWV855”), di Arvo Pärt (“Fratres”) e di Schubert (la sinfonia conosciuta come “Incompiuta”) che saranno proposte dal Coro e dall’Orchestra del Teatro Comunale bolognese.

Un concerto “chiacchierato” lo abbiamo definito.

Un concerto che, programmato da tempo, sembrava in un primo momento dover saltare in seguito alla lettera inviata da 51 orchestrali (sui circa 90 che formano l’orchestra del Comunale) alla Direzione dello stesso Teatro per “… mettere chiarezza …” sia sul ruolo stesso di Bosso, sia sui rapporti istituzionali che lo stesso maestro avrebbe scavalcato (ricordiamo che la presenza di Ezio Bosso fu, in qualche modo anche se il concetto può risultare improprio, imposta dal Sindaco Merola, per statuto Presidente della Fondazione Teatro Comunale, al Sovrintendente Sani che fu comunque ben contento di affidare al maestro il ruolo di Direttore Ospite Principale del Teatro).

Alla lettera, da copione, sono seguite le dimissioni di Bosso stesso (“… io messo alla porta, me ne vado …”), smentite (dei rappresentanti dei firmatari appartenenti tutti, o quasi, al sindacato FIALS che sarebbe quello di riferimento dell’orchestra), precisazioni sulla lettera stessa (gli orchestrali che non hanno firmato e che ne rinnegano il contenuto), precisazioni e distinguo (l’affaire nascerebbe non da una contestazione del lavoro o della figura stessa del maestro Bosso, ma dalla constatazione “… che alcuni orchestrali si sono sentiti in diritto di rappresentare tutti gli altri … e Bosso, di conseguenza avrebbe dichiarato che l’Orchestra ha detto, l’Orchestra mi ha voluto …” mentre, in realtà nulla di ufficiale esiste), prese di posizione (il sindaco ha dettato 5 condizioni sine qua non sulle quali lavorare per risolvere la crisi: si va dalla necessità di individuare al più presto un direttore del personale alla ridefinizione della convenzione con la Filarmonica per arrivare alla piena fiducia al sovrintendente Sani che il consiglio di indirizzo ha recentemente ribadito nonostante l’abbia accompagnata alla richiesta di “… individuare una strategia netta per portare in pareggio i conti del 2017 magari aumentando le alzate di sipario …”), richieste di chiarimenti (dalla Regione hanno fatto sapere che in caso di mancata chiarezza sui punti espressi dal sindaco potrebbero essere rivisti i piani di finanziamento nei confronti della Teatro di Largo Respighi).

Il tutto in un periodo in cui la Fondazione sta vivendo uno dei momenti più bui e difficili amministrativamente parlando, della sua lunga e gloriosa storia (risale ad appena 2/3 mesi fa il licenziamento di una ventina di dipendenti, in parte riassorbiti tramite l’agenzia Ales in Pinacoteca).

Adesso, nonostante questo clima macbettiano (siamo pur sempre in un Teatro e lirico per di più), finalmente è tornato il tempo della musica.

Una musica che, purtroppo, pare ben lungi dal poter dissipare tensioni, personalismi, ripicche, ed autoreferenzialità assortite in quella che sembra essere nulla più dell’inizio di una piccola guerra di potere; una guerra forse attivata per garantirsi un potere che ci si vede sfuggire di mano.

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