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GENOVA, 2001-2019

Ciao Carlo,
come stai? Son passati 18 anni e noi stiamo malissimo. Si sono realizzate esattamente tutte le peggiori previsioni di allora.
Non solo, siamo riusciti anche ad andare oltre: ciò contro cui protestavamo 18 anni fa e che consideravamo illiberale, elitario, anti-democratico e figlio demoniaco di una globalizzazione galoppante, oggi ci apparirebbe quasi come un miraggio per porre un argine ad una prepotente e inarrestabile deriva capitalista, comandata da pochi, pochissimi, in una deregulation impazzita e neanche più mascherata.

Nemmeno la concreta minaccia di distruzione del nostro pianeta, li ferma.
Nemmeno l’imminente arrivo di una rivoluzione tecnologica, che lascerà a casa milioni e milioni di persone, li fa ragionare.

Caro Carlo, forse allora ti interessavano relativamente poco questi temi. Sei stato uno sciocco, manipolato, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di sicuro però non meritavi di perdere la vita per il “maschio” esercizio di potere e muscoli voluto da omuncoli che ormai sono perfino spariti dalla scena politica. E che, ahimé, oggi ci sembrerebbero quasi degli statisti – e non dei maiali – se confrontati con l’attualità.

Senti che dico, Carlo. 
Senti quanto siamo scesi in basso. 
Noi, figli di quella “Genova 2001” che ci ha segnati nell’animo e che, ancora oggi, ripensandoci ci fa tremare le vene dei polsi. Una generazione che conosce cosa significhi la sospensione dello stato di diritto, che ne è stata testimone e che oggi riesce ad esprimere solo il nulla, il vuoto cosmico di un “pensiero” progressista inesistente.

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