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“Ehi, Barba, ti andrebbe una bella scopata?

Ha parlato una ragazzina minuta ma con grandi tette. Capelli neri a caschetto, camicia a maniche lunghe, minigonna, sandali. Forse ho capito male. Forse no. Forse è una tossica.

“Mi sembra un popresto.”

“Mica vero, la tarda mattinata è l’ideale per i pensionati.

“Non sono ancora un pensionato.

“E che ci fai a Nantes?

“Sono qui per il Tour.

“Benissimo. Viva il Tour. Offerta speciale: un pompino imperiale più una coppa di Champagne, cinquanta euro. Champagne a carico tuo. Cosa c’è, non sono abbastanza carina? O sei finocchio?

“No, anzi, ma ho da lavorare.

“Mi crolla il mito dellitaliano sempre arrapato.

Vado in un baretto lungo la Loira, unomelette e un bicchiere di Muscadet, pessimo il caffè. Mi sa che aveva ragione la ragazza, un pompino e una coppa di Champagne era meglio …”.

E’ in questo inizio di “Giallo su giallo” (un tour insanguinato, un tour funestato da tre morti collegate, in qualche modo, ad una misteriosa dark lady di cui il protagonista, l’io narrante, altri non è e non una trasposizione nemmeno tanto celarta dello stesso Mura) uno dei due gialli, appunto, che ha scritto (l’altro è “Ischia” in cui il commissario Jules Magrite, in vacanza con il magistrato Michelle Lapierre, incontra il boss Pépé le Couteau che lo conduce oltre il sipario delle bouganvillee, delle scogliere e dell’acqua verde-azzurra fino a scoprire un nuido di corruzione, degrado, criminalità), che si ritrova tutto Gianni Mura, la sua umanità e la sua ironia, la capacità di arrivare al nocciolo delle cose senza perdere la capacità di scrittura, una scrittura facile, semplice, immediata ma di sicura presa, e l’elenco delle sue passioni: lo sport (il Tour de France specialmente), il cibo (anche un’omelette e un bicchiere, fresco, di Muscadet all’ombra del pergolato di un bistrot lungo un fiume possono essere una festa, grossa e grassa, per il palato) e le donne. Il tutto (e tralasciando le carte, lo scopone, e gli anagrammi, la convivialità e la poesia, la canzone d’autore e gli amici) non necessariamente  in quest’ordine.

Facilità e felicità di scrittura, unite a un grande senso del narrare e ad un’enorme gioia del farlo e ancora conoscenza e rispetto e amore di ciò di cui si parla (il Tour e l’arcipelago napoletano): questo è il Mura scrittore, anche se il meglio lo si trova in certi articoli (come quando paragona Maradona e Platini, o quando inventa il termine Pantadattilo per celebrare il Tourmalet di Pantani) o nelle spigolature con tanto di voti della sua rubrica Cattivi Pensieri sul domenicale di Repubblica.

Ancora, e infine, purtroppo, quello che soprattutto ci ha lasciato nei suoi scritti, è la celebrazione della vita, la vita come va, o dovrebbe andare, vissuta. Come, d’altronde, quasi un epitaffio annunciato, si può leggere nelle istruzioni leggere da lui stesso scritte per il suo, ultimo, libro “Non c’è gusto”:

… confesso che ho vissuto, che ho mangiato, che ho bevuto, che ho sbagliato. La maggior parte degli errori, in gioventù …”.

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