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Fortino Dall’Ara, il Bologna vola

La prima grande differenza tra il Bologna dello scorso anno e quello della stagione attuale sta nei numeri, nudi e crudi: 9 punti in 5 partite, l’anno scorso erano 3; 3 vittorie su 3 gare disputate al Dall’ara (4 se si considera anche il successo in Coppa Italia contro il Trapani), contro l’unico referto vincente del passato campionato nei primi 5 match (1-0 contro il Frosinone, decise Mounier); settima posizione in classifica contro la desolante diciannovesima piazza di allora.

Anche la Sampdoria capitola al Dall’ara, dopo una prima mezz’ora che non prometteva nulla di buono per i rossoblu, in difficoltà contro la superiorità numerica avversaria in mezzo al campo e frequentemente infilati dall’ottimo possesso palla blucerchiato. Poi, come spesso succede, basta un episodio per far svoltare drasticamente la partita: Torreira sbaglia in mezzo al campo, Dzemaili innesca Destro che rientra sul mancino dopo una finta e chiama all’intervento Viviano. Da lì in poi, per oltre un’ora di gioco, ci sarà una squadra sola in campo: il Bologna di Roberto Donadoni.

Proprio allo scoccare dell’ultimo minuto di gioco della prima frazione di gara, succede l’inimmaginabile. Succede che un ragazzo classe ’92, già autore di un paio di marcature stagionali (tra l’altro con un notevolissimo coefficiente di difficoltà), decide che è tempo di spezzare l’equilibrio che, fin lì, aveva regnato incontrastato: traversone di Krejci dalla sinistra, botta al volo di Verdi che si insacca sotto l’incrocio più vicino. Un gol da antologia. Un gol da ricordare, di quelli che rimarranno per anni impressi nella memoria dei tifosi bolognesi. Un gol, soprattutto, che consegna il vantaggio al Bologna e le copertine al talentino scartato dal Milan.

Nella ripresa bastano 5 minuti ai felsinei per chiudere la pratica: cross radente dell’indemoniato Krejci (altro giocatore di cui, ne siamo certi, sentiremo parecchio parlare), Destro taglia sul primo palo e tocca d’esterno, infilando Viviano sotto le gambe. E’ apoteosi al Dall’ara, anche perché Mattia esulta mostrando alla curva una maglia di Mirante, dimostrando un attaccamento al portiere fermato da un problema cardiaco ed uno spirito di gruppo non comuni a questi livelli.

Tra le mura amiche, quest’anno, il Bologna fa paura. Ora tocca a Donadoni inculcare a questi ragazzi la stessa mentalità anche all’esterno del fortino del Dall’ara, magari già a partire dal match di domenica a Milano contro la rediviva Inter di De Boer. Mai come in questa stagione, infatti, si ha la sensazione che a questo gruppo non sia precluso nulla, né a livello di gioco né sotto il profilo dei risultati. Perché non cavalcarla?

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