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Chissà se Ray Bradbury nel 1953 quando fu editato “Fahrenheit 451” (considerato insieme ai precedenti “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley del 1932 e “1984” di George Orwell del 1948  e al successivo “La svastica sul sole” di Philip K.Dick del 1962 il più importante esempio di quelle fortunate branchie della letteratura fantascientifica conosciute come distopica e ucronica) avrebbe mai pensato che adesso, sessantasei anni dopo, la sua visione del mondo, una visione così fortemente caratterizzata da quanto successo durante la seconda guerra mondiale (i pogrom, certo, ma soprattutto i Bűcherverbrennungen, i falò con i quali nel 1933 i nazisti bruciarono in varie piazze del Reich tutti i libri non rispondenti alla loro ideologia) e dall’oscurante maccartismo imperante a partire dall’inizio degli anni ‘50 (la cosiddetta caccia alle streghe che il Senatore repubblicano, e Presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Joseph McCarthy, scatenò negli U.S.A. nella prima metà degli anni ’50), avrebbe trovato una sua distorta ed incompleta, seppur quasi pedissequa, realizzazione in questa Europa così dissennatamente affascinata dalle destre arroganti ed ignoranti  (si pensi al revanscismo nouveau francoise di Marine LePen e all’isolazionismo del Primo Ministro ungherese  Viktor Orbán, al negazionismo del Cancelliere austriaco Sebastian Kurz e al sovranismo del leader minimo Matteo Salvini, Ministro dell’Interno e Vicepresidente del Consiglio, e della sua sodale Lucia Borgonzoni, Senatrice,  Consigliera Comunale e, non male per una che si vanta di non aver letto un libro negli ultimi tre anni, Sottosegretaria di Stato ai Beni e Attività Culturali e al Turismo).

Certo, e mi sia perdonata la commistione letteratura/politica (come se, d’altronde, parlare di cultura non fosse già di per sé un atto politico), non si può dire che si stia vivendo davvero in una società come quella che fa da sfondo alla vita di Guy Montag, il pompiere protagonista di “Farheneit”, un pompiere che,anziché prevenire gli incendi, brucia libri in ossequio alla legge che proibisce la lettura o il possesso di materiale cartaceo mentre gran parte della popolazione è succube della televisione i cui schermi occupano le pareti delle case e dell’apparecchio radio che ciascuno porta all’orecchio e che costituisce l’organo con cui la dittatura totalitaria diffonde la propria ideologia (ricorda qualcosa, magari contemporaneamente virato sull’invadenza programmata dei social?).

E certo siamo molto lontani dal momento in cui un qualunque dipendente di una qualsiasi organizzazione statale potrà dichiarare “… è una gioia appiccare il fuoco. E’ una gioia speciale vedere le cose divorate, veder le annerite, diverse … il cherosene è ormai per me il miglior profumo che esiste al mondo … è un bel lavoro: il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale …”.

Certo, tutto va bene, fino adesso.

Ma continuando a seguire i falsi profeti di questi anni ignoranti, per quanto tempo ancora?

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